1 agosto 2021

Un Paese normale?
A volte succede di crederlo

Succede che qualcuno dica: “Two is better than one” (no, non è la pubblicità del gelato biscotto). Compare all’improvviso sullo schermo Rai il saltatore qatariota Mutaz Essa Barshim, abbraccia il nostro Gianmarco Tamberi, e spara con il sorriso questa frase che sembra così semplice eppure è una verità che ci stupisce perché l’abbiamo scordata: i due, Barshim e Tamberi hanno appena scelto di condividere la medaglia d’oro di salto in alto alle Olimpiadi. Arrivati a pari merito dopo una lunga serie di salti, a loro gli organizzatori hanno chiesto se volessero fare un salto di spareggio o se preferissero condividere il primo gradino del podio. Hanno scelto la seconda. E dato una lezione a tutti noi, che spesso (troppo) ci dimentichiamo di quanto sarebbe più facile la vita se imparassimo a condividere.

Succede a Guiglia, paesino di quasi 4mila anime in provincia di Modena, che l’edicolante Barbara Poncini si sia dovuta assentare per un periodo per un ricovero: i suoi compaesani si sono prodigati per sostituirla e, soprattutto, hanno approfittato della serranda abbassata per restaurarle completamente l’edicola facendo i manovali volontari la sera e nei fine settimana. “Non so davvero come ringraziare per tanta generosità e senso di comunità”, ha detto commossa Barbara. Che probabilmente se l’era meritata  questa eccezionale dimostrazione d’affetto.

Succede nel Rione Terra a Pozzuoli, dove i ragazzi del carcere minorile di Nisida e le donne recluse nel penitenziario della città diventano guide per i turisti. Il progetto, l’ha pensato e realizzato don Gennaro Pagano insieme al vescovo monsignor Gennaro Pascarella. “In tre anni almeno 24 giovani dell’area penale di Nisida e Pozzuoli diventeranno guide turistiche. Ci prendiamo cura delle pietre della Storia ma soprattutto delle pietre vive della comunità, nuove generazioni e donne”.

Succede che domani è il 2 agosto e torna il corteo nelle cerimonie legate alla strage della stazione di Bologna. Torna dopo le limitazioni dell’anno scorso causate dal covid. E torna nel pieno di un processo per definire, dentro l’aula di un Tribunale, i mandanti di quella strage e la loro strategia politica.

Succede, insomma, che ogni tanto si riesca a pensare di stare in un Paese normale.

25 luglio 2021

Un Paese in bilico tra bellezza e dannazione

Sarà il clima olimpico, che si respira grazie alla tv e nonostante tutto (nonostante l’assenza di pubblico, l’ansia da contagio tra gli atleti, l’abiura dei Giochi da parte dei giapponesi), ma viene immediato usare la metafora delle due facce della medaglia. Siamo il Paese che regala al mondo Giotto che con i suoi affreschi nella Cappella degli Scrovegni ha aiutato Padova a diventare Patrimonio dell’Umanità, e dei medici e assessori con la pistola nella cintura dei pantaloni. Il Paese della Nazionale operaia in cui il primo degli attaccanti rincorre l’avversario come un terzino d’altri tempi, e della piazza che urla contro l’obbligo vaccinale: in un caso è il senso di appartenenza al gruppo, nell’altro la rivendicazione individuale.

Sarà la magistratura a stabilire cosa è accaduto a Voghera, ma ci sono alcuni fatti da cui non si può prescindere: una figura politica che gira con il colpo in canna e un morto. Chi non dice chiaramente che tutto questo è sbagliato, indipendentemente dalla dinamica, scava il fosso in cui rischia di precipitare la società. Non è indifferente come ci comportiamo, cosa diciamo, che esempio diamo e cosa sdoganiamo con il nostro agire. Un medico che dice di andare in ospedale armato sta lanciando un messaggio pericoloso: genera ansia, paura, eccita l’istinto a difendersi. E dice che non ci sarà nessuno a proteggerci così svilendo il ruolo degli organi dello Stato preposti a farlo. Proprio come sindaci e assessori che sfoderano la loro arma e fanno le ronde, dimenticandosi che non tocca a loro l’uso della forza. E se il mio sindaco gira con la pistola allora posso farlo anche io, possiamo farlo tutti.

Ricorro ancora allo sport per farmi capire meglio. Il tipo di allenatore che siede in panchina cambia il modo con cui sto in campo: un mister cui piace il gioco fisico, che punta sull’aggressione degli avversari, mi induce in maniera naturale ad usare maggiormente la forza nel contrasto; uno che invece predilige il movimento della palla, amante della velocità del gioco, mi porterà a pensare di più a costruire e meno a fare interdizione.

Chi ha ruoli e funzioni pubblici dovrebbe pensarci prima di dire o fare certe cose. Ho fatto il sindaco per dieci anni a Luzzara, un periodo in cui sono calati i reati perché abbiamo lavorato con le forze dell’ordine dando loro più strumenti di controllo, e coinvolto i cittadini nei servizi di controllo di vicinato. Non ho mai avuto bisogno di girare con la pistola, non ne possiedo una, non mi interessa possederla. Siamo il Paese della Barilla, che ha ridotto in 10 anni del 31% le emissioni di anidride carbonica per la produzione di alcuni suoi prodotti, e del sindaco di Offanengo (6mila anime in provincia di Cremona, guidate da Gianni Rossoni politico di lunghissimo corso di centrodestra) che vieta l’installazione del cappotto termico sulle abitazioni perché ‘antiestetico e pericoloso’. Ci sono due medici di famiglia del Bolognese cui l’Asl sospenderà la convenzione (quindi non potranno più seguire i loro pazienti e resteranno senza stipendio) perché hanno rifiutato il vaccino anti-Covid, e c’è la figlia di un senza tetto di 54 anni ucciso a calci e pugni che ha autorizzato l’espianto degli organi del padre perché almeno da questa triste storia nasca qualcosa di buono. Facce diverse della medaglia si dirà, ma almeno smettiamola di dire che valgono uguale.

18 luglio 2021

Buona domenica? Ditelo voi

Si discute perplessi, si tratta, si baratta. La ‘minimum tax’ e la ‘carbon tax’ al centro dei compromessi. Una servirebbe a prelevare almeno un 15% sui profitti delle multinazionali, l’altra a colpire le produzioni inquinanti che non innovano il processo verso una maggiore sostenibilità. Entrambe ferme al palo. Annunciate con squilli di tromba e poi vittime degli interessi locali dei Paesi che devono discuterle e renderle efficaci. Così tutti chiedono a tutti di cedere qualcosa per concedere qualcosa. Stessa cosa sul Green Deal. Che per carità: è assolutamente necessario che la transizione sia governata, che non sia un processo vessatorio quanto piuttosto di sostegno e incentivo. Sembra persino banale dirlo per chi crede che alla Politica tocchi indicare un indirizzo, generare consapevolezza sugli obiettivi e poi includere tutti nel processo di cambiamento. Evidentemente chi dice che bisogna frenare sulla transizione non ha le idee altrettanto chiare. Intanto la Germania va sott’acqua. E con lei il Belgio. Piangiamo morti e devastazione.

In Italia 4milioni di persone tra i 50 e i 70 anni non ha fatto nemmeno la prima dose di vaccino. Nell’ultimo mese su 7milioni di vaccini fatti solo 1milione ha riguardato prime dosi: gli altri erano tutti richiami. Rallenta la campagna perché la gente va in ferie, o deve andare in ferie. Perché l’idea che comunque vaccinati gli altri i rischi si siano ridotti ha rafforzato i renitenti alla somministrazione. In Francia l’annuncio che senza passaporto vaccinale non si sarebbe potuto andare al ristorante ha fatto risalire le prenotazioni. Per andare al ristorante, capito? Che la vaccinazione possa garantire maggiormente la scuola in presenza, ad esempio, interessa di meno. Apriamo un libro che è meglio, ce ne sono tanti appoggiati sopra e ai piedi del comodino, a fianco del letto. Tra quelli finiti e quelli in lettura metto lì qualche titolo come consiglio non richiesto ma gratuito: La cena degli dei; La variante Lüneburg; Le otto montagne; La casa sull’argine; Segui il tuo demone.

11 luglio 2021

Non si deve essere grandi per avere un cuore grande

Ha 8 anni, vive a Firenze, e un mese fa ha deciso che aveva più giochi di quelli che gli servivano. Così, chiesto il permesso a mamma e papà, ha iniziato a metterli sul davanzale della camera con un cartello: ‘Li potete prendere gratis. Per i bambini. Jacopo’. E’ iniziato così un pellegrinaggio: di bimbi che vanno a scegliersi un gioco da portare a casa, di altri – compresi anche adulti – che ne portano altri sapendo che su quel davanzale prima o poi arriverà qualcuno che ne ha bisogno. Che distanza – morale, etica, di principi, di senso della vita – con chi ha deciso di approfittare di un giorno di ferie degli impiegati e di vigilia di week-end per spedire una mail ai sindacati e comunicare che chiude, semplicemente chiude definitivamente e senza discussioni o spiegazioni, lo stabilimento della GKN Driveline di Campi Bisenzio che impiega 422 persone. I giornali scrivono che il fondo inglese Melrose Industries ha deciso la chiusura. Ma non è vero. Un fondo non è un’entità che vive di vita propria, ci sono donne e uomini che lo dirigono. E sono state queste persone a scegliere il destino dell’azienda, i tempi e i modi della chiusura. E se hanno agito così è perché evidentemente non sanno cosa sia la dignità, non conoscono il valore della vita, non considerano quei lavoratori persone degne di un futuro migliore. Di fronte a notizie così non si può che voler fare di tutto per rivendicare la supremazia della Politica sull’Economia. Perché tocca alla Politica – quella vera – occuparsi delle persone, di tutte le persone. E allora ben venga l’accordo sulla Global minimum tax siglato al G20. Cos’è? E’ una imposta globale del 15% per le multinazionali che hanno più di 20miliardi di fatturato e fanno utili superiori al 10%, in qualsiasi Paese operino e indipendentemente da dove abbiano la sede legale. Uno strumento per evitare che queste holding spostino la sede legale in maniera fittizia nel Paese che di volta in volta promette di far pagare meno tasse. Con l’assurdo per cui guadagnano in un posto e pagano le tasse – poche o nulle – da un’altra parte. Siccome si partiva da zero l’approdo del G20 va giustamente salutato con favore. Ma va considerato un inizio e non un traguardo. Recuperare il giusto rapporto tra Politica, istituzioni democratiche, ed economia servirà a ricostruire uno scudo a difesa delle persone. Perché non debbano mai più essere licenziate per mail senza che nessuno dica loro il perché.

Che poi l’Islanda dimostra che si può lavorare meno e meglio senza che questo danneggi il sistema economico. Dopo 4 anni di sperimentazione – partita prima nel pubblico e poi estesa anche al privato – si è visto che la riduzione di un’ora al giorno di lavoro, a parità di stipendio, ha aumentato la produttività dei dipendenti, migliorato il clima in ufficio e convinto anche i datori di lavoro che non ci hanno rimesso. Chissà che non possa avere effetti benefici anche sulla demografia. Chi sta meglio, finalmente, da questo punto di vista è il panda. L’animale a rischio di scomparsa, simbolo delle battaglie del Wwf, ha raggiunto la soglia del 1800 esemplari che vivono allo stato brado e non è più classificato ‘specie in via d’estinzione’. Una notizia a cui brindare, magari aspettando il vino che sarà prodotto grazie al vigneto appena messo a dimora nel parco archeologico del Colosseo: 360 piedi di barbatelle della varietà Bellone che hanno trovato posto nel cuore di Roma. “Si tratta in pricipal modo di una operazione ‘etica’ destinata a sviluppare senso civico nei confronti della cultura e della didattica”, spiega Alfonsina Russo, direttrice del Parco. Nella Roma antica l’agricoltura aveva un ruolo chiave nella vita quotidiana, ecco perché recuperarne la consuetudine dentro ai 40 ettari del Parco. Alla fine, insomma, basta pensarci. A cosa si può fare per migliorare le cose. Ecco perché ai tanti, troppi, giovani di età tra i 12 e i 19 anni che non si sono ancora vaccinati dico: prenotatevi, metterete al sicuro voi stessi, le persone attorno a voi, e contribuirete ad abbassare il rischio che la scuola debba funzionare a singhiozzo nei prossimi mesi.

27 giugno 2021

E se le persone tornassero a contare più dei soldi?

Sono niente 6 euro l’ora, ma anche 26mila l’anno possono essere pochi. Zappava la terra in Puglia, dove era arrivato dal Mali e dopo essere passato da un centro di prima accoglienza nel Napoletano, il 27enne Camara Fantamadi: è morto di caldo e fatica giovedì alle cinque del pomeriggio, dopo 4 ore di lavoro nei campi a 42 gradi. Veniva pagato 6 euro l’ora, come altri compagni, come tutti coloro che non hanno possibilità di scelta. E che lungo la loro strada incontrano qualcuno pronto a sfruttarli, a non farsi scrupoli. Qualcuno che evidentemente pensa che non siamo tutti uguali, e della dignità chi se ne importa. Dopo ogni morto si dice “non accadrà mai più”, poi succede ancora. Perché per uno che sfrutta c’è qualcuno che non guarda.

Come lunga sembra la catena delle omissioni che hanno portato al crollo del ponte Morandi, a Genova, la mattina del 14 agosto 2018. Secondo la procura del capoluogo ligure che sta gestendo l’inchiesta sono 59 le persone da rinviare a giudizio. Già il numero racconta che la Procura ha messo nel mirino quello che ritiene essere stato un sistema di sottovalutazioni, errori, conflitti e spregiudicatezza alla base della tragedia costata la vita a 43 persone. Una “negligenza nell’ignorare i segnali riscontrati a monte dell’intervento del 1994 e successivamente rilevati nella loro progressione da quella data fino al disastro”, scrive la Procura. Per pubblici ministeri, periti e Guardia di Finanza il movente del disastro sta nella politica aziendale del concessionario dell’infrastruttura orientata a massimizzare i profitti anche risparmiando sulle manutenzioni. In 18 anni di gestione del ponte sono stati spesi in interventi strutturali 488mila euro: 26mila l’anno. Succede quando lo Stato rinuncia a svolgere il suo ruolo. Quando non solo smette di gestire determinati servizi, ma non controlla nemmeno. E come si può controllare qualcosa che non si sa più fare? Lo dico per esperienza diretta lavorando nella pubblica amministrazione: esternalizzare un servizio significa perdere il know-how, e quindi nel medio periodo diventare incapaci anche a controllare come si dovrebbe. C’è una data che fa impressione, è quel 1994 fissato negli atti della Procura di Genova. Coincide con il momento in cui si rompono gli argini politici e la marea neoliberista si impone come pensiero unico. Arriviamo da un ventennio in cui il mantra era lasciare fare al mercato, al privato, che funziona meglio e si autoregolerà. Poi crolla un ponte e muoiono 43 persone.

La Sanità in alcune zone del nostro Paese è tutta in mano al privato e se arriva il Covid non sai come fare ad accogliere e curare i malati. Di fronte ad uno Stato che non gestisce bene un servizio la risposta non può essere di affidarlo al privato, ma far sì che il pubblico impari a farlo.

E alla mano dello Stato si affidano le speranze di quasi un migliaio di operai dell’ex Ilva di Genova cui Mittal ha annunciato l’avvio della cassa integrazione nonostante nel settore non ci sia alcuna crisi, anzi la richiesta di materiale è molto superiore all’offerta tanto che i prezzi sono lievitati e non c’è imprenditore che non sia in difficoltà nell’approvvigionamento. Hanno manifestato per tre giorni davanti all’azienda, gli operai, e adesso si aspettano che lo Stato usi le sue prerogative di nuovo socio dell’azienda: sì perché attraverso Invitalia il pubblico salirà al 50% della proprietà di Acciaierie d’Italia. “Questo stabilimento produce 100mila tonnellate di latta l’anno, con gli investimenti che chiediamo potrebbe arrivare a 300mila: il solo mercato italiano ne richiede 800mila”, dicono. Ma se è un affare produrre la latta perché non farlo? Perché evidentemente da qualche altra parte del mondo costa meno, o forse ci sono meno controlli, e insomma se sei un player mondiale non ti preoccupi più di tanto di dove stabilisci la produzione perché tutto il mondo è casa e al contempo sei straniero ovunque. Con buona pace di quelli che è meglio ‘lasciar fare’. E che si son dimenticati che oltre ai numeri ci sono le persone.

20 giugno 2021

Guarda chi si rivede: la gente

Dovete restare seduti perché adesso serviamo il dolce”: martedì 15 giugno, in un parco a Borgo Panigale, cena elettorale del Partito democratico con un migliaio di presenti. Siamo a pochi giorni dalle primarie per la scelta dei candidati sindaci a Roma e Bologna – a proposito, si vota oggi: in bocca al lupo a Roberto Gualtieri e Matteo Lepore -, ha appena parlato il segretario nazionale Enrico Letta spiegando il valore di queste primarie nella ‘capitale politica’ emiliano-romagnola, e molti dei presenti alla fine del suo intervento si sono alzati per salutare un conoscente qualche tavolo più in là o fare qualche commento. E improvvisa arriva dagli altoparlanti la voce delle cucine: “La cena non è finita, arriviamo con il dolce, per cui state seduti”. Non so il nome ma conosco il tipo: è sicuramente un signore sui 70, grembiule legato in vita, piglio severo e cuore immenso, è il volontario classico delle feste del Pd. Per lui è certamente importante il voto alle primarie, sono state importanti le parole di Letta, è sicuro che vincerà Lepore, ma soprattutto è importante che la cena che ha contribuito ad organizzare fili via come da copione.

È quella straordinaria umanità che mi è mancata moltissimo in questo anno e mezzo di pandemia, di rarefazione dei contatti, di annullamento dei momenti di incontro. A molti dei volontari di partito con cui ho avuto la fortuna di lavorare negli anni scorsi ho telefonato in questi 16 mesi bui, ci siamo fatti forza a vicenda e ripromessi di vederci non appena possibile: il Bibo, l’Aurora, Ivano, la Monia e Cesare, Seba, la Marzia, Gianni e moltissimi ancora. È nel rapporto con loro, con quelli che ridimensionano le cose con una sola battuta (“Seduti che arriva il dolce”), che si recupera il senso vero del fare Politica. Che non è certo quella dei dibattiti televisivi trasformati in talent show. Che non è certo quella dei politici influencer (un consiglio: il lavoro di influencer fatelo fare agli influencer, perché sono più credibili). Ma che è essere al servizio degli altri, sentirsi comunità.

Umanità che ho ritrovato anche nei reparti pediatrici dell’ospedale di Parma. E nelle associazioni ‘Noi per loro’ e ‘Giocamico’. Venerdì sono tornato insieme al mio amico Paolo Anversa a incontrare medici, infermieri e volontari: a settembre aprirà la nuovissima terapia intensiva pediatrica, nel frattempo queste straordinarie persone continuano a prendersi cura dei bambini che hanno bisogno e delle loro famiglie. Oltre alle migliori cure sanitarie per questi piccoli ci sono progetti specifici per continuare a farli studiare, momenti di gioco in reparto, sostegno economico e psicologico alle famiglie. È una umanità straordinaria quella che gira dentro e attorno a quei reparti. E ha ragione Paolo quando dice: “Sono passato da quei reparti 16 anni fa e ancora adesso quando ci torno ritrovo gli stessi sorrisi: persone che lavorano in mezzo alla sofferenza e che non hanno perso la forza di sorridere per far sorridere gli altri”.

Umanità, si diceva.

In piazza a Guastalla, ieri sera, per lo spettacolo di danza cui ha partecipato la mia Sara: genitori, nonni, fratelli e sorelle, zii, amici, di nuovo tutti insieme a guardare verso il palco, a fare le foto con il telefonino, a salutare i nostri bambini dalla platea.

All’improvviso ho ritrovato la gente: mi è mancata

13 giugno 2021

Essere gruppo:
per sostenersi,
per avere più voce, per la dignità

Adesso che Eriksen è fuori pericolo e le sue condizioni sono stabili si può anche parlare di cosa è accaduto tutto attorno. Mentre i sanitari praticavano le manovre salvavita e lo rianimavano, i compagni del giocatore danese – che al 43’ del match degli Europei con la Finlandia si è accasciato al suolo in arresto cardiaco – si sono chiusi in cerchio per ripararlo dagli sguardi dello stadio e del mondo. C’è tanto in quel gesto: stare vicini al loro compagno mentre lottava tra la vita e la morte; proteggerlo perché quella sua improvvisa fragilità non diventasse scena morbosa. E poi, quando ha recuperato battito cardiaco e conoscenza, gli stessi giocatori lo hanno scortato stando davanti e dietro la barella che lo portava fuori dal campo, verso un ospedale. Questo vuol dire essere squadra, sentirsi gruppo. E i destini di uno sono il destino di tutti.

E’ accaduto su un campo da calcio, accade anche altrove.

In Ecuador, ad esempio. Da sei mesi le comunità di Nanegalito, Nanegal, Pacto, Nono, Gualea e Calicali, cresciute attorno alla coltivazione della canna da zucchero, bloccano i camion diretti alle miniere per l’estrazione dell’oro: agricoltori che finito il lavoro si danno il cambio per presidiare le strade e bloccare lo sfruttamento del sottosuolo. Lottano in una zona dichiarata dall’Unesco Riserva della Biosfera: “La resistenza sarà ad oltranza, non ci fermeremo fino ad ottenere una consultazione popolare sul destino della nostra terra”. Vogliono poter dire la loro sul futuro del luogo in cui sono nati e cresciuti, e in cui sono venuti al mondo i loro figli. Cui vorrebbero tramandare la tradizione agricola.

Vogliono farsi sentire anche i facchini dello stabilimento piacentino della Tnt-FedEx che a febbraio ha annunciato (e praticato) 400 licenziamenti. Dopo aver perso la battaglia ‘a casa’ questi lavoratori hanno deciso di presidiare gli stabilimenti delle aziende cui ritengono che Tnt-FedEx si sia rivolta, in quella che è di fatto una esternalizzazione di alcuni servizi. E durante un presidio, nel lodigiano, è scoppiata la guerriglia. I contorni della vicenda non sono chiari: tra chi dice che gli scontri siano avvenuti tra ex facchini della Tnt-FedEx e lavoratori delle aziende prese di mira con le proteste; e chi dice che siano state quest’ultime ad ‘assumere’ delle squadre di picchiatori affinché si scagliassero contro i manifestanti. Qualunque sia la versione corretta c’è comunque una verità che dovrebbe far riflettere: uomini che si picchiano tra di loro mentre chi ha deciso la politica aziendale sta da qualche altra parte, ed evidentemente pensa che tra numeri e persone non ci siano differenze. In un mondo serio, una regolata a multinazionali che di fatto sono impalpabili (non si sa mai bene con chi confrontarsi data la loro essenza globale) andrebbe data.

Chissà che qualcosa da questo punto di vista non si muova: negli Stati Uniti è stato presentato un disegno di legge bipartisan (cioè firmato sia da Democratici sia da Repubblicani) per smembrare Amazon e altri colossi come Alphabet, Apple e Facebook. Uno spezzatino che servirebbe ad impedirne gli abusi (allora è vero che li compiono) di posizione dominante. Se il disegno di legge dovesse andare avanti sarebbe una straordinaria rivincita dell’antitrust, istituto smantellato a partire dagli anni Ottanta. Perché – se lo segnassero anche gli ultras del Liberismo – il mercato si tutela se le Istituzioni pubbliche sono forti, altrimenti pochissimi privati possono soffocare la concorrenza in barba ad ogni principio di libertà.

E per il ‘servizio pubblico’ che ha fornito durante la pandemia da covid – garantendo informazioni approfondite e accessibili – è stato premiato il New York Times con il premio Pulitzer. E il board dell’istituzione che stabilisce il meglio del giornalismo americano ha premiato con una ‘citazione speciale’ Darnella Frazier, la 17enne che con il proprio cellulare filmò l’arresto di George Floyd che, per le modalità con cui operò il poliziotto Derek Chauvin, divenne agonia e poi morte. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo e sono servite anche in tribunale per arrivare alla condanna del poliziotto.

L’ha scritta Hemigway e io la prendo in prestito e la ‘adatto’: oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno dipenderà da ciò che faremo oggi.

6 giugno 2021

Saman

La prendo dritta per dritta: sulla vicenda di Saman, la 18enne di Novellara che si presume sia stata rapita (e forse uccisa) dai familiari perché rifiutava un matrimonio imposto, ne ho sentite tante e giuste pochissime. Tra le rare parole intelligenti, quelle della sindaca Elena Carletti. Che grosso modo, davanti alla piazza del paese riunita per sperare che la ragazza sia riuscita a fuggire e nascondersi, ha detto così: “Si va avanti e si migliora, come comunità, quando tutti e ciascuno facciamo la nostra parte. Quando ci prendiamo cura gli uni degli altri. Quando ci confrontiamo e ci conosciamo”.

Un concetto ripreso anche da Luigi Manconi ieri su La Repubblica: “Le relazioni all’interno delle comunità e delle famiglie di stranieri sembrano appartenere a mondi lontani e inaccessibili. Dietro c’è una idea di società rigorosamente ripartita per nicchie distinte e autonome. Ne consegue la difficoltà di un confronto ravvicinato, anche aspro e conflittuale, tra differenti culture”. E poi ancora: “La sorte di Saman non è unica ma non è nemmeno generalizzabile. La gran parte dei giovani stranieri tende a rassomigliare ai nostri figli e non solo nei costumi e nei consumi: anche nella consapevolezza dei propri diritti. Lo Stato deve fare la sua parte (nella mediazione sociale e culturale, ndr), e molto possono fare gli italiani che nelle scuole, nei posti di lavoro, nei condomini, devono condurre una loro quotidiana battaglia culturale, ragionevole e rispettosa, senza alcuna tracotanza e senza alcuna soggezione. Ne verrà incentivata la convivenza pacifica tra stili di vita e sistemi morali destinati comunque a coabitare”.

Chi non rispetta i diritti dell’individuo, chi censura la libertà e l’autodeterminazione, chi non tutela la parità tra uomo e donna, va perseguito con la forza delle leggi e punito per i reati che commette. E allo stesso tempo la mano del dialogo va tesa a quelle nuove generazioni che vogliono emanciparsi da tradizioni patriarcali e integraliste. Ecco perché bisogna ‘prendersi cura’ gli uni degli altri. Questo intendeva la sindaca Carletti: la realizzazione di una comunità piena, non l’insieme di sottogruppi impermeabili tra loro.

Allora, con grande franchezza, sanno di brutta ipocrisia le lacrime di quella parte di Paese che nel vivere quotidiano rimuove la questione della cittadinanza e pensa alla separatezza tra gruppi etnici, e che oggi piange sulla vicenda di Saman. Che nasce – sperando che il suo destino non sia stato quello che si è portati ad immaginare, ma fosse anche solo per il tentativo di imposizione delle nozze – dall’idea del possesso della donna. Un problema talmente diffuso che pensare di farne una questione religiosa significa non volerlo estirpare.

Chiedetelo a suor Martha Pelloni, 80 anni, che a Buenos Aires ha fondato e gestisce una associazione che libera le ragazze dalle grinfie delle organizzazioni criminali che le sfruttano a fini sessuali. Nel 1990 una sua allieva venne stuprata, torturata e poi lasciata morente sulla strada: un abominio per cui vennero condannati alcuni giovani argentini altolocati. Lì nacque l’idea del centro che si occupa – letteralmente – di liberare le ragazze infiltrandosi nelle case di appuntamento, indagare sulle reti dei protettori e dei siti clandestini dei pedofili. Oppure chiedetelo alle giovani influencer che guidano la cosiddetta ‘quarta ondata’ del femminismo: ragazze che combattono con strumenti nuovi, e parole nuove, mali antichi che sono nel nostro quotidiano come appunto la cultura dello stupro (che si mette nei panni dei padri e non in quelli delle vittime), contro chi fischia per strada ad una donna, contro la violenza domestica. Jennifer Guerra, Irene Facheris, Carlotta Vagnoli, Chiara Meloni e Mara Mirabelli: cercatele sui social, nelle librerie, guardate quante finestre aprono sul nostro modo (sbagliato) di pensare e di vivere. Del resto se una pagina Instragram come donnexstrada – nata per accompagnare le donne che stanno rincasando sole e hanno paura di essere aggredite – ha avuto un boom di adesioni in pochissimo tempo qualche domanda dovremmo pur farcela. Siamo oltre al ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’. Le pietre è meglio non lanciarle affatto (e le parole sono pietre, soprattutto quando si commentano vicende come quella di Saman con il carico di dolore che si portano dietro, anche per quegli operatori dei servizi del nostro territorio che quella ragazza l’hanno seguita e aiutata). Piuttosto coloriamole.

Come ha iniziato a fare qualche tempo fa Heidi Aellig, una 63enne italo-svizzera di Recanati: ha creato la pagina Facebook ‘Un sasso per un sorriso’ che ha già raggiunto i 107mila iscritti e ispirato altre pagine simili. La gente prende un sasso, lo dipinge o ci scrive una frase, poi lo lascia dove vuole: in un parco, lungo un sentiero, davanti ad un edificio pubblico, in una aiuola nel centro città. Chi, passando lo troverà magari sorriderà, gli si muoverà un’emozione. E poi forse a sua volta ne dipingerà un altro da lasciare per strada. Da Nord a Sud Italia stanno comparendo decine di migliaia di sassi: “Quando ne trovi uno è come ricevere una buona notizia, un bacio leggero, una piccola gioia”.   

30 maggio 2021

È tutta questione di generosità

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Il sole negli occhi, le canne da pesca nell’acqua quasi ferma, la quiete dei pioppi alle spalle: se n’è andato così, per colpa di un malore che lo ha strappato a tutti noi troppo presto, Roberto Fornasari. Aveva 72 anni, due figli splendidi come lui, e da 25 era un volontario della protezione civile. Di più: al porticciolo di Luzzara aveva dedicato giorni, settimane, mesi di attenzioni, di lavoro gratuito da quando si era affidata la gestione dell’infrastruttura alla associazione locale ‘Antenna Amica’. Giovedì ero a Po, insieme a molti altri, mentre la sua famiglia deponeva una corona di fiori proprio nel punto in cui Roberto aveva deciso di salutarci. Si fa volontariato per sentirsi utili agli altri, per portare aiuto in situazione di emergenza, per non far sentire solo e abbandonato nessuno, per dare un’occasione di socialità. Insomma, per generosità.

E ne serve tanta anche per fare gli amministratori, soprattutto a livello locale dove le soddisfazioni economiche sono davvero poche e i problemi infiniti. Tanto che si fatica a trovare persone che si vogliano candidare in vista delle prossime elezioni di ottobre: anche in città importanti come Roma e Torino, non solo nel più sperduto paesino. E’ un brutto segno. A portarci fin qui di sicuro ha contribuito quel clima giustizialista, e di gogna mediatica, cui siamo sottoposti da un decenni. Sindaci sbattuti in prima pagina per inchieste che poi finiscono in niente. Additati a giurie social con la bava alla bocca distorcendo le loro parole, condannati per pregiudizio. E poi magari succede come all’ex primo cittadino di Lodi, Simone Uggetti, che dopo 5 anni, dopo le manette simulate contro di lui durante un comizio da parte di Matteo Salvini, viene assolto e dichiarato completamente innocente. “Non dovevo essere arrestato. E servirebbe una riflessione sul sistema mediatico: la mia assoluzione ha avuto una copertura molto inferiore a quella del mio arresto. Avviene perché il circo mediatico-giudiziario, con la complicità della politica, ha bisogno di bestie da esibire. E io sono stato una bestia”, ha raccontato l’ex sindaco, aggiungendo che il peggio non è stato il carcere ma il silenzio a cui è stato obbligato in questi cinque anni pur sapendosi innocente. Adesso la sua assoluzione ha fatto clamore solo grazie alle scuse pubbliche cui ha indotto l’attuale Ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Le modalità con cui lo abbiamo fatto (la battaglia mediatica contro Uggetti, nda), anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli. Mai più gogna come strumento di campagna elettorale”. Meglio tardi che mai vien da dire, anche se non sono sicuro che basti. Il veleno di cui è intrisa la società sarà difficile da rimuovere. E serviranno anni.

Presi la mia dose di insulti e minacce di morte, ben indirizzate da leader politici nazionali attraverso i social, quando lanciai l’idea dell’ordinanza anti-cattiveria: ogni cittadino doveva sentirsi responsabile nel custodire un clima di confronto civile in paese, e a chi trasgrediva veniva consigliata la lettura di libri, la visione di film o qualche ora di volontariato. Il fatto che prima di firmare quell’ordinanza avessi dato del ‘coglione’ a qualche ministro (peraltro in un contesto molto puntuale) venne fatto pesare tanto quanto le peggiori minacce che si propagano nei tribunali virtuali, bollandomi come ipocrita e gettando alle ortiche il dibattito che quella ordinanza – una provocazione buona – voleva ingenerare. Ma se molti non la capirono, fortunatamente tantissimi altri ne compresero il senso. Adesso persino Marco Travaglio ha detto in un editoriale che servirebbe una legge contro chi minaccia o diffama che preveda come pena lo studio di poesie o dei testi di Primo Levi. Eppure anche lui, all’epoca della mia ordinanza, si schierò dalla parte dei mie detrattori. Non posso che essere felice del cambiamento di opinione, suo e di Di Maio. Significa che sperare non è mai sbagliato. E ‘Spiranza’ (in siciliano) è il nome che Alice Valenti – artista catanese che ha lavorato per Dolce e Gabbana e Averna - ha dato alla barca che ha acquistato dai maestri d’ascia di Acitrezza. Il loro cantiere navale, quello citato da Verga ne ‘I Malavoglia’, rischia di dover chiudere perché sommerso dai debiti: un problema nato da quando l’area è passata dalla Capitaneria di porto al Comune, e aggravato dall’introduzione di alcuni vincoli paesaggistici che impediscono l’utilizzo dello scalo. “Di fatto ci hanno impedito di proseguire l’attività e ci siamo indebitati con  le banche per pagare l’occupazione di suolo”. Negli anni Sessanta si realizzavano barche con commesse che arrivavano dalle Eolie o dall’isola D’Elba, oggi Turi Rodolico (84 anni) è costretto a realizzare cavalli di legno per bambini. E qui arriva Valenti, che insieme ad altre due imprenditrici (Amelia Alessia Cristaldi ed Emily Pelacani) ha lanciato un e-commerce e il progetto Lollipop 2021: vendono abiti con stampe ispirate ai maestri d’ascia il cui ricavato andrà in parte a sostenerne le spese. E ha girato un documentario per far conoscere la loro storia. Ancora una volta è questione di generosità.  

23 maggio 2021

Umanità

Deve essere la visuale, libera ovunque si volti lo sguardo o la luce struggente del cielo pulito, fatto sta che salite in cima al Monte Fosola alle persone si apre il cuore.  Lì,  un personaggio visionario come Claudio Ferrarini (di Felina trapiantato, per amore e lavoro poi, a Milano) ha piazzato una Panchina Gigante. E accanto a questa, una cassetta in cui chiunque può lasciare una cartolina che viene raccolta nel libro – scolpito nel legno – dei ‘Sogni e Progetti del Fosola’. Ci sono le frasi incerte dei bambini, divertiti per quella maxi seduta tutta dipinta di rosso. Ma soprattutto ci sono quelle degli adulti, le cui parole più difficilmente e più raramente trovano la strada dal cuore alla bocca o alla penna. Chi scrive ai genitori quello che non ha mai avuto il coraggio di dire, chi celebra un amore trovato o ritrovato, chi semplicemente ringrazia per quello scorcio di bellezza ristoratrice dell’anima. C’è profumo di umanità a quelle latitudini.

Come sul sagrato di una chiesa che si trasforma in ristorante. Perché ci sono le restrizioni del covid, e dentro ai locali ancora non si può mangiare: un bel guaio per chi non ha spazio esterno. E allora a Mede (Pavia) don Renato Passoni, saputo delle difficoltà dei ‘vicini di casa’ del ristorante ‘Ca’ Schù’ – privo di plateatico all’esterno per collocare i tavoli – ha messo a disposizione gratuitamente il sagrato della Chiesa di San Giovanni Battista alla Trinità. Non essendo tipici della bassa Lomellina di sicuro nel menù non ci saranno gli strozzapreti così da evitare di sembrar ingrati. Unica condizione posta: non appena saranno tolte le restrizioni per consumare all’interno il sagrato sarà sgomberato da sedie e tavolini. Che, invece, spero restino come un’opportunità in più – in aggiunta ai posti al coperto – nelle nostre città. Pur condividendo le lettere di alcuni pedoni che giungono da varie parti del Paese e chiedono che, una volta superata l’emergenza, le nuove importanti distese dei locali siano regolamentate, credo che ne stia guadagnando la vivibilità dei luoghi d’incontro. Sembra un secolo fa, e invece è il passato recentissimo, quando si sentiva qualche asino blaterale di eliminazione delle zone pedonalizzate e del ripristino del traffico veicolare nei centri storici.

Di fronte a scemenze come questa davvero viene da auspicare che ‘L’ora di quiete’ diventi un’abitudine anche della politica. Di cosa si tratta? In molti esercizi commerciali è quel momento in cui le luci vengono abbassate e si riducono al minimo i suoni per favorire la frequentazione di persone che hanno qualche disturbo comportamentale. Entrare in un ambiente più rilassato riduce il rischio che si scateni qualche reazione. Ad accogliere in maniera delicata i suoi giovanissimi clienti affetti da autismo è Christian Plotegher, 46enne barbiere di Rovereto: ha imparato sul campo come gestire bambini e bambine che praticamente mai, prima di incontrarlo, erano usciti dal parrucchiere con i capelli a posto perché era troppo impegnativo per loro stare fermi sulla poltrona. “Faccio vedere loro dei disegni che raccontano cosa sto per fare, quasi sempre utilizzo solo la forbice perché il rumore della macchinetta può disturbarli, li metto a loro agio scambiandoci il cinque e con qualche carezza sulla testa. Se serve lascio che si alzino e girino per il salone. Un taglio può durare anche il doppio del tempo normale”. Ora vorrebbe che la sua esperienza fosse di aiuto ad altri colleghi per offrire a chiunque, in tutto il Paese, l’opportunità di un’accoglienza appropriata.

Su la musica a palla, invece, in Alto Adige per richiamare alla vaccinazione anti-covid i giovanissimi. Sono gli Open Vax Day&Night: alcuni dee-jay coinvolti, nelle strutture dedicate alla campagna vaccinale, intratterranno i ragazzi in attesa prima e dopo la dose. “Invece di aspettare in silenzio, socializzeranno con il sottofondo musicale come facevano prima del lockdown’, spiegano dall’azienda sanitaria locale.

In Sicilia, invece, è scattata l’iniziativa ‘Proteggi te e i nonni’: dose di vaccino ad ogni 18enne che accompagna un over 80 a farsi iniettare la propria dose. Negli USA e nel Regno Unito le app di incontri come Tinder e Badoo offrono vantaggi ai propri utenti che dimostrano di essere già immunizzati. E a me sembra che dopo buoni pizza, colazioni o hamburger in omaggio per invogliare la gente a vaccinarsi – che è uno degli atti più semplici e intelligenti che possiamo compiere – le cose stiano un pochino sfuggendo di mano. Almeno nel Lazio regalano una copia della Costituzione ai neo 18enni che si vaccineranno. Carta tra le più belle del mondo che ci hanno regalato le persone che durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale sono state dalla parte giusta della Storia. Come Giacomina Castagnetti, protagonista della Resistenza che abita a Castelnovo ne’ Monti: “Ho già fatto tutte e due le dosi, sai con i miei 95 anni non aspettavo altro che di potermi vaccinare”, mi ha detto ieri quando, passando davanti a casa sua, non ho saputo frenare l’impulso di entrarle in giardino e salutarla. “Hai fatto bene a venire”. Tornerò ancora ad imparare qualcuna delle tante cose che ancora non so.

16 maggio 2021

La salvezza è nella verità e nell’arte, non nelle bombe

Considerando l’uso della violenza una aberrazione rispetto a tutto ciò che ci caratterizza come appartenenti al genere umano, e quindi condannando chiunque la pratichi, sto comunque dalla parte di chi vive di privazione della libertà, patisce violazione dei diritti, e deve abbandonare la propria casa nel cuore della notte per portare in salvo i propri figli mentre piovono bombe. E’ quello che sta accadendo a Gaza. Che a livello internazionale non ci sia ancora una azione forte per imporre la cessazione di ogni ostilità tra israeliani e palestinesi è spregevolmente incredibile. Come se ci si potesse ancora concedere il lusso della distrazione, mentre invece prima o poi un confine viene a bussare alla porta di casa.

Per gli scettici chiedere agli italiani prima detenuti e poi respinti dalla Gran Bretagna: grazie alla Brexit, in virtù della quale anche noi europei non possiamo più circolare liberamente da e per l’Inghilterra, nelle scorse settimane diverse decine di nostri connazionali sono stati detenuti in centri di accoglienza per migranti e infine espulsi. La loro colpa: volevano entrare per lavorare oltremanica senza un visto. Prima che nel Regno Unito si ravvedano temo servirà molto tempo, anche perché se è vero che la storia è maestra di vita a Londra e dintorni hanno appena deciso di toglierle la cattedra: le università di Birmingham e di South Bank hanno cancellato le lauree in storia, spalleggiate dal governo, in favore di scienze e tecnologia che hanno maggiori sbocchi lavorativi.

Dà molto più valore al passato, pur rispondendo all’esigenza di adeguarsi ai tempi, la Treccani. Che rispondendo ad un gruppo di attiviste guidate da Maria Beatrice Giovanardi ha eliminato sinonimi come ‘zoccola’ o ‘cagna’ collegati all’espressione ‘buona donna’: saranno sostituiti ad esempio da ‘donna di scienza’, ‘di lettere’, ‘di legge’. I sinonimi offensivi erano considerati eufemismi, ma ora per fortuna non è più così e saranno collegati alla parola prostituta. “I dizionari devono fotografare la realtà linguistica del proprio tempo, ma conservare anche gli usi legati ad un passato che non possiamo censurare”, ha detto giustamente Valeria Della Valle direttrice del vocabolario Treccani. Conoscere il passato per contestualizzare le cose, che significa comprenderle, ed evitare di ripetere gli stessi errori.

A breve, tra l’altro, dovremo parlare senza più stupirci di ‘muratrici acrobatiche’: Giada Vescovo e Federica Musolino sono le prime due italiane a fare le manovali edili che si calano dai tetti con casco e funi per eseguire le riparazioni. Assunte da EdiliziAcrobatica, gruppo internazionale specializzato in lavori edili a doppia fune di sicurezza, hanno infranto il tabù che voleva questo come un mestiere esclusivamente maschile.

Per due donne che sorridono c’è un uomo che non riesce più nemmeno a provare rabbia. E’ Alex Schwazer, il marciatore italiano che sognava di poter partecipare alle prossime olimpiadi di Tokyo: 3 mesi fa il tribunale di Bolzano ha stabilito che nel 2016 è stata manomessa la provetta di urina utilizzata per squalificarlo per doping. In forza di questo pronunciamento Schwazer ha chiesto al Tribunale sportivo di Losanna di sospendere la squalifica e consentirgli di gareggiare in Giappone: la sentenza gli è stata avversa. “Dopo l’assoluzione a livello penale ho dato tutto quello che potevo dare in allenamento. Adesso non c’è nessun tipo di rabbia o frustrazione da parte mia”. Eppure la verità andrà ricercata.

Come per Giulio Regeni. Il giallo del braccialetto diventato simbolo della lotta dei genitori del dottorando ucciso in Egitto ha fatto pendant con il rosa della maglia del corridore in testa al Giro d’Italia. Ad indossare braccialetto e canotta è stato, per due giorni, Alessandro De Marchi. Un bel tipo questo corridore, che i genitori di Giulio hanno ringraziato per essersi esposto. Sapeva che non avrebbe tenuto a lungo la leadership al Giro, ma sapeva anche come godersela: “A un certo punto sono rimasto completamente solo, in discesa. Ero tra un gruppo e un altro, con la pioggia che mi accecava, ma ero felice. Ho ripensato ai due giorni in rosa e mi sono sentito a posto, felice di quello che avevo fatto, appagato. Mi sono sentito un cerchio perfetto, tracciato a occhi chiusi”.

Qualcuno dica che questa non è poesia. L’arte la si può trovare ovunque. Di sicuro da ieri a Palazzo Bentivoglio, a Gualtieri, dove ha aperto la mostra ‘Ligabue, la figura ritrovata’: è un interessante dialogo tra le opere di Antonio Ligabue e undici artisti contemporanei. Emozionato il sindaco Renzo Bergamini ieri all’inaugurazione: “Da un anno siamo alle prese con la pandemia e le immagini di dolore che ha portato quasi in ogni famiglia, inaugurare una mostra significa ricominciare a guardare il bello e forse curare qualche ferita”. Ed emozionata era tutta la gente presente nella splendida piazza gualtierese in attesa di poter salire al piano nobile e ammirare l’esposizione.

Chi ha pensato che qualche opera d’arte potesse essere una buona integrazione del proprio stipendio devono essere stati dipendenti Rai che negli anni hanno trafugato alcuni dei preziosi dipinti che l’azienda aveva acquistato sostituendoli con dei falsi. Tra le opere rubate anche un Guttuso ed un De Chirico. Siamo ben oltre la frutta.   

9 maggio 2021

Schiena dritta, sguardo alto, e un sorriso

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Racconta la famiglia Condorelli che le prime richieste di pizzo sono iniziate che ancora c’era la lira. Ma da allora ad oggi hanno sempre scelto di non cedere. L’ultimo episodio è del 2019 e Giuseppe Condorelli, oggi titolare del gruppo dolciario fondato da papà Francesco e conosciuto il tutto il mondo, ha denunciato ai militari di Catania che avevano già da un paio d’anni iniziato l’inchiesta ‘Sotto Scacco’ che ha portato questa settimana a 40 arresti di esponenti delle cosche legate al clan Santapaola-Ercolano. Che facesse prodotti straordinari si sapeva – quei torroncini esportati in 25 Paesi – che avesse avuto il coraggio di scegliere un testimonial omosessuale già molti anni fa quando la cosa era molto complicata pure, oggi la Condorelli ha dimostrato una volta di più di essere azienda di straordinari principi. “Noi vogliamo solo far vivere i nostri due figli di 14 e 15 anni in una terra senza mafia”, ha detto Giuseppe commentando il suo contributo all’inchiesta. Che poi era la stessa idea di Giuseppe ‘Peppino’ Impastato, giornalista, conduttore radiofonico, attivista conosciuto per le sue denunce contro Cosa Nostra. Che pensò bene di ‘suicidarlo’ (nel film ‘I cento passi’ si racconta bene di come vennero avviate le indagini dopo il ritrovamento del suo cadavere) proprio il 9 maggio del 1978. Lo stesso giorno in cui venne ritrovato il corpo morto di Aldo Moro: tra i fondatori della Democrazia Cristiana e protagonista assoluto della politica italiana che venne rapito dalle Brigate Rosse (ma se la vicenda è diventata nota come il ‘Caso Moro’ è perché è ormai assodato che ci furono complicità importanti che resero possibile il sequestro e che indirizzarono il corso degli eventi successivi) il 16 marzo a Roma e fatto ritrovare morto nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani sempre nella Capitale. In forza di questo evento è stato istituito nel 2007 il Giorno della memoria  dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale. Coincidenza, oggi è anche la Festa d’Europa, e si deve proprio al sogno di un Continente unito che in forza della cooperazione tra gli Stati superasse le divisioni interne, il periodo di Pace più lungo che abbiamo mai conosciuto. Se lo ricordassero coloro i quali ad ogni piè sospinto mettono in discussione l’Unione Europea e le sue Istituzioni, attorno alle quali – pur al netto delle difficoltà che ci si trascina per il protagonismo ancora forte delle singole nazioni – si sta costruendo la vittoria anche sulla pandemia. Chi di covid non ne vuole sentir parlare almeno in quei pochi momenti in cui ci si dovrebbe sollevare lo spirito sorseggiando un caffè, assaggiando una brioche o brindando con gli amici dopo una giornata di lavoro è il proprietario del ‘Bar Zodiaco’ di via Volta a Milano. Sulla porta d’ingresso del locale ha appeso un cartello scritto a mano: “In questo bar è vietato parlare di covid. Il barista vi ringrazia, la sera sarà più rilassata. Argomenti consigliati: tutti gli altri!!!”. Che non significa voltarsi di fronte ai problemi o ignorare le difficoltà di tanti, come nemmeno dimenticarsi di seguire le regole per garantire la sicurezza di tutti, ma semplicemente che ci si può prendere una pausa di qualche minuto e tornare a discutere di argomenti frivoli. Come dice il post-it appeso sul retro di un cartello stradale trovato ieri a Roma, zona Ara Pacis: “Se smetti de ride/hai smesso de vive”.

Buona Festa della Mamma a tutte, anche alla mia che è ancora adesso ‘impegnativa’.

2 maggio 2021

I buoni,

i furbi, i cattivi

Sorridere anche in un giorno di pioggia, e accogliere i clienti come vecchi amici di cui si aspettava il ritorno. L’hanno fatto i ristoratori della nostra bella Emilia-Romagna, adesso sta a noi comportarci correttamente – tenere le mascherine, rispettare il distanziamento – e assecondare la curva in discesa dei contagi e quella in salita dei vaccini.

Brinda alla sua fortuna da record un piastrellista mantovano: in 15 giorni, infatti, l’uomo si è ritrovato per le mani due ‘Gratta e Vinci’ milionari. Il primo lo ha acquistato a Modena: 20 euro di ‘investimento’ e vincita da un milione. Due settimane dopo, pausa caffè mentre sta lavorando sul lago di Garda, altro biglietto da 20 euro e vincita da 2 milioni. Tanta fortuna da far muovere la Procura di Verona: il sospetto era che da Roma ci fosse stata qualche fuga di notizie dalla concessionaria per la distribuzione dei biglietti. Gli inquirenti non hanno trovato riscontri e l’indagine è stata archiviata dando ragione al piastrellista che ha ricondotto il doppio colpo ad una serie di rituali che compie abitualmente, e al fatto di aver grattato entrambi i biglietti milionari con la stessa moneta portafortuna (insomma, come la numero 1 di zio Paperone).

Chi spera di poter vivere la stessa sorte – entrare per un caffè ed uscire dal bar come milionario – non potrà che sostenere la protesta (giusta) della Confcommercio contro il divieto di consumare a banco anche in zona gialla: a stabilirlo è una circolare del 24 aprile del Viminale. “Ci aspettiamo che si chiarisca subito che bere un caffè al banco è possibile e, con il giusto distanziamento interpersonale, privo di rischi. Quello dei caffè bevuti velocemente è un rito italiano che vogliamo difendere”.

Così ho scoperto che in Italia ci sono 144mila bar e che da inizio pandemia hanno registrato una perdita di fatturato di 8 miliardi.

Sarebbero frutto non di una ‘botta di culo’ ma di una soffiata illegale le rendite tra i 1300 e i 2700 euro fatte - in una manciata di giorni – da dirigenti di aziende sanitarie pubbliche lombarde e amici, avvertiti anticipatamente che il tampone diagnostico per il Covid realizzato dalla Diasorin aveva superato i test ed entrava in commercio. Una notizia che, appena ufficializzata, ha comportato l’aumento in Borsa del titolo Diasorin. Sul fatto che alcuni potessero averla avuta prima e, quindi, comperare le azioni per tempo indaga la Procura di Milano.

Somme così, e in così poco tempo, di certo non le guadagna Luca Nisco il rider prima licenziato e poi - ‘a furor di popolo’ – reintegrato dalla ‘Winelivery’. Il 25 Aprile il giovane stava consegnando due bottiglie di spumante spedite come regalo attraverso la piattaforma, ed accompagnate da un biglietto con un messaggio che lo ha talmente urtato da farglielo strappare (e per questo il licenziamento dopo la segnalazione da parte del destinatario). Cosa c’era scritto? “In questo giorno di lutto che il nostro Duce possa da lassù guidare la rinascita”. Un messaggio delirante inviato come sommo sfregio proprio nella ricorrenza della Liberazione. Che a lamentarsi per la violazione della propria libertà (il rider non avrebbe diritto di valutare il contenuto dei messaggi trasportati) sia un sostenitore di quel dittatore che ha negato la libertà introducendo le leggi raziali, manganellando e purgando gli oppositori, censurando ogni voce di contrasto, è abbastanza paradossale: non fa né ridere né piangere, fa solo incazzare.   

25 Aprile 2021

Grido

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Vien voglia di gridare, mentre tutto attorno è rumore confuso, bisticcio su un giro in più di lancette, su cosa prima e cosa dopo, che 130 persone – e forse ancora di più – galleggiano morte in mare. Una donna incinta, un bambino, molti altri che erano ragazze e ragazzi. E noi distratti, a discutere con gli occhi fissi sulla punta dei piedi. A tirare una coperta sempre troppo corta, a speculare sulla fatica e la paura delle persone. Ma dimenticandoci della disperazione di chi affida la propria vita all’ignoto, perché quello che conosce è ancora più spaventoso. Ogni anno saluto l’alba del 25 Aprile (che qui si scrive con la lettera maiuscola) con il cuore gonfio di fiducia: che improvvisamente ci sia uno scatto di reni, un balzo in avanti nella consapevolezza, l’affermarsi di un rinascimento etico e morale. Non è accaduto nemmeno quest’anno, ma non vuol dire che si debba smettere di sperare. Perché altrimenti avrebbe torto De Gregori quando canta che “la storia non si ferma davvero davanti ad un portone/La storia entra dentro le stanze, le brucia”. Ma io non credo si sia sbagliato. E ostinatamente alla ricerca di segnali del cambiamento, mi faccio bastare la notizia che, archiviato il modello della perfezione, la Barbie sia tornata ad essere un oggetto agognato ad ogni latitudine perché oggi è disponibile in 94 colori di pelle, ci sono modelli con le protesi alle gambe o in sedia a rotelle: insomma, deve all’idea di inclusione che ha sviluppato il suo nuovo successo, capace di oscurare le bambole ispirate alle protagoniste dei cartoon più recenti. E mentre l’insegnante di una scuola superiore di Mantova obbliga i suoi studenti a seguire le lezioni al computer perché non vuole indossare la mascherina e ritiene i vaccini un esperimento genico, da domani riaprono i cinema monosala, quelli magari a conduzione famigliare e che insistono nei centri delle nostre città, quelli che hanno resistito alla proliferazione dei multisala: con le regole che limitano capienza e orari, questi cinema ‘di una volta’ riescono meglio a coprire i costi della riapertura e ci ricordano che non sempre ‘grande è bello’. Verrebbe da dire ‘silenzio in sala’, o forse piuttosto ‘silenzio’ e basta per la vergogna che dovremmo provare. Ma oggi è, appunto, il 25 Aprile e mi va di cantare stonando che “la storia siamo noi, siamo noi padri e figli/Siamo noi, bella ciao, che partiamo/La storia non ha nascondigli/La storia non passa la mano/La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”.

18 aprile 2021

incontro comune bologna vaccini aprile 2

Opportuno

Opportuno: appropriato, adatto alle condizioni del momento. Ma se questo che viviamo è un tempo straordinario, allora le scelte opportune – cioè convenienti alle circostanze – non possono che essere straordinarie. In settimana sono stato ospite del Comune di Bologna per raccontare il mio impegno affinché i vaccini contro il Covid siano considerati un bene dell’umanità e non una proprietà privata su cui fare profitto. Eppure io stesso, mentre spiegavo come la condivisione della conoscenza sia l’unica strada per aumentare la produzioni di dosi (e quindi, abbassarne il costo e distribuirle in tutto il mondo perché ovunque sia garantito il diritto alla salute), ho sentito il bisogno di chiarire che questa azione non era contro l’istituto del brevetto e la proprietà intellettuale. Ospite dello stesso incontro era Nicoletta Dentico (giornalista, esperta di salute globale: scoprite chi è e troverete un profilo splendido) che mi ha dato una bellissima lezione: “Non è contro le regole del mercato chi chiede che i vaccini siano un bene comune. Chi distorce il mercato sono quei colossi che agiscono in condizioni di monopolio e determinano quelle regole che rendono immutabile la loro posizione egemonica”, questo il senso del suo commento. Privatamente, finito l’incontro, l’ho ringraziata: mi ha fatto capire che spesso siamo così preoccupati di trovare una mediazione fin da quando iniziamo una battaglia politica, che limitiamo l’orizzonte della battaglia stessa. È come partire per un viaggio dandosi un arrivo più vicino di quello in cui si vorrebbe davvero andare per paura di non riuscire ad arrivarci. Ma questo è un tempo diverso e le scelte devono essere conseguenti.

Deve pensarla così Ermanno Merlo, un 16enne di Lodi che dal primo aprile ogni giorno prende una sedia da casa e si posiziona davanti al municipio della sua città. Lo fa per protesta contro gli amministratori locali che hanno rimosso la panchina che sorgeva a poca distanza perché vi si sedevano senzatetto e ragazzi ‘difficili’ dediti all’accattonaggio: niente panchina, niente indesiderati avranno pensato a Lodi. “Protestare sui social conta poco, le parole prima o poi se le porta via il vento: bisogna avere il coraggio di prendere una posizione e sostenerla con le azioni”, ha detto al Corriere. È certamente legittimo, ma decisamente non è opportuno che i manager di aziende come Eni, Telecom, Intesa, Unicredit, Generali abbiano visto crescere nell’anno della pandemia i loro stipendi. L’Espresso ha analizzato 55 società e in 30 casi si registra il rialzo: a fare la differenza sono i bonus, legati alla parte variabile della retribuzione. Niente da eccepire rispetto alle regole, e sicuramente in molti casi i manager avranno anche dato prova di grandi capacità gestendo le aziende nel mare in tempesta del Covid. Ma qui non si discute della valutazione delle perfomance, quanto della opportunità. Mentre ci sono famiglie il cui reddito è stato azzerato, imprese che chiudono o rischiano di chiudere per mancanza di liquidità prima ancora che perdita di ordinativi, settori come quelli del commercio e della ristorazione in agonia, forse quegli aumenti potevano essere destinati ad azioni di solidarietà. Anche perché in molti casi, pur al netto dei rialzi, i compensi di quei manager sono milionari. Il valore di un gesto, il senso di empatia verso le difficoltà degli altri che avrebbe trasmesso, va ben oltre quello materiale: so bene che le difficoltà che molti incontrano non si risolvono con il taglio di alcuni milioni di premi. Chi si è ridotto lo stipendio è un croato di 190 centimetri e 80 chili di peso che da gennaio è in forza al Milan: si chiama Mario Mandzukic ed è un attaccante. Siccome da quando è arrivato nel club rossonero è stato quasi sempre infortunato ha deciso di tagliarsi di circa 300mila euro il compenso. E il Milan quella somma anziché tenersela l’ha devoluta in beneficienza: “Finanzierà progetti per giovani in condizioni di fragilità socio-economica”.

Venerdì, infine, si è svolta la prima udienza – a Bologna – del processo contro i mandanti della strage del 2 agosto 1980: che per i pm “fu finanziata dalla P2 e compiuta da elementi di estrema destra manovrati dai servizi segreti deviati”. L’associazione dei famigliari delle vittime non si è accontentata delle condanne degli esecutori, e quello iniziato a Bologna è un procedimento storico perché dovrebbe portare a fare i conti con chi all’interno dello Stato ha minato lo Stato stesso.

La verità è più che opportuna.

11 aprile 2021

Giustizia

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Un gazebo bianco, le bandiere dei sindacati, un tavolino con gli ultimi moduli e le buste contenenti migliaia di firme raccolte in pochi giorni. Venerdì mattina di sole tiepido e presidio davanti agli ospedali di tutto il territorio regionale per una giusta mobilitazione proclamata per accendere i riflettori su una situazione paradossale. Dopo un anno impegnati al fronte della guerra contro il Covid, i dipendenti del comparto sanitario rischiano di ritrovarsi buste paga più leggere a causa  di una norma - varata all’incirca una decina di anni fa dallo stesso Brunetta che è di nuovo ministro della Pubblica amministrazione - che fissa un tetto alla spesa per il personale: se il fondo a disposizione è bloccato, ma aumentano i dipendenti (come sono aumentati in forza delle assunzioni straordinarie fatte negli ultimi 12 mesi proprio per fronteggiare la pandemia), è logico che a ciascuno toccherà una parte più piccola. Come dire: se la torta è la stessa ma aumentano gli invitati dovremo fare fette più sottili. “Quella norma statale, che fissa il tetto al fondo per il salario accessorio, va superata: questa è peggio di una beffa, è davvero una offesa”, dicono in maniera molto composta e decisa infermieri, tecnici, operatori vari della nostra Sanità che abbiamo celebrato come eroi, angeli. Ma se davvero erano parole sincere, allora la loro battaglia per un giusto riconoscimento deve essere la nostra battaglia, una battaglia di tutti. C’è tanta stanchezza che emerge nelle battute che ci scambiamo: “Dispiace anche percepire che chi ci applaudiva fino a qualche mese fa adesso, complice la fatica che ciascuno sperimenta per il perdurare dell’epidemia, diffida anche di noi: andavi a fare la spesa e la gente era contenta di farti passare davanti perché ti riteneva un salvatore, adesso ti dicono che stai facendo solo il tuo lavoro. Già, facciamo il nostro lavoro ma a causa di una legge ingiusta saremo persino pagati meno”. E c’è chi ti confessa che è pronto a cambiare mestiere: “Mi piace fare l’infermiera, l’ho sempre sentito come una passione, ma adesso non ce la faccio più: se trovassi qualsiasi altra cosa forse me ne andrei”. Il personale sanitario è stato candidato al Premio Nobel e sarebbe un riconoscimento simbolico bellissimo. Sarebbe importante, però, che non solo venissero salvati gli stipendi di quest’anno, ma anche che ci fosse un nuovo contratto nazionale che valorizzasse la professionalità.

È  per dimostrare che sto dalla loro parte che – prima Regione d’Italia a farlo – ho scritto e firmato una risoluzione con cui si dice al Governo di rimuovere i vincoli che bloccano nuovi stanziamenti e diciamo che l’Emilia-Romagna è pronta a fare la sua parte.

Domani, intanto, tanta parte del Paese torna in ‘arancione’ che significa, tra le altre cose, scuola in presenza al 50% per gli ordini superiori e la riapertura dei parrucchieri. Li cito perché con diversi di loro ci sentiamo ormai abitualmente da un anno a questa parte e sono tra le principali vittime dell’abusivismo: “I nostri saloni sono luoghi sicuri, riceviamo un cliente alla volta. Tenerci chiusi genera molti più rischi perché ci sono colleghi poco furbi che vanno in nero al domicilio dei clienti. Li abbiamo anche denunciati, e pazienza se abbiamo perso dei presunti amici”, mi raccontano.

C’è chi viola deliberatamente le regole e mette a rischio tutti, e chi anche quando non le condivide decide di rispettarle: sto con quest’ultimi. Ma a loro, come agli operatori sanitari, andrà riconosciuto di aver fatto la differenza. È questione di giustizia.  

4 aprile 2021 

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L'esempio

Seguo con interesse tutte quelle storie di sport che non sono fini a sé stesse, ma provano a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo trovano”, ha detto papa Francesco nell’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport. E ha citato Gino Bartali che allenandosi partiva da Firenze verso Assisi e ritorno nascondendo nel telaio della bici falsi documenti per far scappare gli ebrei dall’Italia delle persecuzioni.

 

Già proprio la Gazzetta dello Sport che il 3 aprile ha festeggiato i suoi 125 anni di storia: uscì per la prima volta nel 1896 a tre giorni dall’inizio della prima edizione delle Olimpiadi moderne. Non l’hanno fermato – questo foglio rosa che si è inventato il Giro d’Italia e che ha stabilito il record di tiratura (2.302.088 copie) per la vittoria italiana ai Mondiali in Germania del 2006 – nemmeno la distruzione, lo smarrimento, le lacrime e le sofferenze della Seconda Guerra Mondiale.  Nel 1946, in quell’Italia fatta di macerie, venne organizzata la prima corsa a tappe dalla fine del conflitto bellico. Per dire, la Francia che di quella guerra era tra i vincitori non riuscì a far ripartire il Tour.

 

Sempre il 3 Aprile, Federica Pellegrini, a 32 anni e con uno di ritardo rispetto ai programmi stravolti dalla pandemia, si guadagna in acqua – nuotando in 1’56”69 i 200 stile libero – la partecipazione alla sua quinta Olimpiade nonostante le avessero messo a disposizione una wild card (una sorta di invito) per averla comunque a Tokyo.

 

Perché una bracciata in più? Perché un allenamento ancora? Perché una corsa in bici mentre un Paese intero piangeva i morti e piangeva per le privazioni che doveva subire chi era sopravvissuto? Per l’esempio.

Perché nel conquistare un’altra Olimpiade dopo che il Covid ti ha impedito di disputarla nell’anno in cui te l’eri già conquistata, nell’organizzare il Giro del ‘46, c’è molto di più del valore sportivo: c’è la capacità di rialzarsi dopo essere stati colpiti dalle avversità. C’è la fiducia nel fatto che per quanto tutto attorno si vedano le rovine di una vita che fu, il futuro sia ancora tutto da scrivere. E possibilmente lo si può scrivere in meglio. Non è retorica, non è nemmeno ipocrisia davanti alle difficoltà – vere – che interi pezzi di società stanno vivendo: le attività chiuse, i risparmi bruciati, l’incertezza su come e quando si potrà tornare a lavorare e produrre reddito per la propria famiglia. Sono ferite profonde e chi scende in strada a manifestare la propria frustrazione va compreso.

 

Auguri alla Rosea, che sia leggera l’acqua giapponese per Federica, e che anche i nostri ragazzi possano prima possibile riprendere a fare pratica, tornando ad animare le nostre comunità con l’energia straordinaria di chi si dedica per volontariato allo sport di base.

Chi sono gli eroi? ha detto Michael Stipe, l’ex leader dei R.E.M. “Sono quelli che condividono le qualità supreme che saranno da esempio per gli esseri umani di domani: l’empatia, il coraggio, la forza e la vulnerabilità. Le due ultime cose non si contraddicono”.

Già, ancora una volta: l’esempio.   

28 marzo 2021

Stupore

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Stupore’. E’ la parola che ho scelto per rispondere alla domanda: “Cosa ti manca da quando teatri e luoghi di cultura sono chiusi?”. Quel contropiede del cuore che scatta quando accade qualcosa di più di una sorpresa, di un fatto improvviso e inaspettato: lo stupore è un disorientamento felice. Ho scritto la risposta su un cartoncino a forma di fumetto – come gli organizzatori avevano raccomandato di fare – e ieri sono stato in piazza Martiri del 7 luglio a Reggio Emilia insieme ad altre cento persone (numeri contingentati a causa delle restrizioni da Covid) per ribadire che la Cultura è un diritto, che è giusto tutelare la salute pubblica ma che è sbagliato ritenere che teatri, spettacoli, l’arte in genere e i momenti di incontro che si generano nei luoghi della cultura siano superflui. Nel mondo dello spettacolo, tra l’altro, lavorano circa 8milioni di italiani: come a dire che rappresenta un pezzo importante di economia. Eppure, mentre si trovano misure per contemperare la sicurezza delle persone e la continuità del lavoro in altri settori, tutto ciò che attiene al mondo dell’arte resta chiuso. La manifestazione di ieri coincideva con la Giornata Mondiale del Teatro e spero sia servita soprattutto a ricordare a tutti noi, ad ogni persona, che la Cultura è necessaria, che è anche dalle suggestioni che provoca vedere uno spettacolo, dalla meraviglia di una mostra, che passa la qualità del nostro essere comunità. Chi è sceso in piazza ieri non lo ha fatto contro qualcuno, ma per qualcosa. Che siano le emozioni a farci avanzare lo dimostra l’effetto generato dalla carezza che un’infermiera dell’ospedale di Ancona ha dato al neonato malato di Covid separato dalla madre: in attesa di essere sottoposto ad una operazione è ricoverato in Terapia Intensiva e la foto – l’infermiera stesa sul letto accanto al piccolo mentre gli regala il calore del contatto -  ha fatto rapidamente il giro del mondo. Girano le immagini in attesa che anche le persone possano tornare a muoversi liberamente. Così recuperando anche la padronanza del proprio tempo. E’ della lettrice L. la riflessione sull’anno che ha fermato le nostre vite: “365 giorni vissuti da spettatori delle nostre stesse vite, che si sono modificate senza il nostro assenso. Forse siamo stati artefici di questo scempio o forse solo spettatori, mi auguro solo che quando tutto sarà finito avremo il coraggio di apprezzare i momenti, anche quelli più insignificanti sono comunque frammenti di vita che in un modo o nell’altro vanno vissuti”. Intanto la prima fiala di vaccino inoculata negli Stati Uniti è diventata un pezzo da museo: nel senso che è stata acquistata dallo Smithsonian’s Nation Museum of American History che sta allestendo una collezione a tema Covid. L’obiettivo è costruire uno spazio di conservazione, narrazione e riflessione per le generazioni di oggi e di domani. Ecco, speriamo tutti che il Covid diventi prima possibile Storia: vorrebbe dire che il flusso del tempo è, appunto, ripreso.

21 marzo 2021

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Porta Pazienza

C’è una storia di resistenza che ci chiede di essere protagonisti. E’ quella di ‘Porta Pazienza’, pizzeria del quartiere Pilastro di Bologna gestita da una cooperativa sociale impegnata nell’inserimento lavorativo di persone appartenenti alle categorie protette: “Un anno di chiusura a causa del covid ci ha messo ko: o rilanciamo o chiudiamo”, dice Michele uno dei soci lavoratori che diventa un fiume in piena quando racconta come è nato e cresciuto il progetto. Se saremo in tanti ad aiutarli allora questi ragazzi “rilanceranno”: “Dobbiamo raccogliere 45mila euro per acquistare un Food Truck e portare la nostra esperienza in giro per la città: al mattino faremo attività educativa, alla sera ristorazione per mantenerci. In attesa di poter ricominciare a vivere questa pizzeria che è prima di tutto luogo di incontro”. Già, l’aggregazione: ‘Porta Pazienza’ è nata come spazio di inclusione, in cui a tutti viene data un’occasione, in cui i ragazzi fragili hanno trovato un posto in cui relazionarsi, fare esperienza, e per alcuni è arrivata anche la possibilità di lavorare. E anche i clienti, quando prima del covid la pizzeria era aperta regolarmente, non ci andavano semplicemente a mangiare (la pizza, comunque, è eccellente) ma piuttosto a vivere uno spazio. Proprio questo suo essere luogo di incontro, per assurdo, è uno degli elementi che ha messo più in difficoltà ‘Porta Pazienza’: “Noi fatichiamo con l’asporto perché abbiamo sempre avuto una relazione con chi veniva qui a mangiare – continua Michele -. Ecco perché l’idea di ricreare, in modo nuovo, l’occasione dell’incontro, andando per la città”. Tutto il progetto ha una forte impronta etica: ‘Porta Pazienza’ propone un modello di consumo critico e consapevole, acquista e lavora solo prodotti di altre cooperative sociali, che lavorano beni confiscati alle mafie, realtà che denunciano il pizzo, produzioni bio. Le donazioni possono essere di diversa entità, ma a ciascuna corrisponde una sorta di ‘premio’: dai 15 euro (il minimo) passando per i 40 o i 100 euro (una giornata al lavoro in pizzeria insieme ai ragazzi) fino ai 1000 euro per chi adotta un tavolo (magari un gruppo di amici). Per maggiori informazioni: www.portapazienza,bo.it; www.ideaginger.it o sulla pagina Fb. Il giardino antistante la pizzeria è stato intitolato proprio venerdì (il 19 marzo) a don Peppe Diana, religioso ucciso dalla camorra per il suo impegno antimafia. E oggi ricorre la 26esima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da Libera: aiutare i ragazzi di ‘Porta Pazienza’ penso sia il modo giusto per celebrarla, e per ribadire da quale parte del mondo vogliamo stare.

Oggi ricorre anche il primo anniversario dalla scomparsa del mio amico Gianni Mura, per tutti uno dei più grandi giornalisti (conoscitore di uomini) italiani: in un tempo in cui ci si abitua a fare senza di molte cose, la sua assenza invece non è affatto diventata più lieve.