9 maggio 2021

Schiena dritta, sguardo alto, e un sorriso

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Racconta la famiglia Condorelli che le prime richieste di pizzo sono iniziate che ancora c’era la lira. Ma da allora ad oggi hanno sempre scelto di non cedere. L’ultimo episodio è del 2019 e Giuseppe Condorelli, oggi titolare del gruppo dolciario fondato da papà Francesco e conosciuto il tutto il mondo, ha denunciato ai militari di Catania che avevano già da un paio d’anni iniziato l’inchiesta ‘Sotto Scacco’ che ha portato questa settimana a 40 arresti di esponenti delle cosche legate al clan Santapaola-Ercolano. Che facesse prodotti straordinari si sapeva – quei torroncini esportati in 25 Paesi – che avesse avuto il coraggio di scegliere un testimonial omosessuale già molti anni fa quando la cosa era molto complicata pure, oggi la Condorelli ha dimostrato una volta di più di essere azienda di straordinari principi. “Noi vogliamo solo far vivere i nostri due figli di 14 e 15 anni in una terra senza mafia”, ha detto Giuseppe commentando il suo contributo all’inchiesta. Che poi era la stessa idea di Giuseppe ‘Peppino’ Impastato, giornalista, conduttore radiofonico, attivista conosciuto per le sue denunce contro Cosa Nostra. Che pensò bene di ‘suicidarlo’ (nel film ‘I cento passi’ si racconta bene di come vennero avviate le indagini dopo il ritrovamento del suo cadavere) proprio il 9 maggio del 1978. Lo stesso giorno in cui venne ritrovato il corpo morto di Aldo Moro: tra i fondatori della Democrazia Cristiana e protagonista assoluto della politica italiana che venne rapito dalle Brigate Rosse (ma se la vicenda è diventata nota come il ‘Caso Moro’ è perché è ormai assodato che ci furono complicità importanti che resero possibile il sequestro e che indirizzarono il corso degli eventi successivi) il 16 marzo a Roma e fatto ritrovare morto nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani sempre nella Capitale. In forza di questo evento è stato istituito nel 2007 il Giorno della memoria  dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale. Coincidenza, oggi è anche la Festa d’Europa, e si deve proprio al sogno di un Continente unito che in forza della cooperazione tra gli Stati superasse le divisioni interne, il periodo di Pace più lungo che abbiamo mai conosciuto. Se lo ricordassero coloro i quali ad ogni piè sospinto mettono in discussione l’Unione Europea e le sue Istituzioni, attorno alle quali – pur al netto delle difficoltà che ci si trascina per il protagonismo ancora forte delle singole nazioni – si sta costruendo la vittoria anche sulla pandemia. Chi di covid non ne vuole sentir parlare almeno in quei pochi momenti in cui ci si dovrebbe sollevare lo spirito sorseggiando un caffè, assaggiando una brioche o brindando con gli amici dopo una giornata di lavoro è il proprietario del ‘Bar Zodiaco’ di via Volta a Milano. Sulla porta d’ingresso del locale ha appeso un cartello scritto a mano: “In questo bar è vietato parlare di covid. Il barista vi ringrazia, la sera sarà più rilassata. Argomenti consigliati: tutti gli altri!!!”. Che non significa voltarsi di fronte ai problemi o ignorare le difficoltà di tanti, come nemmeno dimenticarsi di seguire le regole per garantire la sicurezza di tutti, ma semplicemente che ci si può prendere una pausa di qualche minuto e tornare a discutere di argomenti frivoli. Come dice il post-it appeso sul retro di un cartello stradale trovato ieri a Roma, zona Ara Pacis: “Se smetti de ride/hai smesso de vive”.

Buona Festa della Mamma a tutte, anche alla mia che è ancora adesso ‘impegnativa’.

2 maggio 2021

I buoni,

i furbi, i cattivi

Sorridere anche in un giorno di pioggia, e accogliere i clienti come vecchi amici di cui si aspettava il ritorno. L’hanno fatto i ristoratori della nostra bella Emilia-Romagna, adesso sta a noi comportarci correttamente – tenere le mascherine, rispettare il distanziamento – e assecondare la curva in discesa dei contagi e quella in salita dei vaccini.

Brinda alla sua fortuna da record un piastrellista mantovano: in 15 giorni, infatti, l’uomo si è ritrovato per le mani due ‘Gratta e Vinci’ milionari. Il primo lo ha acquistato a Modena: 20 euro di ‘investimento’ e vincita da un milione. Due settimane dopo, pausa caffè mentre sta lavorando sul lago di Garda, altro biglietto da 20 euro e vincita da 2 milioni. Tanta fortuna da far muovere la Procura di Verona: il sospetto era che da Roma ci fosse stata qualche fuga di notizie dalla concessionaria per la distribuzione dei biglietti. Gli inquirenti non hanno trovato riscontri e l’indagine è stata archiviata dando ragione al piastrellista che ha ricondotto il doppio colpo ad una serie di rituali che compie abitualmente, e al fatto di aver grattato entrambi i biglietti milionari con la stessa moneta portafortuna (insomma, come la numero 1 di zio Paperone).

Chi spera di poter vivere la stessa sorte – entrare per un caffè ed uscire dal bar come milionario – non potrà che sostenere la protesta (giusta) della Confcommercio contro il divieto di consumare a banco anche in zona gialla: a stabilirlo è una circolare del 24 aprile del Viminale. “Ci aspettiamo che si chiarisca subito che bere un caffè al banco è possibile e, con il giusto distanziamento interpersonale, privo di rischi. Quello dei caffè bevuti velocemente è un rito italiano che vogliamo difendere”.

Così ho scoperto che in Italia ci sono 144mila bar e che da inizio pandemia hanno registrato una perdita di fatturato di 8 miliardi.

Sarebbero frutto non di una ‘botta di culo’ ma di una soffiata illegale le rendite tra i 1300 e i 2700 euro fatte - in una manciata di giorni – da dirigenti di aziende sanitarie pubbliche lombarde e amici, avvertiti anticipatamente che il tampone diagnostico per il Covid realizzato dalla Diasorin aveva superato i test ed entrava in commercio. Una notizia che, appena ufficializzata, ha comportato l’aumento in Borsa del titolo Diasorin. Sul fatto che alcuni potessero averla avuta prima e, quindi, comperare le azioni per tempo indaga la Procura di Milano.

Somme così, e in così poco tempo, di certo non le guadagna Luca Nisco il rider prima licenziato e poi - ‘a furor di popolo’ – reintegrato dalla ‘Winelivery’. Il 25 Aprile il giovane stava consegnando due bottiglie di spumante spedite come regalo attraverso la piattaforma, ed accompagnate da un biglietto con un messaggio che lo ha talmente urtato da farglielo strappare (e per questo il licenziamento dopo la segnalazione da parte del destinatario). Cosa c’era scritto? “In questo giorno di lutto che il nostro Duce possa da lassù guidare la rinascita”. Un messaggio delirante inviato come sommo sfregio proprio nella ricorrenza della Liberazione. Che a lamentarsi per la violazione della propria libertà (il rider non avrebbe diritto di valutare il contenuto dei messaggi trasportati) sia un sostenitore di quel dittatore che ha negato la libertà introducendo le leggi raziali, manganellando e purgando gli oppositori, censurando ogni voce di contrasto, è abbastanza paradossale: non fa né ridere né piangere, fa solo incazzare.   

25 Aprile 2021

Grido

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Vien voglia di gridare, mentre tutto attorno è rumore confuso, bisticcio su un giro in più di lancette, su cosa prima e cosa dopo, che 130 persone – e forse ancora di più – galleggiano morte in mare. Una donna incinta, un bambino, molti altri che erano ragazze e ragazzi. E noi distratti, a discutere con gli occhi fissi sulla punta dei piedi. A tirare una coperta sempre troppo corta, a speculare sulla fatica e la paura delle persone. Ma dimenticandoci della disperazione di chi affida la propria vita all’ignoto, perché quello che conosce è ancora più spaventoso. Ogni anno saluto l’alba del 25 Aprile (che qui si scrive con la lettera maiuscola) con il cuore gonfio di fiducia: che improvvisamente ci sia uno scatto di reni, un balzo in avanti nella consapevolezza, l’affermarsi di un rinascimento etico e morale. Non è accaduto nemmeno quest’anno, ma non vuol dire che si debba smettere di sperare. Perché altrimenti avrebbe torto De Gregori quando canta che “la storia non si ferma davvero davanti ad un portone/La storia entra dentro le stanze, le brucia”. Ma io non credo si sia sbagliato. E ostinatamente alla ricerca di segnali del cambiamento, mi faccio bastare la notizia che, archiviato il modello della perfezione, la Barbie sia tornata ad essere un oggetto agognato ad ogni latitudine perché oggi è disponibile in 94 colori di pelle, ci sono modelli con le protesi alle gambe o in sedia a rotelle: insomma, deve all’idea di inclusione che ha sviluppato il suo nuovo successo, capace di oscurare le bambole ispirate alle protagoniste dei cartoon più recenti. E mentre l’insegnante di una scuola superiore di Mantova obbliga i suoi studenti a seguire le lezioni al computer perché non vuole indossare la mascherina e ritiene i vaccini un esperimento genico, da domani riaprono i cinema monosala, quelli magari a conduzione famigliare e che insistono nei centri delle nostre città, quelli che hanno resistito alla proliferazione dei multisala: con le regole che limitano capienza e orari, questi cinema ‘di una volta’ riescono meglio a coprire i costi della riapertura e ci ricordano che non sempre ‘grande è bello’. Verrebbe da dire ‘silenzio in sala’, o forse piuttosto ‘silenzio’ e basta per la vergogna che dovremmo provare. Ma oggi è, appunto, il 25 Aprile e mi va di cantare stonando che “la storia siamo noi, siamo noi padri e figli/Siamo noi, bella ciao, che partiamo/La storia non ha nascondigli/La storia non passa la mano/La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”.

18 aprile 2021

incontro comune bologna vaccini aprile 2

Opportuno

Opportuno: appropriato, adatto alle condizioni del momento. Ma se questo che viviamo è un tempo straordinario, allora le scelte opportune – cioè convenienti alle circostanze – non possono che essere straordinarie. In settimana sono stato ospite del Comune di Bologna per raccontare il mio impegno affinché i vaccini contro il Covid siano considerati un bene dell’umanità e non una proprietà privata su cui fare profitto. Eppure io stesso, mentre spiegavo come la condivisione della conoscenza sia l’unica strada per aumentare la produzioni di dosi (e quindi, abbassarne il costo e distribuirle in tutto il mondo perché ovunque sia garantito il diritto alla salute), ho sentito il bisogno di chiarire che questa azione non era contro l’istituto del brevetto e la proprietà intellettuale. Ospite dello stesso incontro era Nicoletta Dentico (giornalista, esperta di salute globale: scoprite chi è e troverete un profilo splendido) che mi ha dato una bellissima lezione: “Non è contro le regole del mercato chi chiede che i vaccini siano un bene comune. Chi distorce il mercato sono quei colossi che agiscono in condizioni di monopolio e determinano quelle regole che rendono immutabile la loro posizione egemonica”, questo il senso del suo commento. Privatamente, finito l’incontro, l’ho ringraziata: mi ha fatto capire che spesso siamo così preoccupati di trovare una mediazione fin da quando iniziamo una battaglia politica, che limitiamo l’orizzonte della battaglia stessa. È come partire per un viaggio dandosi un arrivo più vicino di quello in cui si vorrebbe davvero andare per paura di non riuscire ad arrivarci. Ma questo è un tempo diverso e le scelte devono essere conseguenti.

Deve pensarla così Ermanno Merlo, un 16enne di Lodi che dal primo aprile ogni giorno prende una sedia da casa e si posiziona davanti al municipio della sua città. Lo fa per protesta contro gli amministratori locali che hanno rimosso la panchina che sorgeva a poca distanza perché vi si sedevano senzatetto e ragazzi ‘difficili’ dediti all’accattonaggio: niente panchina, niente indesiderati avranno pensato a Lodi. “Protestare sui social conta poco, le parole prima o poi se le porta via il vento: bisogna avere il coraggio di prendere una posizione e sostenerla con le azioni”, ha detto al Corriere. È certamente legittimo, ma decisamente non è opportuno che i manager di aziende come Eni, Telecom, Intesa, Unicredit, Generali abbiano visto crescere nell’anno della pandemia i loro stipendi. L’Espresso ha analizzato 55 società e in 30 casi si registra il rialzo: a fare la differenza sono i bonus, legati alla parte variabile della retribuzione. Niente da eccepire rispetto alle regole, e sicuramente in molti casi i manager avranno anche dato prova di grandi capacità gestendo le aziende nel mare in tempesta del Covid. Ma qui non si discute della valutazione delle perfomance, quanto della opportunità. Mentre ci sono famiglie il cui reddito è stato azzerato, imprese che chiudono o rischiano di chiudere per mancanza di liquidità prima ancora che perdita di ordinativi, settori come quelli del commercio e della ristorazione in agonia, forse quegli aumenti potevano essere destinati ad azioni di solidarietà. Anche perché in molti casi, pur al netto dei rialzi, i compensi di quei manager sono milionari. Il valore di un gesto, il senso di empatia verso le difficoltà degli altri che avrebbe trasmesso, va ben oltre quello materiale: so bene che le difficoltà che molti incontrano non si risolvono con il taglio di alcuni milioni di premi. Chi si è ridotto lo stipendio è un croato di 190 centimetri e 80 chili di peso che da gennaio è in forza al Milan: si chiama Mario Mandzukic ed è un attaccante. Siccome da quando è arrivato nel club rossonero è stato quasi sempre infortunato ha deciso di tagliarsi di circa 300mila euro il compenso. E il Milan quella somma anziché tenersela l’ha devoluta in beneficienza: “Finanzierà progetti per giovani in condizioni di fragilità socio-economica”.

Venerdì, infine, si è svolta la prima udienza – a Bologna – del processo contro i mandanti della strage del 2 agosto 1980: che per i pm “fu finanziata dalla P2 e compiuta da elementi di estrema destra manovrati dai servizi segreti deviati”. L’associazione dei famigliari delle vittime non si è accontentata delle condanne degli esecutori, e quello iniziato a Bologna è un procedimento storico perché dovrebbe portare a fare i conti con chi all’interno dello Stato ha minato lo Stato stesso.

La verità è più che opportuna.

11 aprile 2021

Giustizia

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Un gazebo bianco, le bandiere dei sindacati, un tavolino con gli ultimi moduli e le buste contenenti migliaia di firme raccolte in pochi giorni. Venerdì mattina di sole tiepido e presidio davanti agli ospedali di tutto il territorio regionale per una giusta mobilitazione proclamata per accendere i riflettori su una situazione paradossale. Dopo un anno impegnati al fronte della guerra contro il Covid, i dipendenti del comparto sanitario rischiano di ritrovarsi buste paga più leggere a causa  di una norma - varata all’incirca una decina di anni fa dallo stesso Brunetta che è di nuovo ministro della Pubblica amministrazione - che fissa un tetto alla spesa per il personale: se il fondo a disposizione è bloccato, ma aumentano i dipendenti (come sono aumentati in forza delle assunzioni straordinarie fatte negli ultimi 12 mesi proprio per fronteggiare la pandemia), è logico che a ciascuno toccherà una parte più piccola. Come dire: se la torta è la stessa ma aumentano gli invitati dovremo fare fette più sottili. “Quella norma statale, che fissa il tetto al fondo per il salario accessorio, va superata: questa è peggio di una beffa, è davvero una offesa”, dicono in maniera molto composta e decisa infermieri, tecnici, operatori vari della nostra Sanità che abbiamo celebrato come eroi, angeli. Ma se davvero erano parole sincere, allora la loro battaglia per un giusto riconoscimento deve essere la nostra battaglia, una battaglia di tutti. C’è tanta stanchezza che emerge nelle battute che ci scambiamo: “Dispiace anche percepire che chi ci applaudiva fino a qualche mese fa adesso, complice la fatica che ciascuno sperimenta per il perdurare dell’epidemia, diffida anche di noi: andavi a fare la spesa e la gente era contenta di farti passare davanti perché ti riteneva un salvatore, adesso ti dicono che stai facendo solo il tuo lavoro. Già, facciamo il nostro lavoro ma a causa di una legge ingiusta saremo persino pagati meno”. E c’è chi ti confessa che è pronto a cambiare mestiere: “Mi piace fare l’infermiera, l’ho sempre sentito come una passione, ma adesso non ce la faccio più: se trovassi qualsiasi altra cosa forse me ne andrei”. Il personale sanitario è stato candidato al Premio Nobel e sarebbe un riconoscimento simbolico bellissimo. Sarebbe importante, però, che non solo venissero salvati gli stipendi di quest’anno, ma anche che ci fosse un nuovo contratto nazionale che valorizzasse la professionalità.

È  per dimostrare che sto dalla loro parte che – prima Regione d’Italia a farlo – ho scritto e firmato una risoluzione con cui si dice al Governo di rimuovere i vincoli che bloccano nuovi stanziamenti e diciamo che l’Emilia-Romagna è pronta a fare la sua parte.

Domani, intanto, tanta parte del Paese torna in ‘arancione’ che significa, tra le altre cose, scuola in presenza al 50% per gli ordini superiori e la riapertura dei parrucchieri. Li cito perché con diversi di loro ci sentiamo ormai abitualmente da un anno a questa parte e sono tra le principali vittime dell’abusivismo: “I nostri saloni sono luoghi sicuri, riceviamo un cliente alla volta. Tenerci chiusi genera molti più rischi perché ci sono colleghi poco furbi che vanno in nero al domicilio dei clienti. Li abbiamo anche denunciati, e pazienza se abbiamo perso dei presunti amici”, mi raccontano.

C’è chi viola deliberatamente le regole e mette a rischio tutti, e chi anche quando non le condivide decide di rispettarle: sto con quest’ultimi. Ma a loro, come agli operatori sanitari, andrà riconosciuto di aver fatto la differenza. È questione di giustizia.  

4 aprile 2021 

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L'esempio

Seguo con interesse tutte quelle storie di sport che non sono fini a sé stesse, ma provano a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo trovano”, ha detto papa Francesco nell’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport. E ha citato Gino Bartali che allenandosi partiva da Firenze verso Assisi e ritorno nascondendo nel telaio della bici falsi documenti per far scappare gli ebrei dall’Italia delle persecuzioni.

 

Già proprio la Gazzetta dello Sport che il 3 aprile ha festeggiato i suoi 125 anni di storia: uscì per la prima volta nel 1896 a tre giorni dall’inizio della prima edizione delle Olimpiadi moderne. Non l’hanno fermato – questo foglio rosa che si è inventato il Giro d’Italia e che ha stabilito il record di tiratura (2.302.088 copie) per la vittoria italiana ai Mondiali in Germania del 2006 – nemmeno la distruzione, lo smarrimento, le lacrime e le sofferenze della Seconda Guerra Mondiale.  Nel 1946, in quell’Italia fatta di macerie, venne organizzata la prima corsa a tappe dalla fine del conflitto bellico. Per dire, la Francia che di quella guerra era tra i vincitori non riuscì a far ripartire il Tour.

 

Sempre il 3 Aprile, Federica Pellegrini, a 32 anni e con uno di ritardo rispetto ai programmi stravolti dalla pandemia, si guadagna in acqua – nuotando in 1’56”69 i 200 stile libero – la partecipazione alla sua quinta Olimpiade nonostante le avessero messo a disposizione una wild card (una sorta di invito) per averla comunque a Tokyo.

 

Perché una bracciata in più? Perché un allenamento ancora? Perché una corsa in bici mentre un Paese intero piangeva i morti e piangeva per le privazioni che doveva subire chi era sopravvissuto? Per l’esempio.

Perché nel conquistare un’altra Olimpiade dopo che il Covid ti ha impedito di disputarla nell’anno in cui te l’eri già conquistata, nell’organizzare il Giro del ‘46, c’è molto di più del valore sportivo: c’è la capacità di rialzarsi dopo essere stati colpiti dalle avversità. C’è la fiducia nel fatto che per quanto tutto attorno si vedano le rovine di una vita che fu, il futuro sia ancora tutto da scrivere. E possibilmente lo si può scrivere in meglio. Non è retorica, non è nemmeno ipocrisia davanti alle difficoltà – vere – che interi pezzi di società stanno vivendo: le attività chiuse, i risparmi bruciati, l’incertezza su come e quando si potrà tornare a lavorare e produrre reddito per la propria famiglia. Sono ferite profonde e chi scende in strada a manifestare la propria frustrazione va compreso.

 

Auguri alla Rosea, che sia leggera l’acqua giapponese per Federica, e che anche i nostri ragazzi possano prima possibile riprendere a fare pratica, tornando ad animare le nostre comunità con l’energia straordinaria di chi si dedica per volontariato allo sport di base.

Chi sono gli eroi? ha detto Michael Stipe, l’ex leader dei R.E.M. “Sono quelli che condividono le qualità supreme che saranno da esempio per gli esseri umani di domani: l’empatia, il coraggio, la forza e la vulnerabilità. Le due ultime cose non si contraddicono”.

Già, ancora una volta: l’esempio.   

28 marzo 2021

Stupore

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Stupore’. E’ la parola che ho scelto per rispondere alla domanda: “Cosa ti manca da quando teatri e luoghi di cultura sono chiusi?”. Quel contropiede del cuore che scatta quando accade qualcosa di più di una sorpresa, di un fatto improvviso e inaspettato: lo stupore è un disorientamento felice. Ho scritto la risposta su un cartoncino a forma di fumetto – come gli organizzatori avevano raccomandato di fare – e ieri sono stato in piazza Martiri del 7 luglio a Reggio Emilia insieme ad altre cento persone (numeri contingentati a causa delle restrizioni da Covid) per ribadire che la Cultura è un diritto, che è giusto tutelare la salute pubblica ma che è sbagliato ritenere che teatri, spettacoli, l’arte in genere e i momenti di incontro che si generano nei luoghi della cultura siano superflui. Nel mondo dello spettacolo, tra l’altro, lavorano circa 8milioni di italiani: come a dire che rappresenta un pezzo importante di economia. Eppure, mentre si trovano misure per contemperare la sicurezza delle persone e la continuità del lavoro in altri settori, tutto ciò che attiene al mondo dell’arte resta chiuso. La manifestazione di ieri coincideva con la Giornata Mondiale del Teatro e spero sia servita soprattutto a ricordare a tutti noi, ad ogni persona, che la Cultura è necessaria, che è anche dalle suggestioni che provoca vedere uno spettacolo, dalla meraviglia di una mostra, che passa la qualità del nostro essere comunità. Chi è sceso in piazza ieri non lo ha fatto contro qualcuno, ma per qualcosa. Che siano le emozioni a farci avanzare lo dimostra l’effetto generato dalla carezza che un’infermiera dell’ospedale di Ancona ha dato al neonato malato di Covid separato dalla madre: in attesa di essere sottoposto ad una operazione è ricoverato in Terapia Intensiva e la foto – l’infermiera stesa sul letto accanto al piccolo mentre gli regala il calore del contatto -  ha fatto rapidamente il giro del mondo. Girano le immagini in attesa che anche le persone possano tornare a muoversi liberamente. Così recuperando anche la padronanza del proprio tempo. E’ della lettrice L. la riflessione sull’anno che ha fermato le nostre vite: “365 giorni vissuti da spettatori delle nostre stesse vite, che si sono modificate senza il nostro assenso. Forse siamo stati artefici di questo scempio o forse solo spettatori, mi auguro solo che quando tutto sarà finito avremo il coraggio di apprezzare i momenti, anche quelli più insignificanti sono comunque frammenti di vita che in un modo o nell’altro vanno vissuti”. Intanto la prima fiala di vaccino inoculata negli Stati Uniti è diventata un pezzo da museo: nel senso che è stata acquistata dallo Smithsonian’s Nation Museum of American History che sta allestendo una collezione a tema Covid. L’obiettivo è costruire uno spazio di conservazione, narrazione e riflessione per le generazioni di oggi e di domani. Ecco, speriamo tutti che il Covid diventi prima possibile Storia: vorrebbe dire che il flusso del tempo è, appunto, ripreso.

21 marzo 2021

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Porta Pazienza

C’è una storia di resistenza che ci chiede di essere protagonisti. E’ quella di ‘Porta Pazienza’, pizzeria del quartiere Pilastro di Bologna gestita da una cooperativa sociale impegnata nell’inserimento lavorativo di persone appartenenti alle categorie protette: “Un anno di chiusura a causa del covid ci ha messo ko: o rilanciamo o chiudiamo”, dice Michele uno dei soci lavoratori che diventa un fiume in piena quando racconta come è nato e cresciuto il progetto. Se saremo in tanti ad aiutarli allora questi ragazzi “rilanceranno”: “Dobbiamo raccogliere 45mila euro per acquistare un Food Truck e portare la nostra esperienza in giro per la città: al mattino faremo attività educativa, alla sera ristorazione per mantenerci. In attesa di poter ricominciare a vivere questa pizzeria che è prima di tutto luogo di incontro”. Già, l’aggregazione: ‘Porta Pazienza’ è nata come spazio di inclusione, in cui a tutti viene data un’occasione, in cui i ragazzi fragili hanno trovato un posto in cui relazionarsi, fare esperienza, e per alcuni è arrivata anche la possibilità di lavorare. E anche i clienti, quando prima del covid la pizzeria era aperta regolarmente, non ci andavano semplicemente a mangiare (la pizza, comunque, è eccellente) ma piuttosto a vivere uno spazio. Proprio questo suo essere luogo di incontro, per assurdo, è uno degli elementi che ha messo più in difficoltà ‘Porta Pazienza’: “Noi fatichiamo con l’asporto perché abbiamo sempre avuto una relazione con chi veniva qui a mangiare – continua Michele -. Ecco perché l’idea di ricreare, in modo nuovo, l’occasione dell’incontro, andando per la città”. Tutto il progetto ha una forte impronta etica: ‘Porta Pazienza’ propone un modello di consumo critico e consapevole, acquista e lavora solo prodotti di altre cooperative sociali, che lavorano beni confiscati alle mafie, realtà che denunciano il pizzo, produzioni bio. Le donazioni possono essere di diversa entità, ma a ciascuna corrisponde una sorta di ‘premio’: dai 15 euro (il minimo) passando per i 40 o i 100 euro (una giornata al lavoro in pizzeria insieme ai ragazzi) fino ai 1000 euro per chi adotta un tavolo (magari un gruppo di amici). Per maggiori informazioni: www.portapazienza,bo.it; www.ideaginger.it o sulla pagina Fb. Il giardino antistante la pizzeria è stato intitolato proprio venerdì (il 19 marzo) a don Peppe Diana, religioso ucciso dalla camorra per il suo impegno antimafia. E oggi ricorre la 26esima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da Libera: aiutare i ragazzi di ‘Porta Pazienza’ penso sia il modo giusto per celebrarla, e per ribadire da quale parte del mondo vogliamo stare. Oggi ricorre anche il primo anniversario dalla scomparsa del mio amico Gianni Mura, per tutti uno dei più grandi giornalisti (conoscitore di uomini) italiani: in un tempo in cui ci si abitua a fare senza di molte cose, la sua assenza invece non è affatto diventata più lieve.