21 novembre 2021

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Quanto vale salvare un albero

E’ una storia bellissima quella che l’agronomo Giovanni Morelli ci ha raccontato, sabato mattina a bordo della motonave Stradivari, in occasione della manifestazione ‘Un Po più verde’. Nel 2017 Morelli viene chiamato in un paesino veneto al capezzale di una pianta secolare. “Si può salvare, ma serviranno molti interventi per almeno una decina d’anni”, il suo responso. Il sindaco raduna la cittadinanza, illustra la situazione grave ma recuperabile di quell’albero monumentale, e poi chiede di scegliere: i marciapiedi nuovi o gli interventi sulla pianta. Dopo due settimane gli abitanti avevano deciso, e da quel momento Morelli sta seguendo le manutenzioni speciali che stanno ridando vita all’albero. La comunità aveva capito che era più di una pianta, era un simbolo, la memoria stessa del paese. La sua presenza dava il senso alla comunità stessa. Guardare al patrimonio verde non solo come elemento fondamentale per la qualità dell’ambiente, ma anche come custode della storia, dandogli dignità e diritti credo possa aprire la strada ad un ecologismo anche più vero di quello ‘utilitaristico’ cui ci stiamo abituando (che è già un passo avanti comunque). Certo che la strada per arrivarci è lunga se pensiamo che si fatica a riconoscere pari dignità a tutti gli uomini. Nel 2014, per risparmiare 5mlioni di dollari l’anno, il governatore repubblicano del Michigan, Rick Snyder, delibera di utilizzare per la città di Flint le acque dell’omonimo  fiume, utilizzando senza sanificarle le condutture di Detroit. Dai rubinetti inizia ad uscire un liquido torbido e odoroso, una bomba chimica che corrode le tubature di piombo riversandone le particelle nell’acqua. Si scatena una epidemia di legionella. Sarà una intossicazione di massa. Bambini con presenza di piombo nel sangue altissimo, il 70% di loro presenta disturbi gravi. Dopo sette anni di battaglie la cittadina, che ha 96mila abitanti (la metà di Reggio Emilia per capirci), ha ottenuto un risarcimento di 626milioni di dollari, ma niente potrà mai ripagare per le sofferenze e le perdite patite. Come niente potrà restituire a Muhammad Aziz i 56 anni vissuti con il marchio dell’assassino addosso: solo ora è stato riconosciuto innocente rispetto l’omicidio, niente di meno, che di Malcom X. Innocente lui, che oggi ha 83anni, e innocente Khalil Islam che nel frattempo è deceduto. Forse è incolpevole (come si è sempre dichiarato) anche Julius Jones, 41enne in carcere negli USA da quando ne aveva 19, per la morte di Paul Howell: Jones doveva essere giustiziato alle quattro di pomeriggio di giovedì scorso ma poche ore prima dell’esecuzione la sua pena è stata commutata in ergastolo con possibilità di libertà vigilata dopo “un attento riesame dei documenti”. In questo caso vale proprio il detto meglio tardi che mai. Resta da capire come mai tra una rilettura e l’altra delle carte processuali possano emergere esiti così diversi (da colpevole a innocente dopo mezzo secolo; da detenuto da giustiziare a persona da vigilare in libertà). Forse che il contesto storico, il dibattito presso l’opinione pubblica, siano elementi di ‘disturbo’? Se così fosse le parole – tutte le parole, anche le nostre – assumerebbero un peso ancora maggior. Lo dico da collega ai giornalisti che hanno scritto paginate d’inchiostro sulla vicenda del premio per la riduzione delle assenze ai netturbini romani: ci si è inventati una notizia dove notizia non c’è. Sarebbe bastato leggere il dispositivo dell’accordo tra l’azienda AMA e i sindacati, e riflettere sul fatto che nel privato già da tempo il criterio della percentuale di presenze viene utilizzato per le valutazioni sui premi di produzione. Non si tratta di un premio a chi smette di fingersi malato, ma della distribuzione di premialità se l’azienda raggiunge complessivamente una più alta percentuale di presenze e quindi di produttività. Scriveva Cicerone: “Mi accorgo che la fine di innumerevoli guerre è dovuta non solo all’uso della ragione ma anche e soprattutto al buon uso della parola”. Aver letto qualche libro ogni tanto aiuta.

14 novembre 2021

La catastrofe ambientale è prima di tutto morale

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E’ uno spazio piccolo e accogliente la Casa delle Storie, dove i ragazzi del Teatro dell’Orsa hanno messo in scena lo spettacolo ‘Saluti dalla Terra’. Lo porteranno nelle scuole, anche se sono prima di tutto gli adulti quello che dovrebbero vederlo: racconta, con una narrazione potente e molto efficace, la catastrofe ambientale cui stiamo correndo incontro, e l’inerzia, l’indifferenza, l’autoassoluzione con cui stiamo affrontando il tema. Lo abbiamo visto, venerdì sera, mia figlia Giorgia ed io. “L’ambientalismo senza lotta al capitalismo è solo giardinaggio”, dice ad un tratto Monica Morini (una delle interpreti), ed è una citazione adattata di Chico Mendes. Lì, però, ci sta il senso di quello che dovremmo fare: tornare a comportarci come consumatori consapevoli, non come accumulatori seriali. Che si sa, in un  mondo in cui quello economico ha assunto una posizione predominante su ogni altra forma di potere, è attraverso il denaro che a volte si può incidere anche di più che con il voto (che resta un diritto che va esercitato pienamente). Lo dimostra la scarsità dei risultati che gli eletti del mondo hanno raggiunto a Glasgow. Prima gli stop imposti da Cina e sauditi sulle bozze di accordi per la riduzione degli agenti inquinanti, sui fondi per finanziare la transizione e sostenere le economie più giovani; poi il contropiede dell’India che ha ulteriormente indebolito il documento finale. Alla fine – ad una prima percezione – sembra molto cinema e poca concretezza. Un dibattito che è esistenziale – nel senso che davvero dalle scelte che dobbiamo fare e non stiamo facendo passa l’esistenza stessa della specie umana – che, però, viene triturato dalla contingenza dell’attualità come ogni altro in questa società vittima del ‘presentismo’. E infatti il fronte per telegiornali, quotidiani, siti d’informazione, social media, è già tornata ad essere la pandemia e, soprattutto, il green pass. Da Singapore rimbalza la notizia che dall’8 dicembre le persone che si ammaleranno di covid senza essere vaccinate dovranno pagarsi le cure. Notizia che piace alla pancia dell’opinione pubblica (si dice così no?), che a me invece terrorizza. Sento dire: “Perché curarli con i soldi delle nostre tasse se si sono ammalati perché hanno rinunciato al vaccino gratis?”. Perché uno Stato di diritto funziona così: la salute è un bene supremo che va tutelato, anche quando viene messa in pregiudizio a causa di comportamenti sbagliati. Altrimenti perché curiamo chi si ferisce gravemente in un incidente stradale a causa della propria negligenza, perché non ha rispettato i limiti di velocità o si è messo al volante da ubriaco? La differenza tra lo Stato – che tutela tutti – e chi invece pensa solo a sé stesso sta tutta qui. Ma è solo esercitando costantemente la ricerca dell’interesse generale che la società progredisce. E’ un principio che andrebbe tenuto a mente anche approcciando il dibattito su quota 100 e reddito di cittadinanza. Due strumenti messi in contrapposizione dai media nazionali con voluta malizia e sui quali gli italiani sembrano esprimersi in maniera molto chiara: stando ad un sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera viene promossa la pensione e bocciato il reddito di cittadinanza. Sembrerebbe di essere ancora una volta davanti a questo ragionamento: quota 100 va bene perché mi fa smettere di lavorare e quindi va rifinanziata (difendo un interesse personale); un mensile di sopravvivenza a chi è disoccupato va abolito perché c’è chi se ne approfitta (non mi importa l’interesse generale dell’aiuto a chi è in uno stato di indigenza). Che il reddito abbia funzionato male, che non sia stata sviluppata la parte di immissione nel mondo del lavoro di chi lo riceveva, che ci sia stata più di una truffa da parte di percettori che non ne avevano diritto, è tutto vero. Che sia uno strumento che serve, nella misura del sostegno temporaneo per aiutare qualcuno ad emanciparsi da una situazione di estrema povertà, è altrettanto vero. E dunque bene fa il governo a rifinanziarlo facendolo oggetto di una importante manutenzione, che magari preveda un coinvolgimento più intenso dei Comuni. Sono convinto, del resto, che siano molti di più i soldi che lo Stato perde per colpa di chi evade la tasse piuttosto di quelli rubati dai percettori di reddito che non ne avevano diritto.   

7 novembre 2021

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Perché ci serve la ricerca di base

 

Questi sono ‘I giorni della ricerca’ di Fondazione AIRC, una mobilitazione collettiva per sensibilizzare e sostenere la ricerca contro il cancro. Una campagna – iniziata il 31 ottobre con il titolo di ‘E’ questo il momento’ – cui aderire con un sms (o da telefono fisso) al numero 45521 oppure andando sul sito airc.it. Dove si legge che in Italia lo scorso anno, nonostante la parziale sospensione degli screening oncologici a causa del covid, sono stati diagnosticati 377mila nuovi casi di tumore. Airc con le sue attività sostiene oltre 5mila ricercatori per un investimento che nel solo 2021 è pari a 125mln di euro. Si chiama ‘ricerca di base’ quella che produce conoscenza per la conoscenza. E’, cioè, quella che studia i meccanismi che regolano un determinato fenomeno. E sulla scorta di quelle scoperte si può passare alla ricerca che ‘produce’ lo strumento (farmaco) per fermare o determinare quel fenomeno. Insomma, se prima non capisco come funziona un tumore, se non capisco quali componenti del nostro organismo possono contrastarlo, non potrò mai arrivare a ‘costruire’ la cura. E’ nella ricerca di base che il Pubblico – inteso come Istituzioni – deve essere il soggetto forte. In una logica di integrazione con il settore privato. Oggi, purtroppo, si sta rischiando di lasciare tanto la ricerca di base quanto quella per la produzione di farmaci in mano all’industria privata. Con il rischio, molto concreto, di diventare in tutto e per tutto dipendenti dalle scelte delle case farmaceutiche. Che in quanto esclusive padrone del sapere potranno determinare anche i costi delle cure. I vaccini contro il covid vengono venduti alle Istituzioni pubbliche con prezzi che oscillano tra i 15 e i 20 dollari, ma potrebbero arrivare a superare i 100 dollari. Le cure contro il cancro hanno già visto lievitare i loro costi a carico dei sistemi sanitari pubblici come quello italiano. E tutto questo rischia di far diventare insostenibile il costo di una sanità universale che garantisca accesso alle migliori cure a chiunque. Rivedere l’istituto dei brevetti almeno in ambito sanitario è necessario. Sostenere la ricerca di base, pubblica, libera, lo è altrettanto. Anche per evitare di ripetere l’errore della pubblicizzazione dei rischi e di privatizzazione degli utili compiuto con i vaccini sul covid, internet e innovazione contro il cambiamento climatico. Ne parla Massimo Florio nel libro – in uscita per Laterza – ‘La privatizzazione della conoscenza’. Grandi investimenti pubblici essenziali per determinare alcune scoperte rivoluzionarie che vengono brevettate da aziende private che ne incassano i profitti. Le Istituzioni sovranazionali hanno la forza per giocare la partita. Si pensi soltanto alle obbligazioni verdi emesse in Europa: a ottobre sono stati piazzati sul mercato bond per 12miliardi di euro, ma la domanda da parte dei risparmiatori è stata di 120miliardi. Cioè i cittadini hanno detto alla UE che sono pronti a darle i loro risparmi (sotto forma di investimento) purché vengano utilizzati per finanziare azioni ambientali. Soldi che l’Unione eroga, attraverso bandi, per sostenere aziende impegnate nella transizione ecologica. Un sms, una donazione, piccoli gesti che possono fare grandi cose. Può sembrare una cosa da niente la scelta di una tovaglia da mettere sulla tavola la domenica. Ma è, invece, carica di significati se la tovaglia è quella che la maestra Francesca Ciampi ha srotolato davanti ai corticellesi al termine di uno spettacolo teatrale dedicato a Zelinda Resca giovane partigiana che visse carcerata per tre anni. “Questa tovaglia l’ha fatta Zelinda durante la prigionia, e penso che ricamare l’abbia molto aiutata. L’ha lasciata alla nipote Luisa che è morta l’anno scorso e che l’ha lasciata a me. E’ qui per i corticellesi, ogni volta che la vorrete, per ogni festa o occasione particolare. Basta che me la restituite lavata e stirata”.   

31 ottobre 2021

La fatica di stare insieme

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Che fine ha fatto la democrazia? Quello spazio di discussione nel quale si potevano misurare opinioni diverse per poi arrivare ad una decisione. Uno spazio necessario, per evitare di ridurre la politica a slogan e fiction. Le manifestazioni sguaiate di una parte del Senato alla bocciatura del ddl Zan sono figlie di questo imbarbarimento. Sono la conseguenza dell’azzeramento della politica, dell’evanescenza della democrazia. Sostituita da esecutivi ipertrofici, che occupano tutti i ruoli: di gestione, di rappresentanza, di scrittura delle norme. Ma se svuoti di significato il Parlamento, allora quello diventa il luogo dello scontro tra ultras, in cui si esula dal merito delle questioni e si passa il tempo a mettere una bandiera. C’è un numero che fotografa con chirurgica precisione questa deriva: 0,83%, la percentuale di successo delle proposte di legge di iniziativa parlamentare in questa legislatura. In sette mesi l’esecutivo Draghi ha fatto approvare 38 leggi di iniziativa governativa, nello stesso periodo ne sono state approvate solamente 6 di iniziativa del Parlamento. Una situazione figlia di tanti mali, di riforme mancate per rendere più efficiente il lavoro parlamentare, della crisi dei partiti e della perenne precarietà sulla durata delle legislature, della devastante propaganda sulla necessità di una politica capace di decidere in tempi rapidi, come se amministrare la cosa pubblica fosse uguale a correre i 100 metri, e certo anche del momento di emergenza legato alla pandemia. Che, però, non può essere il tappeto sotto cui nascondiamo la polvere. Durante le settimane del rapimento Moro – anche quella una emergenza per il Paese aggredito dal terrorismo interno – il Parlamento approvò la legge sull’aborto. Come dire, la democrazia funziona se decidiamo di farla funzionare. Sono stato in piazza, in una delle innumerevoli piazze di questo sabato di fine ottobre, in mezzo alle persone che manifestavano la rabbia, la delusione, la paura conseguenti la mancata approvazione della legge contro l’omotransfobia: piazze che raccontano dove sia già il Paese, che giustamente non vogliono arretrare. “Una cosa è certa: non torneremo a nasconderci”, ha detto uno dei tanti che ha preso il microfono nella mia Reggio Emilia. E’ la frase più giusta da dire, forse quella che meglio rappresenta il senso di questa battaglia stroncata per la misera qualità di alcune delle persone che siedono in Senato, stroncata dalla pessima qualità della democrazia in Italia. Riprendere in mano il filo interrotto è necessario, non solo per chi vedeva nel ddl Zan l’inizio della fine di tanti incubi, ma per tutti noi che crediamo ancora nelle Istituzioni, nell’assetto costituzionale della nostra Repubblica, e proviamo a onorarle quotidianamente. Come orgogliosamente erano in corteo le fasce tricolori reggiane – ed io con alcuni colleghi della Regione – a Cadelbosco. Una fiaccolata contro ogni violenza, nata dall’iniziativa del sindaco Luigi Bellaria dopo il terribile omicidio che si è consumato in una officina del paese. Un assassinio eseguito con modalità preoccupanti su cui le forze inquirenti – che già hanno arrestato l’autore - stanno lavorando senza sosta per accertarne le cause. I primi cittadini in corteo, e con loro le bandiere dell’Anpi e di diverse associazioni, i cittadini: un messaggio chiaro a chiunque pensi che qui ci sia qualcuno pronto ad abbassare la testa e a non difendere i principi della convivenza pacifica, che siano sopiti il senso della legalità abbinata all’etica. Dove si è addormentata – l’etica – è forse all’Inter: alla scadenza del blocco dei licenziamenti che il governo aveva varato causa Covid, hanno pensato bene di lasciare a casa i tre storici magazzinieri del club. Persone con più di 50 anni che da decenni lavoravano al servizio della società preparando il materiale per le partite, sistemando gli spogliatoi, con stipendi tra i 1500 e i 2000 euro. L’Inter ha deciso di esternalizzare il servizio e li ha licenziati. Forse per risparmiare qualche centinaio di euro. Nel frattempo ha rinnovato il contratto a Lautaro per 6milioni a stagione. E mentre qualche imbecille sfila a Novara travestito da prigioniero di Auschwitz contro l’obbligo di green pass, qualcosa cui aggrapparsi per dire che nel mondo c’è ancora bellezza arriva dall’Egitto. Le piramidi dell’altopiano di Giza si trovano a condividere lo spazio con installazioni moderne realizzate 10 artisti contemporanei, e tra queste le mani enormi dello scultore italiano Lorenzo Quinn. Si chiama Together la sua opera. Insieme, ma guarda un po’. 

24 ottobre 2021

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Parole all’asta, per il bene comune

“Chissà, chissà domani/Su che cosa metteremo le mani/Se si potrà contare ancora le onde del mare/E alzare la testa”: sono i versi iniziali di ‘Futura’, splendida canzone di Lucio Dalla. Martedì a Palazzo Re Enzo saranno battute all’asta le luminarie dedicate al brano che lo scorso dicembre erano in via D’Azeglio: cena (preparata dagli chef dell’associazione Tour-tlein) e asta finanzieranno i lavori di rifacimento del reparto di oncologia dell’ospedale Sant’Orsola. E’ un’iniziativa bellissima – promossa da Consorzio Esercenti via D’Azeglio, Comune e Fondazione Lucio Dalla – che racconta di come da queste parti i cittadini conoscano il valore della Sanità, da cui pretendono ma della quale vogliono ‘prendersi cura’. Dice di sentirsi in crisi e che le sembra di tradire i propri pazienti la dottoressa di famiglia sospesa dall’Ausl a Sasso Marconi perché non vaccinata. Il 25 maggio l’Azienda sanitaria le ha detto per l’ennesima volta di sottoporsi al vaccino altrimenti sarebbe andata incontro alla sospensione. Ora lascerà 1700 pazienti, per i quali l’Ausl dovrà trovare un sostituto. In un momento in cui una delle emergenze più grandi è proprio la carenza di profili sanitari. Ancora una volta la questione è il senso di responsabilità, di appartenenza ad una comunità. Chi si è schierato ha spesso trovato nelle canzoni un elemento identitario, nel cantare insieme un modo per sentirsi ‘compagno’. Va in onda su History Channel (25 ottobre ore 21.15)  il documentario ‘Bella Ciao’ che racconta la storia di un brano che è diventato globale. Patrocinato dall’Anpi il documentario prova a rintracciarne le origini, sia nel tempo che nello spazio. Mentre su Rai3 venerdì alle 21.20 ci sarà ‘Dia 1991 – Parlare poco apparire meno’: film scritto da Diana Ligorio per la regia di Leonardo Dalessandri. Un’opera forte, anche questa dedicata a chi ha scelto da che parte stare fino a sacrificare qualsiasi cosa di sé pur di compiere la missione di incarnare lo Stato e combattere la criminalità organizzata. E’ su una intuizione di Giovanni Falcone che nasce la Direzione investigativa antimafia, reparto interforze alle dipendenze del Dipartimento della pubblica sicurezza cui si devono le più importanti operazioni di questi 30 anni contro i clan e la cattura di latitanti come Leoluca Bagarella e Francesco Schiavone. Ci sono debiti di riconoscenza che non salderemo mai. Però qualcosa possiamo farla. Ad esempio andare sul sito dell’Archivio di Stato di Bologna e fare una donazione (peraltro detraibile) per consentire il restauro e la digitalizzazione delle 300mila pagine che raccontano della storia di resistenza nel Ventennio fascista, delle lotte agrarie, delle rivendicazioni studentesche. Persone che si ribellavano alle ingiustizie, e che per questo venivano seguite dalla Questura. Gente che reclamava il proprio diritto di opinione, la libertà di parola, che si ribellavano alla dittatura. Ed è una sorta di riparazione l’accordo firmato in Francia tra Facebook e l’Alleanza degli editori. Cosa prevede? Che il social remuneri delle licenze per i diritti connessi alla stampa quotidiana transalpina. Un modo per restituire parte dei profitti che Facebook realizza grazie al traffico di utenti che si genera divulgando le notizie pubblicate dai giornali. E’ una buona notizia perché la carta stampata (certa carta stampata) è sinonimo di informazione corretta, garanzia di pluralismo, inchieste importanti. Nell’epoca della infodemia, patologia grave che si aggiunge alla pandemia da Covid, riequilibrare il rapporto tra media tradizionali e social è fondamentale. Caro Lucio, il futuro possiamo ancora scriverlo migliore di quanto potrebbe essere.   

17 ottobre 2021

Tranquilli, il fiume scorre che voi ci siate o no

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Come in ogni categoria, ci sono quelli bravi e quelli pessimi. Vale anche tra i sindaci (prima di parlare di ‘partito dei sindaci’, una rapida lettura di quanto segue: please). A Voghera l’amministrazione locale andrebbe sciolta, commissariato il Comune e proclamate nuove elezioni. L’intervento dello Stato – visto che i componenti dell’esecutivo nemmeno ci pensano a farsi da parte – andava attuato già dopo il proiettile letale sparato dall’assessore leghista Massimo Adriatici; di certo era auspicabile dopo la pubblicazione della chat della giunta piena di messaggi razzisti e diventata pubblica nelle scorse settimane. Adesso è indifferibile (e forse visto che ci sono in ballo dei soldi, e non principi etici, arriverà): Asm, società di proprietà del Comune che gestisce acqua e gas, è coinvolta in una inchiesta della Finanza su concorsi truccati ed ha accumulato un buco di 11milioni di euro in conseguenza della mancata riscossione di bollette (e di ulteriori anomalie nella gestione). Sconti, o esenzioni totali dal pagamento delle utenze, che sarebbero stati fatti in maniera arbitraria ad amici e conoscenti. C’è una denuncia dell’ex direttore generale della stessa azienda che dice anche che l’attuale sindaca vogherese (Paola Garlaschelli) non poteva non sapere in quanto componente del collegio sindacale. Sempre dalla galleria dei sindaci pessimi. “Mi dispiace, ma lei morirà presto. Anzi sta già morendo perché il grafene che le hanno iniettato con il vaccino ha già iniziato a solidificare il suo sangue”: queste le parole di Loris Mazzorato, ex sindaco di Resana eletto prima con la Lega e poi con una civica, indirizzate al corrispondere del Corriere della Sera Marco Imarisio che seguiva la manifestazione No Green Pass al porto di Trieste.

E adesso a Loreto Aprutino (Pescara), dove da gennaio 2017 Federica Di Pietro aspetta che il Comune metta a disposizione i loculi per tumulare definitivamente i suoi genitori morti nella tragedia di Rigopiano, dove una valanga di neve e massi ha investito e spazzato via l’hotel in cui si trovavano. Erano passati pochi giorni dal funerale e Federica stava comperando gli spazi in cimitero quando venne chiamata dal sindaco che le disse che i loculi li avrebbe messi a disposizione l’ente locale, tumulando con i genitori anche una coppia di loro amici sempre residenti a Loreto e deceduti nella stessa tragedia. “Da allora in poi abbiamo aspettato una chiamata. Invece questa storia è diventata grottesca e la sola cosa certa, oggi, è che i loculi non ci sono”. La burocrazia ci ha messo di sicuro lo zampino, le regole del Comune pure. Ma qui sta la differenza tra i tanti, tantissimi sindaci e amministratori locali bravi e gli altri: nel prendersi un impegno e rispettarlo, nella consapevolezza che il ruolo impone anche di indicare un indirizzo morale alla propria comunità. Nei Comuni d’Italia ci sono migliaia di brave persone (e moltissimi ottimi dipendenti), il loro ruolo andrebbe certamente valorizzato, anche sul piano economico (i sindaci hanno indennità troppo basse e di certo non proporzionali alle responsabilità che si assumono). Per rendere loro giustizia bisogna anche evitare di utilizzarli per speculazione politica come già accaduto in passato. Mentre è crudele uno Stato che non interviene cacciando quelli che macchiano la fascia Tricolore con comportamenti sconsiderati (perché su quelli illeciti è persino superfluo dire che deve arrivare la magistratura).

A Guastalla è aperta una splendida mostra di Michael Kenna dedicata al Po (complimenti alla sindaca Camilla Verona, a proposito, e all’assessore Gloria Negri per l’allestimento). L’autore di questi scatti in bianco e nero ha detto una cosa sacrosanta durante la presentazione: “Che io ci sia o no il fiume scorrerà lo stesso”. Qui sta la grandezza dell’approccio avuto verso il Grande Fiume. Ma è una massima che indirizzo volentieri (oltre che a me stesso) ai No Green Pass, ai No Vax e compagnia tutta: il venerdì di blocco del Paese che avevano annunciato si è risolto in poca cosa. Molti sono corsi a fare il tampone (“E ci trattano come bestie quando diciamo che non è possibile farlo immediatamente”, racconta una farmacista romana), qualcuno si è messo in malattia, qualcuno è sceso in piazza ma senza paralizzare le attività e i servizi pubblici. La scorsa settimana con un post avevo stigmatizzato la guerriglia andata in scena a Roma come corollario delle manifestazioni contro il pass vaccinale e mi sono sentito rinfacciare da alcuni utenti, nell’ordine: che bollavo tutte le piazza in protesta come fasciste; che le violenze erano state solo a Roma e io generalizzavo; che non ero informato sui vaccini e che sono più pericoloso io come untore di un non vaccinato (perché, il supposto, il vaccino tenderebbe a dare una falsa sicurezza). Ho provato a spiegare che: proprio perché non ritenevo tutte fasciste le persone scese in piazza era auspicabile una forte presa di distanza da quei criminali che avevano devastato Roma speculando sulla protesta; che avevo parlato solo e soltanto della Capitale e quindi non mettevo nello stesso calderone le manifestazioni andate in scena altrove (ad esempio, a Milano); che ho sempre detto e scritto che il vaccino protegge chi lo riceve e che infatti è giusto rispettare le altre regole sul distanziamento. Alla fine mi hanno detto che “non capivo”. A me sembra che in alcuni ci sia una importante sopravalutazione delle proprie ragioni. Eppure basterebbe raggiungere la riva per accorgersi di “com’è grande il Po./Quelli che si incontrano là/abbassano senza accorgersene la voce,/e riconoscono,/con un po’ di malinconia/che siamo davvero uguali”.

10 ottobre 2021

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Il senso del tempo dei sovranisti

 

Quanto siano lontani dalla realtà, avviluppati in un mondo che esiste solo nelle loro teste, i sovranisti di oggi lo dimostrano – buone ultime – due notizie di questi giorni. Mentre la Corte costituzionale polacca (non libera da condizionamenti politici) rivendica la supremazia delle leggi nazionali sui trattati europei, 136 nazioni si accordano su una tassa minima globale per ridurre l’elusione fiscale delle multinazionali. Come dire: le singole nazioni oggi non hanno strumenti sufficienti anche solo per evitare di ‘farsi fregare’ dai giganti dell’economia, e se vogliono inseguire la giustizia fiscale (far pagare le tasse non solo ai proprio cittadini ma anche ai colossi del commercio) devono affidarsi ad accordi e istituti globali. Stesso discorso per quei Paesi che chiedono fondi all’Europa per costruire muri con cui fermare l’immigrazione. Proprio mentre in Lombardia – memore dell’aiuto (generoso, decisivo) avuto nei primi mesi del Covid – pensa di utilizzare il ‘distacco internazionale’ (un patto temporaneo) per permettere a medici ed infermieri cubani di lavorare nelle strutture sanitarie regionali in clamoroso deficit di personale. Il tempismo non è certo la dote migliore dei sovranisti (e tante altre non me ne vengono). A proposito dei Big di internet, andranno seguiti gli sviluppi delle inchieste su Facebook nate grazie a Frances Haugen: ex dirigente del social network, la 37enne ha copiato migliaia di documenti interni da cui emergerebbero fatti gravi come il funzionamento distorto di un algoritmo per diffondere discordia e così massimizzare i contatti e tenere più a lungo gli utenti collegati (così aumentando i profitti). E sembrerebbe che anche Instagram (altra proprietà di Zuckerberg) se usato eccessivamente produca danni psicologici alle ragazze più giovani. Anche questo dimostra come di maggior controllo ci sia bisogno, e come solo la cooperazione tra enti internazionali possa operarlo. Che facciano più notizia le sventure, le tragedie, i reati, è purtroppo vero. E ha ragione a lamentarsene Manlio Messina, 45enne assessore regionale siciliano (di Fratelli d’Italia) che ha denunciato ai carabinieri un tentativo di corruzione di cui sarebbe stato destinatario: pare gli abbiano offerto 50mila euro per l’organizzazione di un concerto che ne avrebbe dovuti fruttare 500mila. L’assessore ha passato tutto alle forze dell’ordine. “Chissà, se avessi ceduto magari tutti avrebbero parlato di me massacrandomi…”. E’ rimasta confinata alle pagine di cronaca locale, sull’inserto milanese del Corriere, anche la bella storia di Giorgio Ravzan: 40enne rumeno arrivato in Italia nel 2013 per cercare un lavoro, era finito a fare il clochard. Poi l’incontro con lo psicologo del dormitorio di via Sammartini a Milano che gli chiede: “Cosa vuoi fare della tua vita?”. “Salvarmi, per mio figlio”, risponde Giorgio. E da lì, grazie all’aiuto dei volontari dei City Angels e di quelli di Sant’Egidio, il riscatto. Oggi lavora con un contratto regolare pulendo la Stazione Centrale ed è riuscito a far arrivare suo figlio dalla Romania. Forse non è vero, ma è bello crederci: il 13 ottobre uscirà in Francia il film ‘Eiffel’ dedicato all’ingegnere Gustave ‘papà’ dell’omonima torre parigina, la cui forma (è la tesi del film) sarebbe stata una dedica d’amore per Adrienne, ragazza di cui si era innamorato ma il cui padre si oppose alle nozze.  

3 ottobre 2021

Stolti alla meta

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Io non so se la Storia continuerà a farcela nonostante le botte che prende. Se, cioè, si compirà comunque un destino ineluttabile per via di una inerzia più forte di tutto. Perché la stoltezza degli uomini certi giorni sembra così determinata da far venire il dubbio. E’ una botta la sentenza di condanna a 13 anni e 2 mesi di carcere per Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace che per il Tribunale di Locri è colpevole di associazione a delinquere nella gestione dei migranti. “Condannato per il reato di umanità” hanno scritto sui muri di Riace. A difendere l’ex sindaco c’è Giuliano Pisapia (altro ex primo cittadino, di Milano): “Stavo per cancellarmi dall’albo degli avvocati quando mi è stato chiesto di difendere Mimmo. Ho detto sì: non potevo lasciare che l’esperienza di Riace, che ha dato una risposta di solidarietà in termini di integrazione e accoglienza, finisse così”. E ancora: “Lucano ha ammesso di aver fatto errori di carattere amministrativo, che però eventualmente riguardano il Tar o la Corte dei conti e non hanno rilevanza penale. Abbiamo dimostrato che non ha preso un euro. Perché un fatto sia reato ci vuole anche la consapevolezza di commettere un illecito. Ma le leggi sull’accoglienza sono complesse e mutevoli con diverse interpretazioni”. E poi, un passaggio che vale tutto: “Nel Codice penale è prevista la non punibilità per ‘chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo di danno grave’”. Lucano ha accolto dei migranti in una fase in cui il nostro Paese era in forte tensione per gli importanti flussi in arrivo. Quasi certamente ha forzato delle regole amministrative, ha aiutato qualcuna di queste persone con qualche scorciatoia per garantirgli la possibilità della permanenza in Italia sapendo che ogni altra strada sarebbe stata dannosa. E adesso subisce questa durissima sentenza. Probabilmente chi l’ha emessa non conosce la storia di Anna (come la sua, moltissime altre): arrivata illegalmente in Italia dalla Cina a soli 4 anni dopo un viaggio in container e cassoni di camion, rimasta sola con il papà perché la mamma era stata rispedita in Oriente, affidata ad una casa famiglia, è riuscita a studiare, è stata assunta alla Ferrari, nel suo primo viaggio di lavoro ha conosciuto Davide e ora hanno un bambino di 15 mesi (Zeno) e vivono felicemente a Milano.

C’è la voglia di costruire relazioni, intrecciare la vita delle persone che vivono lo stesso quartiere e magari nemmeno si sono mai salutate, dietro la nuova vita di tre edicole di Bologna. Al quartiere Barca, quando Pina (storica edicolante con alle spalle 44 anni di attività) ha annunciato che sarebbe andata in pensione un gruppo di cittadini si è costituito in cooperativa e ha rilevato il chiosco: ora diventerà rivendita di giornali, libri, giochi, spazio per laboratori post scuola e ‘centrale operativa’ per una serie di servizi di vicinato. “Non potevamo immaginare questa piazza priva di socialità”, raccontano i soci della cooperativa, che hanno trovato i 13mila euro necessari attraverso una raccolta fondi popolare. Due cugini hanno rilevato quella di via Massarenti e l’hanno ampliata con tavolini e sedie per leggere e consumare qualche bevanda. Ma fanno anche copisteria, punto raccolta pacchi in giacenza, presentazione di libri. A San Mamolo, infine, Daniela nel suo chiosco oltre ai giornali ha aperto una esposizione di quadri e la vendita di prodotti di cosmesi e vasi di miele. E’ che la gente (non tutta) ha capito che insieme è meglio. E che si possono anche combinare passioni e impegno civico.

A Torre Pellice (provincia di Torino) è andato in scena il primo campionato del mondo di ‘plogging’: una disciplina che fonde il jogging con la raccolta di rifiuti lungo il percorso. Correndo, o camminando ad andatura sostenuta, si insacchettano bottiglie di plastica, cartacce, lattine e le si portano fino al traguardo. A pensarci c’è più umanità in una corsa podistica qualsiasi di quanta se ne trovi spesso nelle aule parlamentari sparse per il globo: mentre fai la tua corsa, come per me oggi a Taneto di Gattatico, magari in compagnia di alcuni ragazzi in carrozzina che a turno spingiamo, tutti quelli che incontri o che ti superano hanno una parola di incitamento, di apprezzamento e sostegno.

Non so se la Storia nonostante tutto proseguirà la sua corsa, so che alle volte sa essere spietatamente ironica: nell’Inghilterra dell’abbandono all’Europa adesso mancano gli autotrasportatori e i distributori di benzina sono rimasti a secco. Il premier Johnson schiera l’esercito per garantire gli approvvigionamenti e intanto sta per concedere migliaia di visti ai camionisti europei affinché possano tornare a lavorare in Inghilterra. Fa già ridere così.  

26 settembre 2021 

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Tra le persone,

per le persone

Tutto può cambiare’ è il titolo di un film di qualche anno fa che ho visto solo di recente (la colonna sonora merita decisamente), ma è soprattutto una palese verità. Ve le ricordate le campagne elettorali di qualche tempo fa? Era tutta una rincorsa a proclami su videosorveglianza, più armi e strumenti coercitivi ai corpi di polizia, sollecitazioni urlate agli istinti primordiali (e, appunto, naturali) di difesa. Pur nel livello spesso mediocre e fatto di battute destinate a durare pochi istanti, almeno adesso si parla di lavoro, scuola, sanità. E’ un sabato pomeriggio di fine settembre, orario da aperitivo, e mi ritrovo a dare il mio contributo nel circolo Arci di Santa Vittoria che ospita un confronto su ‘Sanità: prospettive distrettuali e nazionali’ promosso dal Pd di Gualtieri: posti esauriti. Poco prima ero a Lentigione di Brescello per la riapertura della chiesa colpita due volte: dal sisma del 2012 e dall’alluvione del 2017. Don Alberto Nicelli, davanti a tutta la frazione, nel commento al Vangelo fa una riflessione splendida sulla necessità di andare incontro agli altri, di essere accoglienti, di cogliere la bellezza in ogni nuova occasione di comunità.

Son passati nove anni da quando – giovane sindaco di Luzzara – attraversai i mesi difficili del terremoto insieme ai miei concittadini. Non sono abbastanza perché non torni il nodo in gola. Dopo l’ultima della serie di scosse di quella estate emiliana mi arriva una telefonata: “Dobbiamo evacuare la casa di riposo di Brescello, avete posto?”. Erano quasi le 21, e abbiamo risposto: “Certo! Venite”. Poi è stata una corsa ad aprire brandine, a spostare mobili, a inventare un reparto in quello che era un grande salone vetrato al pianterreno della nostra struttura. Un po’ alla volta, su un pulmino da nove posti, sono arrivati gli anziani: spaventati, confusi, smarriti. Gli ultimi due li ricordo come fosse ora: uno corpulento e molto alto, l’altro minuto e bassino, storditi da quanto stava accadendo anche perché non in grado di comprenderlo fino in fondo, sono scesi dal minibus tenendosi per mano e non si sono mai lasciati, abbiamo dovuto attaccare le brande per consentirgli di prendere sonno stringendosi uno con l’altro. Abbiamo terminato di accoglierli che era l’una passata, sono andato in auto e, finalmente solo, ho pianto: è stata la prima e unica volta. Tutto ciò che facciamo ha senso solo se è per gli altri.

A San Marino l’Unione donne sammarinesi si è battuta affinché oggi vinca il ‘Sì’ al referendum per rendere legale l’interruzione di gravidanza. Siamo a 20 chilometri da Rimini e l’aborto è punito con il carcere da sei mesi a tre anni anche in caso di stupro, gravi malformazioni del feto e pericolo di vita per la donna. Altro referendum, in Germania questa volta: i cittadini di Berlino, che denunciano un ‘caro affitti’, votano sulla proposta di esproprio e la nazionalizzazione di 200mila case di proprietà di grandi società (con più di 3mila appartamenti) per metterle a disposizione della comunità.

Partecipano, si mobilitano, si ritrovano, anche promoter e grandi artisti della musica italiana: a San Siro hanno messo in scena gli stati generali dello spettacolo dal vivo, facendo proposte serie e concrete di protocolli che rendano nuovamente possibile organizzare degli eventi live. Ho parlato con alcuni di loro e ascoltato: hanno ragione da vendere, e non c’è niente di irrealizzabile tra le proposte che fanno. Del resto, molti dei dispositivi che hanno messo a punto per garantire la sicurezza sanitaria anche ai concerti si stanno già sperimentando con successo in Olanda. Santa Vittoria, Milano, Lentigione, San Marino, Berlino: ovunque è partecipazione, vuoi vedere che si può ancora far Politica seriamente?   

19 settembre 2021 

Le parole degli altri

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A volte c’è poco da aggiungere. Spesso colpiscono al cuore. Altre allo stomaco. Nelle parole degli altri c’è la verità anche quando le usano per dire una bugia. Servono a raccontare: chi siamo, i luoghi, le storie. Le parole degli altri.

Finché non si comincerà a sparare, sarà sempre peggio”, Giancarlo Gabba collega di giunta di quel Massimo Adriatici che il 21 luglio fuori da un bar di Voghera ha ucciso a colpi di pistola El Boussettauoi (messaggio del 26 giugno nella chat di whatsapp dell’esecutivo comunale in cui c’è anche la sindaca Paola Garlaschelli).

Inclusione sociale, inserimento lavorativo di persone fragili, riqualificazione della stazione. Abbiamo creduto fin da subito a questo progetto”, i sindaci di Merate e di Cernusco (Massimo Panzeri e Giovanna De Capitani) a proposito del progetto ‘Binario vivo’ che ha portato al rilancio della stazione ferroviaria di Cernusco Lombardone in cui lavoreranno due disabili e cinque tirocinanti delle categorie più deboli. Ci saranno caffetteria, tavola calda, infopoint e punto vendita di prodotti locali.

Con il mio Bruno abbiamo sempre fatto sport insieme. Quando è mancato, il 2 ottobre del 2013, ho voluto mantenere la promessa che ci eravamo fatti: di continuare a gareggiare per onorare la memoria dell’altro”, Nives Fozzer, 91 anni, neo vincitrice di cinque titoli ai Campionati italiani master di atletica leggera: lancio del martello (14,95 metri), del disco (9,55), del giavellotto (8,24), del martellone (6,23) e del peso (5,30).

Li dedichiamo ai nipoti. E a tutti quelli che li vogliono sentire”, sono gli anziani del borgo di Greco, uno dei più antichi di Milano, che hanno registrato 34 podcast con le storie del quartiere. “La signora Felisa era la lavandera di culur alla cort di pures. Per lei il borgo era tutto il mondo: quando si recava in piazza diceva di andare in città perché attraversare l’arco del borgo era come attraversare il confine di stato tra il paradiso rurale degli orti e la città delle fabbriche”: il tenore delle registrazioni è questo, tanto per intenderci.

Questi uomini erano completamente fuori di testa oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo dall’altra parte?”, Barbara Palombelli durante una puntata di ‘Forum’ in cui si parlava di femminicidi. La miglior risposta a questo idiota ‘se la vanno a cercare’ è di un poeta e amico, Andrea Marchesini: “Se la vanno a cercare la vita./Con forza, voglia e femminilità./Spesso trovano cuori sordi e mani stupide/ma la ricerca non si fermerà./Se la vanno a cercare la vita./Ne hanno pieno diritto./Quando la trovano/se ne prendono cura/anche per noi che non riusciamo/a vedere oltre il senso del sesso./Se la vanno a cercare la vita./Spero il loro viaggio/non abbia mai fine”.

12 settembre 2021 

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Come se fosse la ‘notte prima degli esami’

Anche se c’è chi non è d’accordo (lo so per certo) ‘Notte prima degli esami’ di Venditti è la canzone con la miglior intro di pianoforte della musica italiana. Ho pensato a questo brano respirando l’aria di queste ore che precedono l’inizio dell’anno scolastico in buona parte del Paese. Venditti cantava delle emozioni alla vigilia della maturità mentre qui siamo all’avvio delle lezioni, ma è come se stesse iniziando un esame. E lo supereremo se la scuola non chiuderà più. Ero a Bologna sabato con il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Il green pass è la strada. Se c’è un caso in una sezione isoleremo solo quella, non vedremo più intere Regioni con gli istituti chiusi: la scuola sarà l’ultima a fermarsi nel Paese”. E’ per questo obiettivo che ci si sta preparando, consapevoli che non tutte le variabili possono essere controllate. L’aria che si respira, però, è di grande consapevolezza rispetto a ciò che deve essere fatto. E lo si sta facendo (al netto, certo, di problemi puntuali che si stanno verificando ad esempio con le graduatorie e le assegnazioni delle ore, con il completamento degli organici). In Emilia-Romagna si mettono su strada 404 mezzi in più per garantire il trasporto pubblico con capienza all’80%; attraverso una app (Roger) gli utenti sapranno se il bus in arrivo ha ancora posto o se dovranno aspettare quello successivo; ci sono 23 pullman pronti ad integrare i treni regionali se questi ultimi dovessero essere già pieni; domani pomeriggio riunione in tutte le Prefetture per verificare disservizi ed esigenze di modifica dei trasporti programmati. Intanto le Asl stanno andando davanti agli istituti scolastici per vaccinare chi ancora non l’ha fatto. Basterà tutto questo? Non lo so. Però so che affermare che ‘la scuola dovrà essere l’ultima, in caso di emergenza, a dover chiudere’ significa un cambio di paradigma rispetto alla gestione della pandemia per me molto importante. Reso possibile dal vaccino. Non si sono mai fermati, mettendo in campo coraggio e generosità, i volontari della Croce Arancione di Montecchio presieduti da Cristina Fantesini. Una pubblica assistenza che ha festeggiato 40 anni di attività inaugurando quattro nuovi veicoli. E’ una lunga storia d’amore quella della Croce Arancione, nata dall’idea di 19 volontari che oggi sono più di 200. E continuano a prodigarsi per gli altri, anteponendo l’interesse generale a quello individuale. Questa straordinaria ricchezza di associazioni (Croce Rossa, Azzurra, Verde, Auser, Pro loco, protezione civile, Anfass e l’elenco potrebbe durare quasi all’infinito) è la vera cifra distintiva del nostro territorio. E’ quello che rende speciale l’Emilia-Romagna: dove l’idea che si possa stare bene soltanto se tutti stanno un po’ meglio è patrimonio comune che si è tradotto in buone pratiche amministrative, politica, cultura, in una parola ‘comunità’. E’ lo stesso motivo per cui con il terremoto del 2012 (ero sindaco di Luzzara all’epoca) non ci fu un solo tentennamento nel dire che insieme alle case e alle fabbriche avremmo ricostruito scuole, luoghi di culto, centri storici: avremmo cioè ricreato gli spazi in cui le persone si incontrano e stanno in relazione, riconoscono le tracce della loro memoria e costruiscono il futuro. Una ricostruzione che continua: a Novellara ho partecipato alla riapertura della chiesa Santa Maria dei Servi. Non c’è stata questione burocratica o amministrativa che ha impedito di andare avanti (certo, a volte i percorsi per arrivare ai cantieri sono lunghi e faticosi) perché l’obiettivo era chiaro e la volontà ferma. Diversa la storia a San Giuseppe Jato dove è stata coperta con un lenzuolo la statua che, in municipio, ricorda il piccolo Giuseppe Di Matteo: figlio del pentito Santino che nel 1993, a soli 12 anni, fu ucciso e sciolto nell’acido. Manca una delibera che autorizzi l’esposizione del bronzo. A me pare che manchi qualcosa d’altro.

5 settembre 2021 

Donne e no

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Si intitola ‘Uomini e no’ un intenso libro di Elio Vittorini che racconta della battaglia di Resistenza in Italia: di chi ha avuto il coraggio di mettersi dalla parte giusta della Storia, e di chi per opportunità si è reso strumento per le peggiori atrocità. Prendo il titolo e lo viro in versione femminile: ‘Donne e no’. “Lo so che lei non ha mai dovuto fare quelle scelte. Lei non è mai stato incinta. Ma per le donne, che devono affrontare queste scelte, è una prova difficile”, così la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha risposto alla domanda provocatoriamente idiota del giornalista della tv cattolica Owen Jensen “perché il presidente sostiene l’aborto?”. Ovviamente una forzatura per alimentare la guerra ideologica che è riesplosa negli USA dopo che il Texas ha deciso di proibire praticamente quasi tutte le interruzioni di gravidanza, aprendo alla possibilità che ogni cittadino possa denunciare non solo la donna che abortisce ma anche chi la aiuta a farlo. Una legge retrograda, abietta, violenta, liberticida, contro cui si è schierato Joe Biden. La sua portavoce sta dalla parte giusta della Storia. Come Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Graziana Contrafatto: il podio tutto Azzurro nei 100 metri categoria T63 alle Paralimpiadi di Tokyo. La frase più bella l’ha detta la medaglia d’oro: “Vincere è stato bellissimo, ma l’emozione più bella è il podio a tre”. Sorellanza. E un bell’esempio al resto dell’umanità (come Tamberi qualche settimana fa quando condivise l’oro nel salto in alto). Ancora donne che sì. La nazionale femminile di pallavolo vince l’Europeo battendo in finale la Serbia e archivia le critiche piovute dopo il mancato risultato alle Olimpiadi. Critiche maschiliste perché a queste atlete si era mossa l’accusa che fossero più attente a selfie e immagine. Se la Nazionale di calcio, invece, non fa risultato con la Bulgaria è colpa del fatto che siamo a inizio stagione e le gambe ancora non girano. Donne che no. Sicuramente l’infermiera veneta che faceva finte vaccinazioni agli amici per consentire loro di ottenere il green pass senza ricevere il siero. La donna è stata sospesa ed ora indaga la procura. Emula dell’assistente sanitaria di Spresiano che non avrebbe somministrato la profilassi vaccinale a circa 8mila pazienti. E’ a processo a Udine. Credo che si sottovaluti come il singolo gesto di una persona possa cambiare il corso degli eventi. Errore che non commette Harry Shindler, centenario veterano dell’esercito inglese che vive nelle Marche. Sta vincendo la sua ultima battaglia: ottenere il voto per le elezioni nazionali in favore dei sudditi di sua Maestà che risiedono all’estero. Perché nel Regno Unito chi vive oltrefrontiera da più di 15 anni non può partecipare al voto. E si stima che gli inglesi espatriati siano 4,3milioni. “Se avessimo potuto votare al referendum la Brexit non sarebbe passata”, dice il centenario che ha ricevuto nei giorni scorsi le lettere del premier Boris Johson e della ministra per la Costituzione Chloe Smith che lo rassicurano di aver inserito il diritto al voto degli expats nella riforma elettorale consegnata al Parlamento.

Non è mai troppo tardi per stare dalla parte giusta della Storia.    

29 agosto 2021

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Troppa farsa, mentre servirebbe essere migliori

In gara anche per l’addio più farsesco. Alle lacrime asciugate subito con milioni di euro parigini di Messi, l’eterno antagonista Cristiano Ronaldo risponde con un GRAZZIE social alla Juventus. Fossi nei tifosi bianconeri (sono ostinatamente milanista) non sarei troppo triste per la partenza del portoghese da Torino: uno che ti saluta con così poca cura dimostra di non aver mai provato sentimenti veri. Liquidata questa scemenza (ma da considerare vista l’audience che ha generato), si passa a cose più serie. Come il Meeting che l’Anpi di Reggio Emilia ha organizzato ai Chiostri della Ghiara e dove, ieri sera, sono andato a sentire il mio ex professore universitario Gianfranco Pasquino. Presentava il suo libro ‘Libertà inutile’ che prende le mosse da una domanda precisa: “Quando scelse la repubblica, il popolo italiano, appena uscito dalle rovine di una dittatura e di una guerra mondiale, affidò all’Assemblea costituente l’impegnativo compito, condiviso da tutti, di costruire un paese migliore. Ma la repubblica che ne è uscita è stata all’altezza di quelle speranze?”. Lontana l’idea di rispondere qui, considerato impossibile argomentare nel breve spazio di questa rubrica, mi limito a mettere sul tavolo qualche elemento di riflessione. Per il consiglio comunale di Nichelino la Lega candida Denise Lucia Barcellona che nel 2016 si posta mentre fa il gesto dell’ombrello alla statua di Anna Frank ad Amsterdam e saluta così: “Direttamente da casa tua. Bugiarda”. Ieri ennesima manifestazione No Vax in varie città con disordini a Milano dove manifestanti hanno assaltato un gazebo dei 5 Stelle gridando al tradimento, e in generale da Nord a Sud attaccando le Istituzioni colpevoli di ‘dittatura sanitaria’. Il filosofo francese Luc Ferry prova a spiegarmi che i No Vax non sono cattivi, ma malati: “A volte esiste una struttura paranoica impossibile da controllare razionalmente. Lo psicotico è colui che sostiene che due più due fa cinque. Se proviamo a contraddirlo ci identificherà come nemici, e se insistiamo penserà che siamo coinvolti nella congiura ordita a suo danno”. Ne avete abbastanza? Io sì. Ma anziché prendere la scorciatoia di chi sostiene il ricorso a manganello e leggi repressive, rilancio sul valore della libertà: un bene talmente prezioso che servono cittadini migliori per custodirlo. Ecco cosa serve a questo Paese (come a molti altri): una svolta morale e culturale, la ricostruzione di un senso di appartenenza ad un destino comune, una rinnovata dotazione di strumenti di discernimento, e meno rumore. A partire dalla Politica, che è una cosa seria. Intanto, viva l’antifascismo.

22 agosto 2021

La fiera delle ipocrisie

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Ci si torna su. A cosa? A parlare di vaccini. Non per infilarsi nel dibattito – tutto tempo spregevolmente perso – di casa nostra su limitazioni, esenzioni, rifiuti, pass. Ma per un aggiornamento doveroso: nei Paesi sviluppati 56 persone su 100 hanno ricevuto almeno una iniezione anti-Covid; nei Paesi in via di sviluppo soltanto 2 ogni 100. E già iniziamo a parlare, alle nostre latitudini, di terza dose. “Non possiamo accettare che i Paesi che hanno usato la maggior parte delle scorte mondiali ne consumino ancora di più, mentre le persone più vulnerabili al mondo restano senza protezione", dice il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il programma Covax che raccoglie fiale e le distribuisce ai Paesi che non potrebbero permettersele si era dato un obiettivo ormai oggettivamente irrealizzabile: 2miliardi di dosi entro fine anno. Siamo a 206milioni. La proposta di abolire i brevetti (ve la ricordate? Io sì, e ne ribadisco il sostegno anche ora) si è impantanata nelle riunioni di giugno del Wto. Perché manca una governance istituzionale in grado di coordinare i diversi soggetti coinvolti nella gestione di una delle tante questioni di interdipendenza globale (vale anche per il clima). E così ognuno va per i fatti suoi. E bada agli affari suoi. Se al disinteresse mondiale, poi, sommi la stronzaggine locale la tragedia è certa: in Uganda, dove a causa della pandemia le scuole sono rimaste chiuse 300 giorni, si sono inventati una sovrattassa per navigare in internet e i 529 parlamentari avranno un contributo di 200milioni di scellini (sono 48mila euro mal contati) per l’acquisto di auto blu personali. “Non abbiamo mascherine negli ospedali, non abbiamo soldi per i vaccini, i deputati guadagnano l’equivalente di 7100 euro al mese, cento volte più degli insegnanti. Che priorità ha il nostro governo?” si chiede retoricamente l’avvocato Sarah Bireete del Centre for Constitutional Governance.

Riportare proporzionalità tra i redditi e redistribuire. Se lo è messo in testa il presidente cinese Xi Jinping, che ha sottolineato la necessità di “regolamentare i redditi eccessivamente alti e incoraggiare i gruppi e le imprese ad alto reddito a restituire di più alla società”. Senza pronunciarmi sul come lo faranno in Cina, il principio non può che essere condiviso. Del resto un certo Olivetti ne parlava (e lo praticava) qualche decennio fa. E’ l’idea che per stare bene individualmente è utile (oltre che eticamente giusto) che stiano meglio tutti. Stipendi e lacrime. Quelle di Messi al momento dell’addio al Barcellona mi sono apparse sinceramente insopportabili (giudizio personale, pur comprendendo l’emozione di un ragazzo che lascia la città in cui è cresciuto): a quel livello, dopo quello che si è guadagnato in una carriera lunga e straordinaria, credo che si possa far prevalere il cuore ad ogni altra cosa. Messi non l’ha fatto. I vincoli imposti ai club calcistici spagnoli hanno reso insostenibile lo stipendio del 10 argentino anche se fosse stato dimezzato, e così Messi è andato a giocare (con stipendio da decine di milioni di euro) a Parigi. Chi giocherà gratis, invece, è Borja Valero. Ex Real Madrid, Villareal e Fiorentina, a 36 anni vestirà la maglia del Centro Storico Lebowski in Promozione (cioè tra i dilettanti). Una squadra nata nel 2010 a Tavarnuzze (vicino Firenze) grazie all’azionariato popolare, partita dalla Terza Categoria e impegnata socialmente: il club raccoglie fondi per iniziative di solidarietà (verso gli alluvionati di Colonia, per gli operai della Gkn licenziati con una mail dal fondo finanziario proprietario dell’azienda) e fa giocare gratuitamente bambine e bambini. A loro – ai più piccoli – hanno pensato i familiari di Giovannico Marongiu, 87enne storico barista di Osilo (Sardegna) scomparso nei giorni scorsi. “Ci siamo confrontate con il sindaco – racconta una delle figlie, Lidia, Ceo della società ‘Happy Minds’ che ha sede a Ravenna – chiedendo quale potesse essere la destinazione di eventuali offerte in memoria di papà. Ci è stato detto che le donazioni sarebbero potute andare al completamento del parco giochi di piazza San Valentino e del giardino delle scuole”. ‘Non fiori ma un parco giochi’, insomma. Giovannico era emigrato a Torino per andare a lavorare alla Fiat, ma nel 1974 era tornato a Osilo per aprire il bar che ha gestito insieme alla moglie, Caterina Pintus: “Per la prima volta in un bar di Osilo potevano entrare donne, bambini, famiglie, e non solo uomini come era stato fino ad allora”, ricorda Lidia. Per altri bambini, invece, il futuro sta dietro un filo spinato: spaccano il cuore le immagini di mamme e papà afghani che preferiscono l’incognito che sta dietro al muro dell’aeroporto di Kabul al conosciuto del loro Paese, e lanciano bimbi piccolissimi dall’altra parte nella speranza che qualche militare li raccolga e li porti via dall’Afghanistan. E adesso chiediamoci fino a quando riusciremo a girarci dall’altra parte.

15 agosto 2021

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Chi resiste e chi (purtroppo) saluta.
La vita può essere difficile, ma sa anche stupire

Settimana di anniversari importanti e record poco rassicuranti. Mercoledì a Floridia (vicino a Siracusa) è stata registrata la temperatura più alta che mai si sia toccata in Europa - 48,8 gradi – al culmine di un periodo di caldo soffocante in giro per tutto il Continente o quasi. Il 13 agosto 1961, in piena notte, iniziava la costruzione del Muro di Berlino. Simbolo della Guerra fredda e portatore di enormi sofferenze. Ma non c’è tempo per tutto questo. Perché il presente travolge con altri eventi e invita a riflettere su che tipo di futuro si stia preparando. “Ho sentito dell’invito a partire. Non ci riguarda. Se se ne va la Croce Rossa chi rimane?”, a parlare è Alberto Cairo, cuneese che dal 1990 vive in Afghanistan. Costruisce protesi di plastica per chi ha perso l’arto su una mina: 180mila persone in trent’anni, 16 gambe nuove al giorno. Risponde da una Kabul assediata in cui, dopo il ritiro dei soldati americani e a seguire di quelli degli altri contingenti internazionali, si aspetta la restaurazione talebana da un giorno all’altro. “Io conto di proseguire con il mio lavoro per feriti e disabili. Immagino che avremo molto da fare visto l’altissimo numero di ricoverati negli ospedali e le nuove mine anti-uomo piazzate: vergogna per chi gliele ha fornite”, aggiunge. Sono voci di angosciata disperazione quelle che arrivano dall’Afghanistan: chi in questi vent’anni (cioè dall’inizio delle operazioni terminate ora con il ritiro USA) ha creduto in un Paese diverso, moderno, dei diritti, e ha studiato, imparato professioni nuove, intrecciato relazioni con il mondo, adesso rischia. “Nostro papà ci ha sempre cresciute libere, la sua priorità è sempre stata che avessimo una educazione e scegliessimo la strada che volevamo. Ora tutto questo potrebbe cambiare se arrivassero i talebani. Probabilmente verremmo costrette a sposarci: sappiamo che qui a Kabul stanno facendo delle vere e proprie liste con i nomi delle ragazze nubili”, raccontano Nahal, che lavora per una organizzazione internazionale, e la sorella Mahavash. Vent’anni spazzati via in poche settimane, e una regressione della società che fa venire i brividi.

Chi conosceva bene, anzi benissimo, l’Afghanistan era Gino Strada. Chirurgo di grande abilità, fondatore di Emergency, attivista del movimento studentesco, scrittore, direi coscienza civica (poco ascoltata, almeno da chi avrebbe dovuto) di un Paese, è scomparso a soli 73 anni venerdì, tradito dal suo cuore grande e generoso. Uno dei pezzi più belli in suo ricordo lo ha scritto Walter Veltroni sul ‘Corriere’ di sabato. Mentre i necrologi più belli che ho letto sono questi: ‘Gli ex ragazzi di via Falck di Sesto ricordano con affetto e commozione Gino Strada compagno di indimenticabili partite a calcio di oltre 50 anni fa’; ‘I condomini di via Fratelli Bronzetti 9 manifestano il profondo dispiacere per la scomparsa di Gino Strada’. Perché puoi essere uno chiamato a Palazzo Chigi per spiegare cosa fare in Afghanistan, o salire su un palco a parlare davanti a 3milioni di persone contro la guerra, e restare per tanti semplicemente Gino: quel medico con un carattere brutto che aiuta i deboli in giro per il mondo. E’ un medico anche Massimo Girardis, direttore della terapia intensiva del Policlinico di Modena: “Il reparto ha riaperto il 27 luglio, speravamo di non doverla riattivare almeno fino ad autunno e invece ci siamo dentro di nuovo – spiega -. Chi viene ricoverato? Chi non si è vaccinato per paura, No-vax e negazionisti. I primi riconoscono l’errore e chiedono aiuto. I terzi sono convinti che il Covid sia un’invenzione fino a quando non riescono più a respirare e hanno bisogno dell’ossigeno per sopravvivere. Il dialogo con questi soggetti è difficile, hanno un atteggiamento ostile verso i sanitari. E infine ci sono i No-vax che riconoscono l’esistenza del Covid ma sono contro i vaccini. Una volta guariti si scusano per aver fatto tanta propaganda negativa sui social”. Ed è sempre in un ospedale che si è verificato qualcosa che ha del miracolo. Quando è nata, il 9 giugno del 2020, Kwek Yu Xuan, pesava meno di una mela: 212 grammi per soli 24 centimetri di lunghezza. La bambina più piccola al mondo. La sua è stata una lotta per la sopravvivenza, contro ogni pensiero razionale, contro qualche imprevisto durante il percorso post parto. Nei giorni scorsi è stata dimessa dalla clinica di Singapore in cui era nata perché con i suoi 6,3 chili ora sta bene. La vita è imprevedibile, spesso è complicata, a volte appare senza senso, ma un’occasione di riscatto te la offre sempre: basta volerla e saperla afferrare.   

8 agosto 2021

E se i marziani fossimo noi?

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La Nasa cerca quattro volontari disposti a vivere per un anno in un villaggio chiamato Marte Dune Alpha simulando le condizioni di vita del Pianeta Rosso. L’esperimento, utile a immaginare la colonizzazione del quarto pianeta del sistema solare, sarà condotto in condizioni estreme, mettendo i protagonisti davanti a imprevisti, periodi di isolamento individuale, fatiche che serviranno a testare la capacità di reazione e di adattamento. E se anche per vivere sulla Terra fosse già necessaria capacità di resilienza? I segnali che le cose non vanno iniziano ad essere tanti. L’Amazzonia di sudest emette più anidride carbonica di quanta ne assorba. A dirlo è Luciana Gatti dell’Istituto di ricerca spaziale di Sao José dos Campos: “Dal 2010 abbiamo iniziato a raccogliere campioni dell’atmosfera sopra la foresta con piccoli aerei”. Dopo 600 voli la conclusione è stata inevitabile: “La parte di sudest in 50 anni ha perso il 30% della foresta, soprattutto a vantaggio di pascoli e campi di soia. La deforestazione ha sconvolto il clima facendo aumentare le temperature e riducendo le piogge”. Oggi quella parte di Amazzonia rilascia 400milioni di tonnellate di anidride carbonica più della Gran Bretagna. Se sulla Terra le cose non vanno granché bene, peggio si sta sott’acqua. “Ora che il 50% della biodiversità oceanica è perduta, la conservazione è una parola anacronistica. Dobbiamo cambiare paradigma”, dice Alexandra Cousteau, nipote di Jacques-Yvés Cousteau (non sto a scrivere chi sia perché dovrebbe essere non necessario) che ha lanciato un progetto di rigenerazione chiamato ‘Oceans 2050’. “Circa il 40% delle emissioni accumulate dalla rivoluzione industriale è finito negli oceani”, dice Alexandra che punta alla coltivazione di kelp, un’alga bruna, e alla realizzazione di vere e proprie foreste di alghe per ridurre l’acidificazione degli oceani, ossigenare l’acqua, creare habitat per la biodiversità. L’equilibrio tra uomo e contesto naturale è il principio attorno cui nasce il corso di studi dell’Università della Tuscia-Unitus che ha lanciato la laurea in Produzione sementiera e vivaismo nel Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali. Partner principali del corso sono Assosementi e Anve (associazione dei vivaisti). Chi pianta semi e ci estirpa erbacce infestanti. E’ la missione che ci si è dati con Aira (Africa Infodemic Response Alliance), progetto dell’OMS coordinato dall’italiano Sergio Cecchini: “Non solo stiamo vivendo in mezzo a una pandemia. Ci siamo trovati nel pieno di una infodemia”. In sostanza, le persone già alle prese con l’emergenza sanitaria legata al covid sono state travolte da una valanga di false informazioni che ha avuto come conseguenza – grave – di modificare i comportamenti individuali accrescendo i rischi sanitari. “Con Aira vogliamo identificare le lacune informative e la disinformazione, semplificare i messaggi scientifici, fare da cassa di risonanza alle informazioni corrette, misurare l’impatto delle azioni anti-disinformazione”. In campo, per setacciare internet e i social, anche l’intelligenza artificiale. Proprio come farà Apple che per contrastare la pedofilia ha messo a punto due strumenti in grado di controllare su iPhone, iPad e Mac la presenza di foto pedopornografiche. Il primo dei due scansiona le immagini sul dispositivo prima che vengano caricare su iCloud per vedere se corrispondono a quelle presenti nel database degli enti che proteggono i minori (l’azienda non ‘vede’ le foto, ma solo la loro impronta digitale numerica). Il secondo sfrutta l’intelligenza artificiale per riconoscere le immagini pornografiche scambiate tramite iMessage e in caso rilevi materiale esplicito lo mostra sfocato. Intanto che andiamo su Marte facciamo di tutto per stare meglio qui.

1 agosto 2021

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Un Paese normale?
A volte succede di crederlo

Succede che qualcuno dica: “Two is better than one” (no, non è la pubblicità del gelato biscotto). Compare all’improvviso sullo schermo Rai il saltatore qatariota Mutaz Essa Barshim, abbraccia il nostro Gianmarco Tamberi, e spara con il sorriso questa frase che sembra così semplice eppure è una verità che ci stupisce perché l’abbiamo scordata: i due, Barshim e Tamberi hanno appena scelto di condividere la medaglia d’oro di salto in alto alle Olimpiadi. Arrivati a pari merito dopo una lunga serie di salti, a loro gli organizzatori hanno chiesto se volessero fare un salto di spareggio o se preferissero condividere il primo gradino del podio. Hanno scelto la seconda. E dato una lezione a tutti noi, che spesso (troppo) ci dimentichiamo di quanto sarebbe più facile la vita se imparassimo a condividere.

Succede a Guiglia, paesino di quasi 4mila anime in provincia di Modena, che l’edicolante Barbara Poncini si sia dovuta assentare per un periodo per un ricovero: i suoi compaesani si sono prodigati per sostituirla e, soprattutto, hanno approfittato della serranda abbassata per restaurarle completamente l’edicola facendo i manovali volontari la sera e nei fine settimana. “Non so davvero come ringraziare per tanta generosità e senso di comunità”, ha detto commossa Barbara. Che probabilmente se l’era meritata  questa eccezionale dimostrazione d’affetto.

Succede nel Rione Terra a Pozzuoli, dove i ragazzi del carcere minorile di Nisida e le donne recluse nel penitenziario della città diventano guide per i turisti. Il progetto, l’ha pensato e realizzato don Gennaro Pagano insieme al vescovo monsignor Gennaro Pascarella. “In tre anni almeno 24 giovani dell’area penale di Nisida e Pozzuoli diventeranno guide turistiche. Ci prendiamo cura delle pietre della Storia ma soprattutto delle pietre vive della comunità, nuove generazioni e donne”.

Succede che domani è il 2 agosto e torna il corteo nelle cerimonie legate alla strage della stazione di Bologna. Torna dopo le limitazioni dell’anno scorso causate dal covid. E torna nel pieno di un processo per definire, dentro l’aula di un Tribunale, i mandanti di quella strage e la loro strategia politica.

Succede, insomma, che ogni tanto si riesca a pensare di stare in un Paese normale.

25 luglio 2021

Un Paese in bilico tra bellezza e dannazione

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Sarà il clima olimpico, che si respira grazie alla tv e nonostante tutto (nonostante l’assenza di pubblico, l’ansia da contagio tra gli atleti, l’abiura dei Giochi da parte dei giapponesi), ma viene immediato usare la metafora delle due facce della medaglia. Siamo il Paese che regala al mondo Giotto che con i suoi affreschi nella Cappella degli Scrovegni ha aiutato Padova a diventare Patrimonio dell’Umanità, e dei medici e assessori con la pistola nella cintura dei pantaloni. Il Paese della Nazionale operaia in cui il primo degli attaccanti rincorre l’avversario come un terzino d’altri tempi, e della piazza che urla contro l’obbligo vaccinale: in un caso è il senso di appartenenza al gruppo, nell’altro la rivendicazione individuale.

Sarà la magistratura a stabilire cosa è accaduto a Voghera, ma ci sono alcuni fatti da cui non si può prescindere: una figura politica che gira con il colpo in canna e un morto. Chi non dice chiaramente che tutto questo è sbagliato, indipendentemente dalla dinamica, scava il fosso in cui rischia di precipitare la società. Non è indifferente come ci comportiamo, cosa diciamo, che esempio diamo e cosa sdoganiamo con il nostro agire. Un medico che dice di andare in ospedale armato sta lanciando un messaggio pericoloso: genera ansia, paura, eccita l’istinto a difendersi. E dice che non ci sarà nessuno a proteggerci così svilendo il ruolo degli organi dello Stato preposti a farlo. Proprio come sindaci e assessori che sfoderano la loro arma e fanno le ronde, dimenticandosi che non tocca a loro l’uso della forza. E se il mio sindaco gira con la pistola allora posso farlo anche io, possiamo farlo tutti.

Ricorro ancora allo sport per farmi capire meglio. Il tipo di allenatore che siede in panchina cambia il modo con cui sto in campo: un mister cui piace il gioco fisico, che punta sull’aggressione degli avversari, mi induce in maniera naturale ad usare maggiormente la forza nel contrasto; uno che invece predilige il movimento della palla, amante della velocità del gioco, mi porterà a pensare di più a costruire e meno a fare interdizione.

Chi ha ruoli e funzioni pubblici dovrebbe pensarci prima di dire o fare certe cose. Ho fatto il sindaco per dieci anni a Luzzara, un periodo in cui sono calati i reati perché abbiamo lavorato con le forze dell’ordine dando loro più strumenti di controllo, e coinvolto i cittadini nei servizi di controllo di vicinato. Non ho mai avuto bisogno di girare con la pistola, non ne possiedo una, non mi interessa possederla. Siamo il Paese della Barilla, che ha ridotto in 10 anni del 31% le emissioni di anidride carbonica per la produzione di alcuni suoi prodotti, e del sindaco di Offanengo (6mila anime in provincia di Cremona, guidate da Gianni Rossoni politico di lunghissimo corso di centrodestra) che vieta l’installazione del cappotto termico sulle abitazioni perché ‘antiestetico e pericoloso’. Ci sono due medici di famiglia del Bolognese cui l’Asl sospenderà la convenzione (quindi non potranno più seguire i loro pazienti e resteranno senza stipendio) perché hanno rifiutato il vaccino anti-Covid, e c’è la figlia di un senza tetto di 54 anni ucciso a calci e pugni che ha autorizzato l’espianto degli organi del padre perché almeno da questa triste storia nasca qualcosa di buono. Facce diverse della medaglia si dirà, ma almeno smettiamola di dire che valgono uguale.

18 luglio 2021

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Buona domenica? Ditelo voi

Si discute perplessi, si tratta, si baratta. La ‘minimum tax’ e la ‘carbon tax’ al centro dei compromessi. Una servirebbe a prelevare almeno un 15% sui profitti delle multinazionali, l’altra a colpire le produzioni inquinanti che non innovano il processo verso una maggiore sostenibilità. Entrambe ferme al palo. Annunciate con squilli di tromba e poi vittime degli interessi locali dei Paesi che devono discuterle e renderle efficaci. Così tutti chiedono a tutti di cedere qualcosa per concedere qualcosa. Stessa cosa sul Green Deal. Che per carità: è assolutamente necessario che la transizione sia governata, che non sia un processo vessatorio quanto piuttosto di sostegno e incentivo. Sembra persino banale dirlo per chi crede che alla Politica tocchi indicare un indirizzo, generare consapevolezza sugli obiettivi e poi includere tutti nel processo di cambiamento. Evidentemente chi dice che bisogna frenare sulla transizione non ha le idee altrettanto chiare. Intanto la Germania va sott’acqua. E con lei il Belgio. Piangiamo morti e devastazione.

In Italia 4milioni di persone tra i 50 e i 70 anni non ha fatto nemmeno la prima dose di vaccino. Nell’ultimo mese su 7milioni di vaccini fatti solo 1milione ha riguardato prime dosi: gli altri erano tutti richiami. Rallenta la campagna perché la gente va in ferie, o deve andare in ferie. Perché l’idea che comunque vaccinati gli altri i rischi si siano ridotti ha rafforzato i renitenti alla somministrazione. In Francia l’annuncio che senza passaporto vaccinale non si sarebbe potuto andare al ristorante ha fatto risalire le prenotazioni. Per andare al ristorante, capito? Che la vaccinazione possa garantire maggiormente la scuola in presenza, ad esempio, interessa di meno. Apriamo un libro che è meglio, ce ne sono tanti appoggiati sopra e ai piedi del comodino, a fianco del letto. Tra quelli finiti e quelli in lettura metto lì qualche titolo come consiglio non richiesto ma gratuito: La cena degli dei; La variante Lüneburg; Le otto montagne; La casa sull’argine; Segui il tuo demone.

11 luglio 2021

Non si deve essere grandi per avere un cuore grande

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Ha 8 anni, vive a Firenze, e un mese fa ha deciso che aveva più giochi di quelli che gli servivano. Così, chiesto il permesso a mamma e papà, ha iniziato a metterli sul davanzale della camera con un cartello: ‘Li potete prendere gratis. Per i bambini. Jacopo’. E’ iniziato così un pellegrinaggio: di bimbi che vanno a scegliersi un gioco da portare a casa, di altri – compresi anche adulti – che ne portano altri sapendo che su quel davanzale prima o poi arriverà qualcuno che ne ha bisogno. Che distanza – morale, etica, di principi, di senso della vita – con chi ha deciso di approfittare di un giorno di ferie degli impiegati e di vigilia di week-end per spedire una mail ai sindacati e comunicare che chiude, semplicemente chiude definitivamente e senza discussioni o spiegazioni, lo stabilimento della GKN Driveline di Campi Bisenzio che impiega 422 persone. I giornali scrivono che il fondo inglese Melrose Industries ha deciso la chiusura. Ma non è vero. Un fondo non è un’entità che vive di vita propria, ci sono donne e uomini che lo dirigono. E sono state queste persone a scegliere il destino dell’azienda, i tempi e i modi della chiusura. E se hanno agito così è perché evidentemente non sanno cosa sia la dignità, non conoscono il valore della vita, non considerano quei lavoratori persone degne di un futuro migliore. Di fronte a notizie così non si può che voler fare di tutto per rivendicare la supremazia della Politica sull’Economia. Perché tocca alla Politica – quella vera – occuparsi delle persone, di tutte le persone. E allora ben venga l’accordo sulla Global minimum tax siglato al G20. Cos’è? E’ una imposta globale del 15% per le multinazionali che hanno più di 20miliardi di fatturato e fanno utili superiori al 10%, in qualsiasi Paese operino e indipendentemente da dove abbiano la sede legale. Uno strumento per evitare che queste holding spostino la sede legale in maniera fittizia nel Paese che di volta in volta promette di far pagare meno tasse. Con l’assurdo per cui guadagnano in un posto e pagano le tasse – poche o nulle – da un’altra parte. Siccome si partiva da zero l’approdo del G20 va giustamente salutato con favore. Ma va considerato un inizio e non un traguardo. Recuperare il giusto rapporto tra Politica, istituzioni democratiche, ed economia servirà a ricostruire uno scudo a difesa delle persone. Perché non debbano mai più essere licenziate per mail senza che nessuno dica loro il perché.

Che poi l’Islanda dimostra che si può lavorare meno e meglio senza che questo danneggi il sistema economico. Dopo 4 anni di sperimentazione – partita prima nel pubblico e poi estesa anche al privato – si è visto che la riduzione di un’ora al giorno di lavoro, a parità di stipendio, ha aumentato la produttività dei dipendenti, migliorato il clima in ufficio e convinto anche i datori di lavoro che non ci hanno rimesso. Chissà che non possa avere effetti benefici anche sulla demografia. Chi sta meglio, finalmente, da questo punto di vista è il panda. L’animale a rischio di scomparsa, simbolo delle battaglie del Wwf, ha raggiunto la soglia del 1800 esemplari che vivono allo stato brado e non è più classificato ‘specie in via d’estinzione’. Una notizia a cui brindare, magari aspettando il vino che sarà prodotto grazie al vigneto appena messo a dimora nel parco archeologico del Colosseo: 360 piedi di barbatelle della varietà Bellone che hanno trovato posto nel cuore di Roma. “Si tratta in pricipal modo di una operazione ‘etica’ destinata a sviluppare senso civico nei confronti della cultura e della didattica”, spiega Alfonsina Russo, direttrice del Parco. Nella Roma antica l’agricoltura aveva un ruolo chiave nella vita quotidiana, ecco perché recuperarne la consuetudine dentro ai 40 ettari del Parco. Alla fine, insomma, basta pensarci. A cosa si può fare per migliorare le cose. Ecco perché ai tanti, troppi, giovani di età tra i 12 e i 19 anni che non si sono ancora vaccinati dico: prenotatevi, metterete al sicuro voi stessi, le persone attorno a voi, e contribuirete ad abbassare il rischio che la scuola debba funzionare a singhiozzo nei prossimi mesi.

27 giugno 2021

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E se le persone tornassero a contare più dei soldi?

Sono niente 6 euro l’ora, ma anche 26mila l’anno possono essere pochi. Zappava la terra in Puglia, dove era arrivato dal Mali e dopo essere passato da un centro di prima accoglienza nel Napoletano, il 27enne Camara Fantamadi: è morto di caldo e fatica giovedì alle cinque del pomeriggio, dopo 4 ore di lavoro nei campi a 42 gradi. Veniva pagato 6 euro l’ora, come altri compagni, come tutti coloro che non hanno possibilità di scelta. E che lungo la loro strada incontrano qualcuno pronto a sfruttarli, a non farsi scrupoli. Qualcuno che evidentemente pensa che non siamo tutti uguali, e della dignità chi se ne importa. Dopo ogni morto si dice “non accadrà mai più”, poi succede ancora. Perché per uno che sfrutta c’è qualcuno che non guarda.

Come lunga sembra la catena delle omissioni che hanno portato al crollo del ponte Morandi, a Genova, la mattina del 14 agosto 2018. Secondo la procura del capoluogo ligure che sta gestendo l’inchiesta sono 59 le persone da rinviare a giudizio. Già il numero racconta che la Procura ha messo nel mirino quello che ritiene essere stato un sistema di sottovalutazioni, errori, conflitti e spregiudicatezza alla base della tragedia costata la vita a 43 persone. Una “negligenza nell’ignorare i segnali riscontrati a monte dell’intervento del 1994 e successivamente rilevati nella loro progressione da quella data fino al disastro”, scrive la Procura. Per pubblici ministeri, periti e Guardia di Finanza il movente del disastro sta nella politica aziendale del concessionario dell’infrastruttura orientata a massimizzare i profitti anche risparmiando sulle manutenzioni. In 18 anni di gestione del ponte sono stati spesi in interventi strutturali 488mila euro: 26mila l’anno. Succede quando lo Stato rinuncia a svolgere il suo ruolo. Quando non solo smette di gestire determinati servizi, ma non controlla nemmeno. E come si può controllare qualcosa che non si sa più fare? Lo dico per esperienza diretta lavorando nella pubblica amministrazione: esternalizzare un servizio significa perdere il know-how, e quindi nel medio periodo diventare incapaci anche a controllare come si dovrebbe. C’è una data che fa impressione, è quel 1994 fissato negli atti della Procura di Genova. Coincide con il momento in cui si rompono gli argini politici e la marea neoliberista si impone come pensiero unico. Arriviamo da un ventennio in cui il mantra era lasciare fare al mercato, al privato, che funziona meglio e si autoregolerà. Poi crolla un ponte e muoiono 43 persone.

La Sanità in alcune zone del nostro Paese è tutta in mano al privato e se arriva il Covid non sai come fare ad accogliere e curare i malati. Di fronte ad uno Stato che non gestisce bene un servizio la risposta non può essere di affidarlo al privato, ma far sì che il pubblico impari a farlo.

E alla mano dello Stato si affidano le speranze di quasi un migliaio di operai dell’ex Ilva di Genova cui Mittal ha annunciato l’avvio della cassa integrazione nonostante nel settore non ci sia alcuna crisi, anzi la richiesta di materiale è molto superiore all’offerta tanto che i prezzi sono lievitati e non c’è imprenditore che non sia in difficoltà nell’approvvigionamento. Hanno manifestato per tre giorni davanti all’azienda, gli operai, e adesso si aspettano che lo Stato usi le sue prerogative di nuovo socio dell’azienda: sì perché attraverso Invitalia il pubblico salirà al 50% della proprietà di Acciaierie d’Italia. “Questo stabilimento produce 100mila tonnellate di latta l’anno, con gli investimenti che chiediamo potrebbe arrivare a 300mila: il solo mercato italiano ne richiede 800mila”, dicono. Ma se è un affare produrre la latta perché non farlo? Perché evidentemente da qualche altra parte del mondo costa meno, o forse ci sono meno controlli, e insomma se sei un player mondiale non ti preoccupi più di tanto di dove stabilisci la produzione perché tutto il mondo è casa e al contempo sei straniero ovunque. Con buona pace di quelli che è meglio ‘lasciar fare’. E che si son dimenticati che oltre ai numeri ci sono le persone.

20 giugno 2021

Guarda chi si rivede: la gente

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Dovete restare seduti perché adesso serviamo il dolce”: martedì 15 giugno, in un parco a Borgo Panigale, cena elettorale del Partito democratico con un migliaio di presenti. Siamo a pochi giorni dalle primarie per la scelta dei candidati sindaci a Roma e Bologna – a proposito, si vota oggi: in bocca al lupo a Roberto Gualtieri e Matteo Lepore -, ha appena parlato il segretario nazionale Enrico Letta spiegando il valore di queste primarie nella ‘capitale politica’ emiliano-romagnola, e molti dei presenti alla fine del suo intervento si sono alzati per salutare un conoscente qualche tavolo più in là o fare qualche commento. E improvvisa arriva dagli altoparlanti la voce delle cucine: “La cena non è finita, arriviamo con il dolce, per cui state seduti”. Non so il nome ma conosco il tipo: è sicuramente un signore sui 70, grembiule legato in vita, piglio severo e cuore immenso, è il volontario classico delle feste del Pd. Per lui è certamente importante il voto alle primarie, sono state importanti le parole di Letta, è sicuro che vincerà Lepore, ma soprattutto è importante che la cena che ha contribuito ad organizzare fili via come da copione.

È quella straordinaria umanità che mi è mancata moltissimo in questo anno e mezzo di pandemia, di rarefazione dei contatti, di annullamento dei momenti di incontro. A molti dei volontari di partito con cui ho avuto la fortuna di lavorare negli anni scorsi ho telefonato in questi 16 mesi bui, ci siamo fatti forza a vicenda e ripromessi di vederci non appena possibile: il Bibo, l’Aurora, Ivano, la Monia e Cesare, Seba, la Marzia, Gianni e moltissimi ancora. È nel rapporto con loro, con quelli che ridimensionano le cose con una sola battuta (“Seduti che arriva il dolce”), che si recupera il senso vero del fare Politica. Che non è certo quella dei dibattiti televisivi trasformati in talent show. Che non è certo quella dei politici influencer (un consiglio: il lavoro di influencer fatelo fare agli influencer, perché sono più credibili). Ma che è essere al servizio degli altri, sentirsi comunità.

Umanità che ho ritrovato anche nei reparti pediatrici dell’ospedale di Parma. E nelle associazioni ‘Noi per loro’ e ‘Giocamico’. Venerdì sono tornato insieme al mio amico Paolo Anversa a incontrare medici, infermieri e volontari: a settembre aprirà la nuovissima terapia intensiva pediatrica, nel frattempo queste straordinarie persone continuano a prendersi cura dei bambini che hanno bisogno e delle loro famiglie. Oltre alle migliori cure sanitarie per questi piccoli ci sono progetti specifici per continuare a farli studiare, momenti di gioco in reparto, sostegno economico e psicologico alle famiglie. È una umanità straordinaria quella che gira dentro e attorno a quei reparti. E ha ragione Paolo quando dice: “Sono passato da quei reparti 16 anni fa e ancora adesso quando ci torno ritrovo gli stessi sorrisi: persone che lavorano in mezzo alla sofferenza e che non hanno perso la forza di sorridere per far sorridere gli altri”.

Umanità, si diceva.

In piazza a Guastalla, ieri sera, per lo spettacolo di danza cui ha partecipato la mia Sara: genitori, nonni, fratelli e sorelle, zii, amici, di nuovo tutti insieme a guardare verso il palco, a fare le foto con il telefonino, a salutare i nostri bambini dalla platea.

All’improvviso ho ritrovato la gente: mi è mancata

13 giugno 2021

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Essere gruppo:
per sostenersi,
per avere più voce,
per la dignità

Adesso che Eriksen è fuori pericolo e le sue condizioni sono stabili si può anche parlare di cosa è accaduto tutto attorno. Mentre i sanitari praticavano le manovre salvavita e lo rianimavano, i compagni del giocatore danese – che al 43’ del match degli Europei con la Finlandia si è accasciato al suolo in arresto cardiaco – si sono chiusi in cerchio per ripararlo dagli sguardi dello stadio e del mondo. C’è tanto in quel gesto: stare vicini al loro compagno mentre lottava tra la vita e la morte; proteggerlo perché quella sua improvvisa fragilità non diventasse scena morbosa. E poi, quando ha recuperato battito cardiaco e conoscenza, gli stessi giocatori lo hanno scortato stando davanti e dietro la barella che lo portava fuori dal campo, verso un ospedale. Questo vuol dire essere squadra, sentirsi gruppo. E i destini di uno sono il destino di tutti.

E’ accaduto su un campo da calcio, accade anche altrove.

In Ecuador, ad esempio. Da sei mesi le comunità di Nanegalito, Nanegal, Pacto, Nono, Gualea e Calicali, cresciute attorno alla coltivazione della canna da zucchero, bloccano i camion diretti alle miniere per l’estrazione dell’oro: agricoltori che finito il lavoro si danno il cambio per presidiare le strade e bloccare lo sfruttamento del sottosuolo. Lottano in una zona dichiarata dall’Unesco Riserva della Biosfera: “La resistenza sarà ad oltranza, non ci fermeremo fino ad ottenere una consultazione popolare sul destino della nostra terra”. Vogliono poter dire la loro sul futuro del luogo in cui sono nati e cresciuti, e in cui sono venuti al mondo i loro figli. Cui vorrebbero tramandare la tradizione agricola.

Vogliono farsi sentire anche i facchini dello stabilimento piacentino della Tnt-FedEx che a febbraio ha annunciato (e praticato) 400 licenziamenti. Dopo aver perso la battaglia ‘a casa’ questi lavoratori hanno deciso di presidiare gli stabilimenti delle aziende cui ritengono che Tnt-FedEx si sia rivolta, in quella che è di fatto una esternalizzazione di alcuni servizi. E durante un presidio, nel lodigiano, è scoppiata la guerriglia. I contorni della vicenda non sono chiari: tra chi dice che gli scontri siano avvenuti tra ex facchini della Tnt-FedEx e lavoratori delle aziende prese di mira con le proteste; e chi dice che siano state quest’ultime ad ‘assumere’ delle squadre di picchiatori affinché si scagliassero contro i manifestanti. Qualunque sia la versione corretta c’è comunque una verità che dovrebbe far riflettere: uomini che si picchiano tra di loro mentre chi ha deciso la politica aziendale sta da qualche altra parte, ed evidentemente pensa che tra numeri e persone non ci siano differenze. In un mondo serio, una regolata a multinazionali che di fatto sono impalpabili (non si sa mai bene con chi confrontarsi data la loro essenza globale) andrebbe data.

Chissà che qualcosa da questo punto di vista non si muova: negli Stati Uniti è stato presentato un disegno di legge bipartisan (cioè firmato sia da Democratici sia da Repubblicani) per smembrare Amazon e altri colossi come Alphabet, Apple e Facebook. Uno spezzatino che servirebbe ad impedirne gli abusi (allora è vero che li compiono) di posizione dominante. Se il disegno di legge dovesse andare avanti sarebbe una straordinaria rivincita dell’antitrust, istituto smantellato a partire dagli anni Ottanta. Perché – se lo segnassero anche gli ultras del Liberismo – il mercato si tutela se le Istituzioni pubbliche sono forti, altrimenti pochissimi privati possono soffocare la concorrenza in barba ad ogni principio di libertà.

E per il ‘servizio pubblico’ che ha fornito durante la pandemia da covid – garantendo informazioni approfondite e accessibili – è stato premiato il New York Times con il premio Pulitzer. E il board dell’istituzione che stabilisce il meglio del giornalismo americano ha premiato con una ‘citazione speciale’ Darnella Frazier, la 17enne che con il proprio cellulare filmò l’arresto di George Floyd che, per le modalità con cui operò il poliziotto Derek Chauvin, divenne agonia e poi morte. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo e sono servite anche in tribunale per arrivare alla condanna del poliziotto.

L’ha scritta Hemnigway e io la prendo in prestito e la ‘adatto’: oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno dipenderà da ciò che faremo oggi.

6 giugno 2021

Saman

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La prendo dritta per dritta: sulla vicenda di Saman, la 18enne di Novellara che si presume sia stata rapita (e forse uccisa) dai familiari perché rifiutava un matrimonio imposto, ne ho sentite tante e giuste pochissime. Tra le rare parole intelligenti, quelle della sindaca Elena Carletti. Che grosso modo, davanti alla piazza del paese riunita per sperare che la ragazza sia riuscita a fuggire e nascondersi, ha detto così: “Si va avanti e si migliora, come comunità, quando tutti e ciascuno facciamo la nostra parte. Quando ci prendiamo cura gli uni degli altri. Quando ci confrontiamo e ci conosciamo”.

Un concetto ripreso anche da Luigi Manconi ieri su La Repubblica: “Le relazioni all’interno delle comunità e delle famiglie di stranieri sembrano appartenere a mondi lontani e inaccessibili. Dietro c’è una idea di società rigorosamente ripartita per nicchie distinte e autonome. Ne consegue la difficoltà di un confronto ravvicinato, anche aspro e conflittuale, tra differenti culture”. E poi ancora: “La sorte di Saman non è unica ma non è nemmeno generalizzabile. La gran parte dei giovani stranieri tende a rassomigliare ai nostri figli e non solo nei costumi e nei consumi: anche nella consapevolezza dei propri diritti. Lo Stato deve fare la sua parte (nella mediazione sociale e culturale, ndr), e molto possono fare gli italiani che nelle scuole, nei posti di lavoro, nei condomini, devono condurre una loro quotidiana battaglia culturale, ragionevole e rispettosa, senza alcuna tracotanza e senza alcuna soggezione. Ne verrà incentivata la convivenza pacifica tra stili di vita e sistemi morali destinati comunque a coabitare”.

Chi non rispetta i diritti dell’individuo, chi censura la libertà e l’autodeterminazione, chi non tutela la parità tra uomo e donna, va perseguito con la forza delle leggi e punito per i reati che commette. E allo stesso tempo la mano del dialogo va tesa a quelle nuove generazioni che vogliono emanciparsi da tradizioni patriarcali e integraliste. Ecco perché bisogna ‘prendersi cura’ gli uni degli altri. Questo intendeva la sindaca Carletti: la realizzazione di una comunità piena, non l’insieme di sottogruppi impermeabili tra loro.

Allora, con grande franchezza, sanno di brutta ipocrisia le lacrime di quella parte di Paese che nel vivere quotidiano rimuove la questione della cittadinanza e pensa alla separatezza tra gruppi etnici, e che oggi piange sulla vicenda di Saman. Che nasce – sperando che il suo destino non sia stato quello che si è portati ad immaginare, ma fosse anche solo per il tentativo di imposizione delle nozze – dall’idea del possesso della donna. Un problema talmente diffuso che pensare di farne una questione religiosa significa non volerlo estirpare.

Chiedetelo a suor Martha Pelloni, 80 anni, che a Buenos Aires ha fondato e gestisce una associazione che libera le ragazze dalle grinfie delle organizzazioni criminali che le sfruttano a fini sessuali. Nel 1990 una sua allieva venne stuprata, torturata e poi lasciata morente sulla strada: un abominio per cui vennero condannati alcuni giovani argentini altolocati. Lì nacque l’idea del centro che si occupa – letteralmente – di liberare le ragazze infiltrandosi nelle case di appuntamento, indagare sulle reti dei protettori e dei siti clandestini dei pedofili. Oppure chiedetelo alle giovani influencer che guidano la cosiddetta ‘quarta ondata’ del femminismo: ragazze che combattono con strumenti nuovi, e parole nuove, mali antichi che sono nel nostro quotidiano come appunto la cultura dello stupro (che si mette nei panni dei padri e non in quelli delle vittime), contro chi fischia per strada ad una donna, contro la violenza domestica. Jennifer Guerra, Irene Facheris, Carlotta Vagnoli, Chiara Meloni e Mara Mirabelli: cercatele sui social, nelle librerie, guardate quante finestre aprono sul nostro modo (sbagliato) di pensare e di vivere. Del resto se una pagina Instragram come donnexstrada – nata per accompagnare le donne che stanno rincasando sole e hanno paura di essere aggredite – ha avuto un boom di adesioni in pochissimo tempo qualche domanda dovremmo pur farcela. Siamo oltre al ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’. Le pietre è meglio non lanciarle affatto (e le parole sono pietre, soprattutto quando si commentano vicende come quella di Saman con il carico di dolore che si portano dietro, anche per quegli operatori dei servizi del nostro territorio che quella ragazza l’hanno seguita e aiutata). Piuttosto coloriamole.

Come ha iniziato a fare qualche tempo fa Heidi Aellig, una 63enne italo-svizzera di Recanati: ha creato la pagina Facebook ‘Un sasso per un sorriso’ che ha già raggiunto i 107mila iscritti e ispirato altre pagine simili. La gente prende un sasso, lo dipinge o ci scrive una frase, poi lo lascia dove vuole: in un parco, lungo un sentiero, davanti ad un edificio pubblico, in una aiuola nel centro città. Chi, passando lo troverà magari sorriderà, gli si muoverà un’emozione. E poi forse a sua volta ne dipingerà un altro da lasciare per strada. Da Nord a Sud Italia stanno comparendo decine di migliaia di sassi: “Quando ne trovi uno è come ricevere una buona notizia, un bacio leggero, una piccola gioia”.   

30 maggio 2021

È tutta questione di generosità

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Il sole negli occhi, le canne da pesca nell’acqua quasi ferma, la quiete dei pioppi alle spalle: se n’è andato così, per colpa di un malore che lo ha strappato a tutti noi troppo presto, Roberto Fornasari. Aveva 72 anni, due figli splendidi come lui, e da 25 era un volontario della protezione civile. Di più: al porticciolo di Luzzara aveva dedicato giorni, settimane, mesi di attenzioni, di lavoro gratuito da quando si era affidata la gestione dell’infrastruttura alla associazione locale ‘Antenna Amica’. Giovedì ero a Po, insieme a molti altri, mentre la sua famiglia deponeva una corona di fiori proprio nel punto in cui Roberto aveva deciso di salutarci. Si fa volontariato per sentirsi utili agli altri, per portare aiuto in situazione di emergenza, per non far sentire solo e abbandonato nessuno, per dare un’occasione di socialità. Insomma, per generosità.

E ne serve tanta anche per fare gli amministratori, soprattutto a livello locale dove le soddisfazioni economiche sono davvero poche e i problemi infiniti. Tanto che si fatica a trovare persone che si vogliano candidare in vista delle prossime elezioni di ottobre: anche in città importanti come Roma e Torino, non solo nel più sperduto paesino. E’ un brutto segno. A portarci fin qui di sicuro ha contribuito quel clima giustizialista, e di gogna mediatica, cui siamo sottoposti da un decenni. Sindaci sbattuti in prima pagina per inchieste che poi finiscono in niente. Additati a giurie social con la bava alla bocca distorcendo le loro parole, condannati per pregiudizio. E poi magari succede come all’ex primo cittadino di Lodi, Simone Uggetti, che dopo 5 anni, dopo le manette simulate contro di lui durante un comizio da parte di Matteo Salvini, viene assolto e dichiarato completamente innocente. “Non dovevo essere arrestato. E servirebbe una riflessione sul sistema mediatico: la mia assoluzione ha avuto una copertura molto inferiore a quella del mio arresto. Avviene perché il circo mediatico-giudiziario, con la complicità della politica, ha bisogno di bestie da esibire. E io sono stato una bestia”, ha raccontato l’ex sindaco, aggiungendo che il peggio non è stato il carcere ma il silenzio a cui è stato obbligato in questi cinque anni pur sapendosi innocente. Adesso la sua assoluzione ha fatto clamore solo grazie alle scuse pubbliche cui ha indotto l’attuale Ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Le modalità con cui lo abbiamo fatto (la battaglia mediatica contro Uggetti, nda), anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli. Mai più gogna come strumento di campagna elettorale”. Meglio tardi che mai vien da dire, anche se non sono sicuro che basti. Il veleno di cui è intrisa la società sarà difficile da rimuovere. E serviranno anni.

Presi la mia dose di insulti e minacce di morte, ben indirizzate da leader politici nazionali attraverso i social, quando lanciai l’idea dell’ordinanza anti-cattiveria: ogni cittadino doveva sentirsi responsabile nel custodire un clima di confronto civile in paese, e a chi trasgrediva veniva consigliata la lettura di libri, la visione di film o qualche ora di volontariato. Il fatto che prima di firmare quell’ordinanza avessi dato del ‘coglione’ a qualche ministro (peraltro in un contesto molto puntuale) venne fatto pesare tanto quanto le peggiori minacce che si propagano nei tribunali virtuali, bollandomi come ipocrita e gettando alle ortiche il dibattito che quella ordinanza – una provocazione buona – voleva ingenerare. Ma se molti non la capirono, fortunatamente tantissimi altri ne compresero il senso. Adesso persino Marco Travaglio ha detto in un editoriale che servirebbe una legge contro chi minaccia o diffama che preveda come pena lo studio di poesie o dei testi di Primo Levi. Eppure anche lui, all’epoca della mia ordinanza, si schierò dalla parte dei mie detrattori. Non posso che essere felice del cambiamento di opinione, suo e di Di Maio. Significa che sperare non è mai sbagliato. E ‘Spiranza’ (in siciliano) è il nome che Alice Valenti – artista catanese che ha lavorato per Dolce e Gabbana e Averna - ha dato alla barca che ha acquistato dai maestri d’ascia di Acitrezza. Il loro cantiere navale, quello citato da Verga ne ‘I Malavoglia’, rischia di dover chiudere perché sommerso dai debiti: un problema nato da quando l’area è passata dalla Capitaneria di porto al Comune, e aggravato dall’introduzione di alcuni vincoli paesaggistici che impediscono l’utilizzo dello scalo. “Di fatto ci hanno impedito di proseguire l’attività e ci siamo indebitati con  le banche per pagare l’occupazione di suolo”. Negli anni Sessanta si realizzavano barche con commesse che arrivavano dalle Eolie o dall’isola D’Elba, oggi Turi Rodolico (84 anni) è costretto a realizzare cavalli di legno per bambini. E qui arriva Valenti, che insieme ad altre due imprenditrici (Amelia Alessia Cristaldi ed Emily Pelacani) ha lanciato un e-commerce e il progetto Lollipop 2021: vendono abiti con stampe ispirate ai maestri d’ascia il cui ricavato andrà in parte a sostenerne le spese. E ha girato un documentario per far conoscere la loro storia. Ancora una volta è questione di generosità.  

23 maggio 2021

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Umanità

Deve essere la visuale, libera ovunque si volti lo sguardo o la luce struggente del cielo pulito, fatto sta che salite in cima al Monte Fosola alle persone si apre il cuore.  Lì,  un personaggio visionario come Claudio Ferrarini (di Felina trapiantato, per amore e lavoro poi, a Milano) ha piazzato una Panchina Gigante. E accanto a questa, una cassetta in cui chiunque può lasciare una cartolina che viene raccolta nel libro – scolpito nel legno – dei ‘Sogni e Progetti del Fosola’. Ci sono le frasi incerte dei bambini, divertiti per quella maxi seduta tutta dipinta di rosso. Ma soprattutto ci sono quelle degli adulti, le cui parole più difficilmente e più raramente trovano la strada dal cuore alla bocca o alla penna. Chi scrive ai genitori quello che non ha mai avuto il coraggio di dire, chi celebra un amore trovato o ritrovato, chi semplicemente ringrazia per quello scorcio di bellezza ristoratrice dell’anima. C’è profumo di umanità a quelle latitudini.

Come sul sagrato di una chiesa che si trasforma in ristorante. Perché ci sono le restrizioni del covid, e dentro ai locali ancora non si può mangiare: un bel guaio per chi non ha spazio esterno. E allora a Mede (Pavia) don Renato Passoni, saputo delle difficoltà dei ‘vicini di casa’ del ristorante ‘Ca’ Schù’ – privo di plateatico all’esterno per collocare i tavoli – ha messo a disposizione gratuitamente il sagrato della Chiesa di San Giovanni Battista alla Trinità. Non essendo tipici della bassa Lomellina di sicuro nel menù non ci saranno gli strozzapreti così da evitare di sembrar ingrati. Unica condizione posta: non appena saranno tolte le restrizioni per consumare all’interno il sagrato sarà sgomberato da sedie e tavolini. Che, invece, spero restino come un’opportunità in più – in aggiunta ai posti al coperto – nelle nostre città. Pur condividendo le lettere di alcuni pedoni che giungono da varie parti del Paese e chiedono che, una volta superata l’emergenza, le nuove importanti distese dei locali siano regolamentate, credo che ne stia guadagnando la vivibilità dei luoghi d’incontro. Sembra un secolo fa, e invece è il passato recentissimo, quando si sentiva qualche asino blaterale di eliminazione delle zone pedonalizzate e del ripristino del traffico veicolare nei centri storici.

Di fronte a scemenze come questa davvero viene da auspicare che ‘L’ora di quiete’ diventi un’abitudine anche della politica. Di cosa si tratta? In molti esercizi commerciali è quel momento in cui le luci vengono abbassate e si riducono al minimo i suoni per favorire la frequentazione di persone che hanno qualche disturbo comportamentale. Entrare in un ambiente più rilassato riduce il rischio che si scateni qualche reazione. Ad accogliere in maniera delicata i suoi giovanissimi clienti affetti da autismo è Christian Plotegher, 46enne barbiere di Rovereto: ha imparato sul campo come gestire bambini e bambine che praticamente mai, prima di incontrarlo, erano usciti dal parrucchiere con i capelli a posto perché era troppo impegnativo per loro stare fermi sulla poltrona. “Faccio vedere loro dei disegni che raccontano cosa sto per fare, quasi sempre utilizzo solo la forbice perché il rumore della macchinetta può disturbarli, li metto a loro agio scambiandoci il cinque e con qualche carezza sulla testa. Se serve lascio che si alzino e girino per il salone. Un taglio può durare anche il doppio del tempo normale”. Ora vorrebbe che la sua esperienza fosse di aiuto ad altri colleghi per offrire a chiunque, in tutto il Paese, l’opportunità di un’accoglienza appropriata.

Su la musica a palla, invece, in Alto Adige per richiamare alla vaccinazione anti-covid i giovanissimi. Sono gli Open Vax Day&Night: alcuni dee-jay coinvolti, nelle strutture dedicate alla campagna vaccinale, intratterranno i ragazzi in attesa prima e dopo la dose. “Invece di aspettare in silenzio, socializzeranno con il sottofondo musicale come facevano prima del lockdown’, spiegano dall’azienda sanitaria locale.

In Sicilia, invece, è scattata l’iniziativa ‘Proteggi te e i nonni’: dose di vaccino ad ogni 18enne che accompagna un over 80 a farsi iniettare la propria dose. Negli USA e nel Regno Unito le app di incontri come Tinder e Badoo offrono vantaggi ai propri utenti che dimostrano di essere già immunizzati. E a me sembra che dopo buoni pizza, colazioni o hamburger in omaggio per invogliare la gente a vaccinarsi – che è uno degli atti più semplici e intelligenti che possiamo compiere – le cose stiano un pochino sfuggendo di mano. Almeno nel Lazio regalano una copia della Costituzione ai neo 18enni che si vaccineranno. Carta tra le più belle del mondo che ci hanno regalato le persone che durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale sono state dalla parte giusta della Storia. Come Giacomina Castagnetti, protagonista della Resistenza che abita a Castelnovo ne’ Monti: “Ho già fatto tutte e due le dosi, sai con i miei 95 anni non aspettavo altro che di potermi vaccinare”, mi ha detto ieri quando, passando davanti a casa sua, non ho saputo frenare l’impulso di entrarle in giardino e salutarla. “Hai fatto bene a venire”. Tornerò ancora ad imparare qualcuna delle tante cose che ancora non so.

16 maggio 2021

La salvezza è nella verità e nell’arte, non nelle bombe

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Considerando l’uso della violenza una aberrazione rispetto a tutto ciò che ci caratterizza come appartenenti al genere umano, e quindi condannando chiunque la pratichi, sto comunque dalla parte di chi vive di privazione della libertà, patisce violazione dei diritti, e deve abbandonare la propria casa nel cuore della notte per portare in salvo i propri figli mentre piovono bombe. E’ quello che sta accadendo a Gaza. Che a livello internazionale non ci sia ancora una azione forte per imporre la cessazione di ogni ostilità tra israeliani e palestinesi è spregevolmente incredibile. Come se ci si potesse ancora concedere il lusso della distrazione, mentre invece prima o poi un confine viene a bussare alla porta di casa.

Per gli scettici chiedere agli italiani prima detenuti e poi respinti dalla Gran Bretagna: grazie alla Brexit, in virtù della quale anche noi europei non possiamo più circolare liberamente da e per l’Inghilterra, nelle scorse settimane diverse decine di nostri connazionali sono stati detenuti in centri di accoglienza per migranti e infine espulsi. La loro colpa: volevano entrare per lavorare oltremanica senza un visto. Prima che nel Regno Unito si ravvedano temo servirà molto tempo, anche perché se è vero che la storia è maestra di vita a Londra e dintorni hanno appena deciso di toglierle la cattedra: le università di Birmingham e di South Bank hanno cancellato le lauree in storia, spalleggiate dal governo, in favore di scienze e tecnologia che hanno maggiori sbocchi lavorativi.

Dà molto più valore al passato, pur rispondendo all’esigenza di adeguarsi ai tempi, la Treccani. Che rispondendo ad un gruppo di attiviste guidate da Maria Beatrice Giovanardi ha eliminato sinonimi come ‘zoccola’ o ‘cagna’ collegati all’espressione ‘buona donna’: saranno sostituiti ad esempio da ‘donna di scienza’, ‘di lettere’, ‘di legge’. I sinonimi offensivi erano considerati eufemismi, ma ora per fortuna non è più così e saranno collegati alla parola prostituta. “I dizionari devono fotografare la realtà linguistica del proprio tempo, ma conservare anche gli usi legati ad un passato che non possiamo censurare”, ha detto giustamente Valeria Della Valle direttrice del vocabolario Treccani. Conoscere il passato per contestualizzare le cose, che significa comprenderle, ed evitare di ripetere gli stessi errori.

A breve, tra l’altro, dovremo parlare senza più stupirci di ‘muratrici acrobatiche’: Giada Vescovo e Federica Musolino sono le prime due italiane a fare le manovali edili che si calano dai tetti con casco e funi per eseguire le riparazioni. Assunte da EdiliziAcrobatica, gruppo internazionale specializzato in lavori edili a doppia fune di sicurezza, hanno infranto il tabù che voleva questo come un mestiere esclusivamente maschile.

Per due donne che sorridono c’è un uomo che non riesce più nemmeno a provare rabbia. E’ Alex Schwazer, il marciatore italiano che sognava di poter partecipare alle prossime olimpiadi di Tokyo: 3 mesi fa il tribunale di Bolzano ha stabilito che nel 2016 è stata manomessa la provetta di urina utilizzata per squalificarlo per doping. In forza di questo pronunciamento Schwazer ha chiesto al Tribunale sportivo di Losanna di sospendere la squalifica e consentirgli di gareggiare in Giappone: la sentenza gli è stata avversa. “Dopo l’assoluzione a livello penale ho dato tutto quello che potevo dare in allenamento. Adesso non c’è nessun tipo di rabbia o frustrazione da parte mia”. Eppure la verità andrà ricercata.

Come per Giulio Regeni. Il giallo del braccialetto diventato simbolo della lotta dei genitori del dottorando ucciso in Egitto ha fatto pendant con il rosa della maglia del corridore in testa al Giro d’Italia. Ad indossare braccialetto e canotta è stato, per due giorni, Alessandro De Marchi. Un bel tipo questo corridore, che i genitori di Giulio hanno ringraziato per essersi esposto. Sapeva che non avrebbe tenuto a lungo la leadership al Giro, ma sapeva anche come godersela: “A un certo punto sono rimasto completamente solo, in discesa. Ero tra un gruppo e un altro, con la pioggia che mi accecava, ma ero felice. Ho ripensato ai due giorni in rosa e mi sono sentito a posto, felice di quello che avevo fatto, appagato. Mi sono sentito un cerchio perfetto, tracciato a occhi chiusi”.

Qualcuno dica che questa non è poesia. L’arte la si può trovare ovunque. Di sicuro da ieri a Palazzo Bentivoglio, a Gualtieri, dove ha aperto la mostra ‘Ligabue, la figura ritrovata’: è un interessante dialogo tra le opere di Antonio Ligabue e undici artisti contemporanei. Emozionato il sindaco Renzo Bergamini ieri all’inaugurazione: “Da un anno siamo alle prese con la pandemia e le immagini di dolore che ha portato quasi in ogni famiglia, inaugurare una mostra significa ricominciare a guardare il bello e forse curare qualche ferita”. Ed emozionata era tutta la gente presente nella splendida piazza gualtierese in attesa di poter salire al piano nobile e ammirare l’esposizione.

Chi ha pensato che qualche opera d’arte potesse essere una buona integrazione del proprio stipendio devono essere stati dipendenti Rai che negli anni hanno trafugato alcuni dei preziosi dipinti che l’azienda aveva acquistato sostituendoli con dei falsi. Tra le opere rubate anche un Guttuso ed un De Chirico. Siamo ben oltre la frutta.   

9 maggio 2021

Schiena dritta, sguardo alto, e un sorriso

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Racconta la famiglia Condorelli che le prime richieste di pizzo sono iniziate che ancora c’era la lira. Ma da allora ad oggi hanno sempre scelto di non cedere. L’ultimo episodio è del 2019 e Giuseppe Condorelli, oggi titolare del gruppo dolciario fondato da papà Francesco e conosciuto il tutto il mondo, ha denunciato ai militari di Catania che avevano già da un paio d’anni iniziato l’inchiesta ‘Sotto Scacco’ che ha portato questa settimana a 40 arresti di esponenti delle cosche legate al clan Santapaola-Ercolano. Che facesse prodotti straordinari si sapeva – quei torroncini esportati in 25 Paesi – che avesse avuto il coraggio di scegliere un testimonial omosessuale già molti anni fa quando la cosa era molto complicata pure, oggi la Condorelli ha dimostrato una volta di più di essere azienda di straordinari principi. “Noi vogliamo solo far vivere i nostri due figli di 14 e 15 anni in una terra senza mafia”, ha detto Giuseppe commentando il suo contributo all’inchiesta. Che poi era la stessa idea di Giuseppe ‘Peppino’ Impastato, giornalista, conduttore radiofonico, attivista conosciuto per le sue denunce contro Cosa Nostra. Che pensò bene di ‘suicidarlo’ (nel film ‘I cento passi’ si racconta bene di come vennero avviate le indagini dopo il ritrovamento del suo cadavere) proprio il 9 maggio del 1978. Lo stesso giorno in cui venne ritrovato il corpo morto di Aldo Moro: tra i fondatori della Democrazia Cristiana e protagonista assoluto della politica italiana che venne rapito dalle Brigate Rosse (ma se la vicenda è diventata nota come il ‘Caso Moro’ è perché è ormai assodato che ci furono complicità importanti che resero possibile il sequestro e che indirizzarono il corso degli eventi successivi) il 16 marzo a Roma e fatto ritrovare morto nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani sempre nella Capitale. In forza di questo evento è stato istituito nel 2007 il Giorno della memoria  dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale. Coincidenza, oggi è anche la Festa d’Europa, e si deve proprio al sogno di un Continente unito che in forza della cooperazione tra gli Stati superasse le divisioni interne, il periodo di Pace più lungo che abbiamo mai conosciuto. Se lo ricordassero coloro i quali ad ogni piè sospinto mettono in discussione l’Unione Europea e le sue Istituzioni, attorno alle quali – pur al netto delle difficoltà che ci si trascina per il protagonismo ancora forte delle singole nazioni – si sta costruendo la vittoria anche sulla pandemia. Chi di covid non ne vuole sentir parlare almeno in quei pochi momenti in cui ci si dovrebbe sollevare lo spirito sorseggiando un caffè, assaggiando una brioche o brindando con gli amici dopo una giornata di lavoro è il proprietario del ‘Bar Zodiaco’ di via Volta a Milano. Sulla porta d’ingresso del locale ha appeso un cartello scritto a mano: “In questo bar è vietato parlare di covid. Il barista vi ringrazia, la sera sarà più rilassata. Argomenti consigliati: tutti gli altri!!!”. Che non significa voltarsi di fronte ai problemi o ignorare le difficoltà di tanti, come nemmeno dimenticarsi di seguire le regole per garantire la sicurezza di tutti, ma semplicemente che ci si può prendere una pausa di qualche minuto e tornare a discutere di argomenti frivoli. Come dice il post-it appeso sul retro di un cartello stradale trovato ieri a Roma, zona Ara Pacis: “Se smetti de ride/hai smesso de vive”.

Buona Festa della Mamma a tutte, anche alla mia che è ancora adesso ‘impegnativa’.

2 maggio 2021

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I buoni,

i furbi, i cattivi

Sorridere anche in un giorno di pioggia, e accogliere i clienti come vecchi amici di cui si aspettava il ritorno. L’hanno fatto i ristoratori della nostra bella Emilia-Romagna, adesso sta a noi comportarci correttamente – tenere le mascherine, rispettare il distanziamento – e assecondare la curva in discesa dei contagi e quella in salita dei vaccini.

Brinda alla sua fortuna da record un piastrellista mantovano: in 15 giorni, infatti, l’uomo si è ritrovato per le mani due ‘Gratta e Vinci’ milionari. Il primo lo ha acquistato a Modena: 20 euro di ‘investimento’ e vincita da un milione. Due settimane dopo, pausa caffè mentre sta lavorando sul lago di Garda, altro biglietto da 20 euro e vincita da 2 milioni. Tanta fortuna da far muovere la Procura di Verona: il sospetto era che da Roma ci fosse stata qualche fuga di notizie dalla concessionaria per la distribuzione dei biglietti. Gli inquirenti non hanno trovato riscontri e l’indagine è stata archiviata dando ragione al piastrellista che ha ricondotto il doppio colpo ad una serie di rituali che compie abitualmente, e al fatto di aver grattato entrambi i biglietti milionari con la stessa moneta portafortuna (insomma, come la numero 1 di zio Paperone).

Chi spera di poter vivere la stessa sorte – entrare per un caffè ed uscire dal bar come milionario – non potrà che sostenere la protesta (giusta) della Confcommercio contro il divieto di consumare a banco anche in zona gialla: a stabilirlo è una circolare del 24 aprile del Viminale. “Ci aspettiamo che si chiarisca subito che bere un caffè al banco è possibile e, con il giusto distanziamento interpersonale, privo di rischi. Quello dei caffè bevuti velocemente è un rito italiano che vogliamo difendere”.

Così ho scoperto che in Italia ci sono 144mila bar e che da inizio pandemia hanno registrato una perdita di fatturato di 8 miliardi.

Sarebbero frutto non di una ‘botta di culo’ ma di una soffiata illegale le rendite tra i 1300 e i 2700 euro fatte - in una manciata di giorni – da dirigenti di aziende sanitarie pubbliche lombarde e amici, avvertiti anticipatamente che il tampone diagnostico per il Covid realizzato dalla Diasorin aveva superato i test ed entrava in commercio. Una notizia che, appena ufficializzata, ha comportato l’aumento in Borsa del titolo Diasorin. Sul fatto che alcuni potessero averla avuta prima e, quindi, comperare le azioni per tempo indaga la Procura di Milano.

Somme così, e in così poco tempo, di certo non le guadagna Luca Nisco il rider prima licenziato e poi - ‘a furor di popolo’ – reintegrato dalla ‘Winelivery’. Il 25 Aprile il giovane stava consegnando due bottiglie di spumante spedite come regalo attraverso la piattaforma, ed accompagnate da un biglietto con un messaggio che lo ha talmente urtato da farglielo strappare (e per questo il licenziamento dopo la segnalazione da parte del destinatario). Cosa c’era scritto? “In questo giorno di lutto che il nostro Duce possa da lassù guidare la rinascita”. Un messaggio delirante inviato come sommo sfregio proprio nella ricorrenza della Liberazione. Che a lamentarsi per la violazione della propria libertà (il rider non avrebbe diritto di valutare il contenuto dei messaggi trasportati) sia un sostenitore di quel dittatore che ha negato la libertà introducendo le leggi raziali, manganellando e purgando gli oppositori, censurando ogni voce di contrasto, è abbastanza paradossale: non fa né ridere né piangere, fa solo incazzare.   

25 Aprile 2021

Grido

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Vien voglia di gridare, mentre tutto attorno è rumore confuso, bisticcio su un giro in più di lancette, su cosa prima e cosa dopo, che 130 persone – e forse ancora di più – galleggiano morte in mare. Una donna incinta, un bambino, molti altri che erano ragazze e ragazzi. E noi distratti, a discutere con gli occhi fissi sulla punta dei piedi. A tirare una coperta sempre troppo corta, a speculare sulla fatica e la paura delle persone. Ma dimenticandoci della disperazione di chi affida la propria vita all’ignoto, perché quello che conosce è ancora più spaventoso. Ogni anno saluto l’alba del 25 Aprile (che qui si scrive con la lettera maiuscola) con il cuore gonfio di fiducia: che improvvisamente ci sia uno scatto di reni, un balzo in avanti nella consapevolezza, l’affermarsi di un rinascimento etico e morale. Non è accaduto nemmeno quest’anno, ma non vuol dire che si debba smettere di sperare. Perché altrimenti avrebbe torto De Gregori quando canta che “la storia non si ferma davvero davanti ad un portone/La storia entra dentro le stanze, le brucia”. Ma io non credo si sia sbagliato. E ostinatamente alla ricerca di segnali del cambiamento, mi faccio bastare la notizia che, archiviato il modello della perfezione, la Barbie sia tornata ad essere un oggetto agognato ad ogni latitudine perché oggi è disponibile in 94 colori di pelle, ci sono modelli con le protesi alle gambe o in sedia a rotelle: insomma, deve all’idea di inclusione che ha sviluppato il suo nuovo successo, capace di oscurare le bambole ispirate alle protagoniste dei cartoon più recenti. E mentre l’insegnante di una scuola superiore di Mantova obbliga i suoi studenti a seguire le lezioni al computer perché non vuole indossare la mascherina e ritiene i vaccini un esperimento genico, da domani riaprono i cinema monosala, quelli magari a conduzione famigliare e che insistono nei centri delle nostre città, quelli che hanno resistito alla proliferazione dei multisala: con le regole che limitano capienza e orari, questi cinema ‘di una volta’ riescono meglio a coprire i costi della riapertura e ci ricordano che non sempre ‘grande è bello’. Verrebbe da dire ‘silenzio in sala’, o forse piuttosto ‘silenzio’ e basta per la vergogna che dovremmo provare. Ma oggi è, appunto, il 25 Aprile e mi va di cantare stonando che “la storia siamo noi, siamo noi padri e figli/Siamo noi, bella ciao, che partiamo/La storia non ha nascondigli/La storia non passa la mano/La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”.

18 aprile 2021

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Opportuno

Opportuno: appropriato, adatto alle condizioni del momento. Ma se questo che viviamo è un tempo straordinario, allora le scelte opportune – cioè convenienti alle circostanze – non possono che essere straordinarie. In settimana sono stato ospite del Comune di Bologna per raccontare il mio impegno affinché i vaccini contro il Covid siano considerati un bene dell’umanità e non una proprietà privata su cui fare profitto. Eppure io stesso, mentre spiegavo come la condivisione della conoscenza sia l’unica strada per aumentare la produzioni di dosi (e quindi, abbassarne il costo e distribuirle in tutto il mondo perché ovunque sia garantito il diritto alla salute), ho sentito il bisogno di chiarire che questa azione non era contro l’istituto del brevetto e la proprietà intellettuale. Ospite dello stesso incontro era Nicoletta Dentico (giornalista, esperta di salute globale: scoprite chi è e troverete un profilo splendido) che mi ha dato una bellissima lezione: “Non è contro le regole del mercato chi chiede che i vaccini siano un bene comune. Chi distorce il mercato sono quei colossi che agiscono in condizioni di monopolio e determinano quelle regole che rendono immutabile la loro posizione egemonica”, questo il senso del suo commento. Privatamente, finito l’incontro, l’ho ringraziata: mi ha fatto capire che spesso siamo così preoccupati di trovare una mediazione fin da quando iniziamo una battaglia politica, che limitiamo l’orizzonte della battaglia stessa. È come partire per un viaggio dandosi un arrivo più vicino di quello in cui si vorrebbe davvero andare per paura di non riuscire ad arrivarci. Ma questo è un tempo diverso e le scelte devono essere conseguenti.

Deve pensarla così Ermanno Merlo, un 16enne di Lodi che dal primo aprile ogni giorno prende una sedia da casa e si posiziona davanti al municipio della sua città. Lo fa per protesta contro gli amministratori locali che hanno rimosso la panchina che sorgeva a poca distanza perché vi si sedevano senzatetto e ragazzi ‘difficili’ dediti all’accattonaggio: niente panchina, niente indesiderati avranno pensato a Lodi. “Protestare sui social conta poco, le parole prima o poi se le porta via il vento: bisogna avere il coraggio di prendere una posizione e sostenerla con le azioni”, ha detto al Corriere. È certamente legittimo, ma decisamente non è opportuno che i manager di aziende come Eni, Telecom, Intesa, Unicredit, Generali abbiano visto crescere nell’anno della pandemia i loro stipendi. L’Espresso ha analizzato 55 società e in 30 casi si registra il rialzo: a fare la differenza sono i bonus, legati alla parte variabile della retribuzione. Niente da eccepire rispetto alle regole, e sicuramente in molti casi i manager avranno anche dato prova di grandi capacità gestendo le aziende nel mare in tempesta del Covid. Ma qui non si discute della valutazione delle perfomance, quanto della opportunità. Mentre ci sono famiglie il cui reddito è stato azzerato, imprese che chiudono o rischiano di chiudere per mancanza di liquidità prima ancora che perdita di ordinativi, settori come quelli del commercio e della ristorazione in agonia, forse quegli aumenti potevano essere destinati ad azioni di solidarietà. Anche perché in molti casi, pur al netto dei rialzi, i compensi di quei manager sono milionari. Il valore di un gesto, il senso di empatia verso le difficoltà degli altri che avrebbe trasmesso, va ben oltre quello materiale: so bene che le difficoltà che molti incontrano non si risolvono con il taglio di alcuni milioni di premi. Chi si è ridotto lo stipendio è un croato di 190 centimetri e 80 chili di peso che da gennaio è in forza al Milan: si chiama Mario Mandzukic ed è un attaccante. Siccome da quando è arrivato nel club rossonero è stato quasi sempre infortunato ha deciso di tagliarsi di circa 300mila euro il compenso. E il Milan quella somma anziché tenersela l’ha devoluta in beneficienza: “Finanzierà progetti per giovani in condizioni di fragilità socio-economica”.

Venerdì, infine, si è svolta la prima udienza – a Bologna – del processo contro i mandanti della strage del 2 agosto 1980: che per i pm “fu finanziata dalla P2 e compiuta da elementi di estrema destra manovrati dai servizi segreti deviati”. L’associazione dei famigliari delle vittime non si è accontentata delle condanne degli esecutori, e quello iniziato a Bologna è un procedimento storico perché dovrebbe portare a fare i conti con chi all’interno dello Stato ha minato lo Stato stesso.

La verità è più che opportuna.

11 aprile 2021

Giustizia

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Un gazebo bianco, le bandiere dei sindacati, un tavolino con gli ultimi moduli e le buste contenenti migliaia di firme raccolte in pochi giorni. Venerdì mattina di sole tiepido e presidio davanti agli ospedali di tutto il territorio regionale per una giusta mobilitazione proclamata per accendere i riflettori su una situazione paradossale. Dopo un anno impegnati al fronte della guerra contro il Covid, i dipendenti del comparto sanitario rischiano di ritrovarsi buste paga più leggere a causa  di una norma - varata all’incirca una decina di anni fa dallo stesso Brunetta che è di nuovo ministro della Pubblica amministrazione - che fissa un tetto alla spesa per il personale: se il fondo a disposizione è bloccato, ma aumentano i dipendenti (come sono aumentati in forza delle assunzioni straordinarie fatte negli ultimi 12 mesi proprio per fronteggiare la pandemia), è logico che a ciascuno toccherà una parte più piccola. Come dire: se la torta è la stessa ma aumentano gli invitati dovremo fare fette più sottili. “Quella norma statale, che fissa il tetto al fondo per il salario accessorio, va superata: questa è peggio di una beffa, è davvero una offesa”, dicono in maniera molto composta e decisa infermieri, tecnici, operatori vari della nostra Sanità che abbiamo celebrato come eroi, angeli. Ma se davvero erano parole sincere, allora la loro battaglia per un giusto riconoscimento deve essere la nostra battaglia, una battaglia di tutti. C’è tanta stanchezza che emerge nelle battute che ci scambiamo: “Dispiace anche percepire che chi ci applaudiva fino a qualche mese fa adesso, complice la fatica che ciascuno sperimenta per il perdurare dell’epidemia, diffida anche di noi: andavi a fare la spesa e la gente era contenta di farti passare davanti perché ti riteneva un salvatore, adesso ti dicono che stai facendo solo il tuo lavoro. Già, facciamo il nostro lavoro ma a causa di una legge ingiusta saremo persino pagati meno”. E c’è chi ti confessa che è pronto a cambiare mestiere: “Mi piace fare l’infermiera, l’ho sempre sentito come una passione, ma adesso non ce la faccio più: se trovassi qualsiasi altra cosa forse me ne andrei”. Il personale sanitario è stato candidato al Premio Nobel e sarebbe un riconoscimento simbolico bellissimo. Sarebbe importante, però, che non solo venissero salvati gli stipendi di quest’anno, ma anche che ci fosse un nuovo contratto nazionale che valorizzasse la professionalità.

È  per dimostrare che sto dalla loro parte che – prima Regione d’Italia a farlo – ho scritto e firmato una risoluzione con cui si dice al Governo di rimuovere i vincoli che bloccano nuovi stanziamenti e diciamo che l’Emilia-Romagna è pronta a fare la sua parte.

Domani, intanto, tanta parte del Paese torna in ‘arancione’ che significa, tra le altre cose, scuola in presenza al 50% per gli ordini superiori e la riapertura dei parrucchieri. Li cito perché con diversi di loro ci sentiamo ormai abitualmente da un anno a questa parte e sono tra le principali vittime dell’abusivismo: “I nostri saloni sono luoghi sicuri, riceviamo un cliente alla volta. Tenerci chiusi genera molti più rischi perché ci sono colleghi poco furbi che vanno in nero al domicilio dei clienti. Li abbiamo anche denunciati, e pazienza se abbiamo perso dei presunti amici”, mi raccontano.

C’è chi viola deliberatamente le regole e mette a rischio tutti, e chi anche quando non le condivide decide di rispettarle: sto con quest’ultimi. Ma a loro, come agli operatori sanitari, andrà riconosciuto di aver fatto la differenza.

È questione di giustizia.  

4 aprile 2021 

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L'esempio

Seguo con interesse tutte quelle storie di sport che non sono fini a sé stesse, ma provano a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo trovano”, ha detto papa Francesco nell’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport. E ha citato Gino Bartali che allenandosi partiva da Firenze verso Assisi e ritorno nascondendo nel telaio della bici falsi documenti per far scappare gli ebrei dall’Italia delle persecuzioni.

 

Già proprio la Gazzetta dello Sport che il 3 aprile ha festeggiato i suoi 125 anni di storia: uscì per la prima volta nel 1896 a tre giorni dall’inizio della prima edizione delle Olimpiadi moderne. Non l’hanno fermato – questo foglio rosa che si è inventato il Giro d’Italia e che ha stabilito il record di tiratura (2.302.088 copie) per la vittoria italiana ai Mondiali in Germania del 2006 – nemmeno la distruzione, lo smarrimento, le lacrime e le sofferenze della Seconda Guerra Mondiale.  Nel 1946, in quell’Italia fatta di macerie, venne organizzata la prima corsa a tappe dalla fine del conflitto bellico. Per dire, la Francia che di quella guerra era tra i vincitori non riuscì a far ripartire il Tour.

 

Sempre il 3 Aprile, Federica Pellegrini, a 32 anni e con uno di ritardo rispetto ai programmi stravolti dalla pandemia, si guadagna in acqua – nuotando in 1’56”69 i 200 stile libero – la partecipazione alla sua quinta Olimpiade nonostante le avessero messo a disposizione una wild card (una sorta di invito) per averla comunque a Tokyo.

 

Perché una bracciata in più? Perché un allenamento ancora? Perché una corsa in bici mentre un Paese intero piangeva i morti e piangeva per le privazioni che doveva subire chi era sopravvissuto? Per l’esempio.

Perché nel conquistare un’altra Olimpiade dopo che il Covid ti ha impedito di disputarla nell’anno in cui te l’eri già conquistata, nell’organizzare il Giro del ‘46, c’è molto di più del valore sportivo: c’è la capacità di rialzarsi dopo essere stati colpiti dalle avversità. C’è la fiducia nel fatto che per quanto tutto attorno si vedano le rovine di una vita che fu, il futuro sia ancora tutto da scrivere. E possibilmente lo si può scrivere in meglio. Non è retorica, non è nemmeno ipocrisia davanti alle difficoltà – vere – che interi pezzi di società stanno vivendo: le attività chiuse, i risparmi bruciati, l’incertezza su come e quando si potrà tornare a lavorare e produrre reddito per la propria famiglia. Sono ferite profonde e chi scende in strada a manifestare la propria frustrazione va compreso.

 

Auguri alla Rosea, che sia leggera l’acqua giapponese per Federica, e che anche i nostri ragazzi possano prima possibile riprendere a fare pratica, tornando ad animare le nostre comunità con l’energia straordinaria di chi si dedica per volontariato allo sport di base.

Chi sono gli eroi? ha detto Michael Stipe, l’ex leader dei R.E.M. “Sono quelli che condividono le qualità supreme che saranno da esempio per gli esseri umani di domani: l’empatia, il coraggio, la forza e la vulnerabilità. Le due ultime cose non si contraddicono”.

Già, ancora una volta: l’esempio.   

28 marzo 2021

Stupore

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Stupore’. E’ la parola che ho scelto per rispondere alla domanda: “Cosa ti manca da quando teatri e luoghi di cultura sono chiusi?”. Quel contropiede del cuore che scatta quando accade qualcosa di più di una sorpresa, di un fatto improvviso e inaspettato: lo stupore è un disorientamento felice. Ho scritto la risposta su un cartoncino a forma di fumetto – come gli organizzatori avevano raccomandato di fare – e ieri sono stato in piazza Martiri del 7 luglio a Reggio Emilia insieme ad altre cento persone (numeri contingentati a causa delle restrizioni da Covid) per ribadire che la Cultura è un diritto, che è giusto tutelare la salute pubblica ma che è sbagliato ritenere che teatri, spettacoli, l’arte in genere e i momenti di incontro che si generano nei luoghi della cultura siano superflui. Nel mondo dello spettacolo, tra l’altro, lavorano circa 8milioni di italiani: come a dire che rappresenta un pezzo importante di economia. Eppure, mentre si trovano misure per contemperare la sicurezza delle persone e la continuità del lavoro in altri settori, tutto ciò che attiene al mondo dell’arte resta chiuso. La manifestazione di ieri coincideva con la Giornata Mondiale del Teatro e spero sia servita soprattutto a ricordare a tutti noi, ad ogni persona, che la Cultura è necessaria, che è anche dalle suggestioni che provoca vedere uno spettacolo, dalla meraviglia di una mostra, che passa la qualità del nostro essere comunità. Chi è sceso in piazza ieri non lo ha fatto contro qualcuno, ma per qualcosa. Che siano le emozioni a farci avanzare lo dimostra l’effetto generato dalla carezza che un’infermiera dell’ospedale di Ancona ha dato al neonato malato di Covid separato dalla madre: in attesa di essere sottoposto ad una operazione è ricoverato in Terapia Intensiva e la foto – l’infermiera stesa sul letto accanto al piccolo mentre gli regala il calore del contatto -  ha fatto rapidamente il giro del mondo. Girano le immagini in attesa che anche le persone possano tornare a muoversi liberamente. Così recuperando anche la padronanza del proprio tempo. E’ della lettrice L. la riflessione sull’anno che ha fermato le nostre vite: “365 giorni vissuti da spettatori delle nostre stesse vite, che si sono modificate senza il nostro assenso. Forse siamo stati artefici di questo scempio o forse solo spettatori, mi auguro solo che quando tutto sarà finito avremo il coraggio di apprezzare i momenti, anche quelli più insignificanti sono comunque frammenti di vita che in un modo o nell’altro vanno vissuti”. Intanto la prima fiala di vaccino inoculata negli Stati Uniti è diventata un pezzo da museo: nel senso che è stata acquistata dallo Smithsonian’s Nation Museum of American History che sta allestendo una collezione a tema Covid. L’obiettivo è costruire uno spazio di conservazione, narrazione e riflessione per le generazioni di oggi e di domani. Ecco, speriamo tutti che il Covid diventi prima possibile Storia: vorrebbe dire che il flusso del tempo è, appunto, ripreso.

21 marzo 2021

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Porta Pazienza

C’è una storia di resistenza che ci chiede di essere protagonisti. E’ quella di ‘Porta Pazienza’, pizzeria del quartiere Pilastro di Bologna gestita da una cooperativa sociale impegnata nell’inserimento lavorativo di persone appartenenti alle categorie protette: “Un anno di chiusura a causa del covid ci ha messo ko: o rilanciamo o chiudiamo”, dice Michele uno dei soci lavoratori che diventa un fiume in piena quando racconta come è nato e cresciuto il progetto. Se saremo in tanti ad aiutarli allora questi ragazzi “rilanceranno”: “Dobbiamo raccogliere 45mila euro per acquistare un Food Truck e portare la nostra esperienza in giro per la città: al mattino faremo attività educativa, alla sera ristorazione per mantenerci. In attesa di poter ricominciare a vivere questa pizzeria che è prima di tutto luogo di incontro”. Già, l’aggregazione: ‘Porta Pazienza’ è nata come spazio di inclusione, in cui a tutti viene data un’occasione, in cui i ragazzi fragili hanno trovato un posto in cui relazionarsi, fare esperienza, e per alcuni è arrivata anche la possibilità di lavorare. E anche i clienti, quando prima del covid la pizzeria era aperta regolarmente, non ci andavano semplicemente a mangiare (la pizza, comunque, è eccellente) ma piuttosto a vivere uno spazio. Proprio questo suo essere luogo di incontro, per assurdo, è uno degli elementi che ha messo più in difficoltà ‘Porta Pazienza’: “Noi fatichiamo con l’asporto perché abbiamo sempre avuto una relazione con chi veniva qui a mangiare – continua Michele -. Ecco perché l’idea di ricreare, in modo nuovo, l’occasione dell’incontro, andando per la città”. Tutto il progetto ha una forte impronta etica: ‘Porta Pazienza’ propone un modello di consumo critico e consapevole, acquista e lavora solo prodotti di altre cooperative sociali, che lavorano beni confiscati alle mafie, realtà che denunciano il pizzo, produzioni bio. Le donazioni possono essere di diversa entità, ma a ciascuna corrisponde una sorta di ‘premio’: dai 15 euro (il minimo) passando per i 40 o i 100 euro (una giornata al lavoro in pizzeria insieme ai ragazzi) fino ai 1000 euro per chi adotta un tavolo (magari un gruppo di amici). Per maggiori informazioni: www.portapazienza,bo.it; www.ideaginger.it o sulla pagina Fb. Il giardino antistante la pizzeria è stato intitolato proprio venerdì (il 19 marzo) a don Peppe Diana, religioso ucciso dalla camorra per il suo impegno antimafia. E oggi ricorre la 26esima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da Libera: aiutare i ragazzi di ‘Porta Pazienza’ penso sia il modo giusto per celebrarla, e per ribadire da quale parte del mondo vogliamo stare.

Oggi ricorre anche il primo anniversario dalla scomparsa del mio amico Gianni Mura, per tutti uno dei più grandi giornalisti (conoscitore di uomini) italiani: in un tempo in cui ci si abitua a fare senza di molte cose, la sua assenza invece non è affatto diventata più lieve.